Intesa: 23,7 miliardi di export filiera della pelle nel 2019

Nella filiera della pelle in Italia operano 15.983 imprese che impiegano 145.196 addetti (di cui 68.621 nella pelletteria e 76.577 nella fabbricazione di calzature) e producono un fatturato totale di oltre 29 miliardi di euro

PADOVA. Nel corso degli ultimi vent'anni i distretti italiani della filiera della pelle si sono trovati ad affrontare uno scenario in rapida mutazione e una concorrenza sempre più serrata da parte dei paesi emergenti.

Lo evidenzia un focus della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo sul comparto. L'apertura ai mercati esteri, secondo quanto viene sottolineato, è stata necessaria, sia come mercati di sbocco che come mercati di approvvigionamento.

Per quanto riguarda le catene di fornitura, diversi sono stati i percorsi intrapresi, se si guarda ai distretti italiani più rappresentativi: Calzatura sportiva di Montebelluna, Calzature di Fermo, Calzature della Riviera del Brenta, Calzature di San Mauro Pascoli e Pelletteria e calzature di Firenze.

Nella filiera della pelle in Italia operano 15.983 imprese che impiegano 145.196 addetti (di cui 68.621 nella pelletteria e 76.577 nella fabbricazione di calzature) e producono un fatturato totale di oltre 29 miliardi di euro.

Rispetto alle dimensioni aziendali gli addetti del settore sono così distribuiti: 43% in imprese di piccole dimensioni, 25% nelle imprese di medie dimensioni, 24% nelle microimprese e solo il restante 7,3% in imprese di grandi dimensioni.

L'export totale italiano di pelletteria e calzature nel 2019 ammontava a 23,7 miliardi di euro e l'import a 10,6 miliardi per un avanzo commerciale complessivo di 13,1 miliardi. Il 2019 ha rappresentato il decimo anno di crescita continuativa per l'export del settore, che ha raggiunto il suo picco massimo. L'andamento risulta migliore rispetto all'intero manifatturiero italiano, con una crescita dell'export del 72% contro un 32% tra il 2008 e il 2019. 

Dal punto di vista delle esportazioni l'Italia è molto ben posizionata a livello internazionale: con una quota di mercato del 10,2%, si posiziona al terzo posto dopo Cina (quota di mercato 33,7%) e Vietnam (12,6%). I principali sbocchi commerciali sono la Svizzera, la Francia, la Cina, gli Stati Uniti e la Germania, tutti in forte crescita rispetto al 2008.

L'Italia ha una quota di mercato notevolmente più bassa, invece, in termini di import. Nonostante ciò, si colloca al quinto posto a livello mondiale dopo Usa, Cina, Germania e Francia. I principali paesi dai quali l'Italia acquista prodotti in pelle o calzature (finite o semi-lavorate) sono Cina, Francia, Romania, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Germania e Svizzera.

Nell'ultimo decennio sono aumentate notevolmente soprattutto le importazioni da Paesi vicini e avanzati, come Francia, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Germania e Svizzera. "È ancora presto - viene scritto nel focus - per definire se e quanto profondamente la pandemia di Covid 19 inciderà sull'organizzazione strategica delle imprese appartenenti alla Filiera della pelle. Ciò che è possibile fare, però, è iniziare a cogliere eventuali prime modifiche sull'operatività delle imprese del settore".

Mentre per il manifatturiero la scarsità di alcuni beni primari o intermedi e l'aumento dei prezzi delle materie prime stanno spingendo a un potenziamento dei magazzini, per la Filiera della pelle vi sono ancora troppe scorte da smaltire dovute al calo dei consumi, quindi l'obiettivo è quello di liberarsi dell'invenduto.

In tutti i territori specializzati nella Filiera della pelle un quarto dei gestori dichiara che le aziende clienti stanno valutando di riportare la produzione in Italia, un dato molto simile a quello del Tessile abbigliamento e solo di poco superiore alla media del manifatturiero. La percentuale sale al 40% se si considera tutta l'Europa.