Benedetti (Danieli): «Emissioni zero nella siderurgia gas ed elettricità per avvicinare il traguardo»

Si chiama idrogeno “la” soluzione per arrivare all’obiettivo emissioni zero nella siderurgia, ma l’approdo non è immediato. È la stessa produzione di idrogeno che dovrà essere green, ci sono problemi di sicurezza da risolvere, non dimenticando i costi. Nell’attesa gas ed elettrico sono vie percorribili alternative al carbone  

Si chiama idrogeno “la” soluzione per arrivare all’obiettivo emissioni zero nella siderurgia, ma l’approdo non è immediato. È la stessa produzione di idrogeno che dovrà essere green, ci sono problemi di sicurezza da risolvere, non dimenticando i costi. Nell’attesa gas ed elettrico sono vie percorribili alternative al carbone.

E anche il nucleare lo è, semmai l’Italia volesse affrontare laicamente il tema. Ma serve «una vision», la ricerca e investimenti in impianti per la produzione di idrogeno. A dirlo Gianpietro Bendetti, presidente del Gruppo Danieli, leader nel mondo nella progettazione e realizzazione di impianti siderurgici. E quelli di nuova generazione sono già green.

Presidente Benedetti, parliamo di acciaio e di sostenibilità. La siderurgia, a livello mondiale, produce circa il 9% delle emissioni da combustibili fossili. In che modo è possibile ridurre queste emissioni?

«Il mondo consuma circa 1.800 milioni di tonnellate l’anno di acciaio. Circa la metà in Cina. Il 60/65% dell’acciaio è prodotto in impianti integrati con altiforni che usano carbone coke. Il 35/40% da acciaierie elettriche che riciclano rottame, non usano carbone ed emettono circa 20/25 volte meno CO2 degli impianti integrati. Quindi le acciaierie che usano rottame sono già da oggi le più “green”. La produzione di acciaio con carbone continuerà a esistere almeno per i prossimi 30/40 anni. Detto questo, Danieli realizza impianti integrati, che ridurranno progressivamente la produzione da blast furnace di almeno il 30%, installando forni elettrici che utilizzeranno rottame e preridotto ottenuto con gas. Stiamo inoltre sviluppando tecnologie innovative per l’altoforno per utilizzare meno carbone e ridurre le emissioni del 25/50%. Con queste azioni, da concludere nei prossimi 10 anni, gli impianti abbatteranno le emissioni del 50/70%! L’incidenza della carbon tax aumenterà la velocità di realizzazione. Va detto che le acciaierie elettriche emettono CO2 già 20/25 volte in meno rispetto agli impianti integrati e quindi è più agevole puntare pressoché a zero emissions nei forni elettrici trasformandoli in “sealed” cioè chiusi, oltre che a nuovi impianti con DigiMelter e non forni elettrici che consentiranno l’utilizzo di energie alternative (solare ed eolica)».

Si parla dell’idrogeno come “la” soluzione al problema. Secondo lei?

«L’idrogeno green consentirà di puntare su zero emissioni, nell’immediato per le acciaierie elettriche e progressivamente per quelle integrate. La disponibilità dell’idrogeno dipende dalla messa a punto degli impianti per produrlo green che probabilmente richiede ancora 6/8 anni, e da come contenere il suo costo. Il costo sarà proporzionale a quello dell’energia elettrica disponibile. Infatti, per produrre 1 Kg di idrogeno, si stima servano 60 Kw/h, e non è poco. È opportuno quindi che non ci si fermi a parlare di idrogeno, ma si pensi al come produrre l’energia elettrica necessaria. Ogni paese industrializzato sta sviluppando strategie al riguardo. Per lo più puntano su energie alternative (solare, eolica) e a un miglioramento dell’efficienza e criteri di utilizzo dell’energia per ridurne i consumi. Alcuni rilanciano l’energia idroelettrica, altri quella nucleare di quarta generazione che pare essere ultra sicura. Rimane per il nucleare il tema di razionalizzare il deposito delle scorie, che vede la Svezia in avanti. Alla fine credo sarà un mix di tutto questo che porterà all’eliminazione del carbone, a una riduzione dell’uso del gas, a un forte aumento delle energie alternative e un ritorno al nucleare (vedi Usa, Francia, UK, Russia, Cina) di quarta generazione. Interessante l’idea inglese di mini centrali nucleari ancora più sicure, regionali e di veloce realizzazione. Una centrale nucleare oggi richiede 10/14 anni per realizzarla con i canoni necessari di sicurezza. Urge quindi una vision oltre a ricerca e alla realizzazione di impianti di produzione di idrogeno e per la produzione di energia che serve. Pena dover acquistare idrogeno da altri a costi elevati».

Avete recentemente inaugurato un nuovo impianto in Abs. Quali caratteristiche ha? E non dimenichiamo l’alga spirulina...

«Il nuovo impianto QWRM, non essendo un’acciaieria, ha emissioni pressoché zero che abbiamo ulteriormente ridotto utilizzando per il riscaldo bruciatori a bassa emissione e previsti per l’utilizzo di idrogeno. Inoltre in un forno di riscaldo catturiamo la CO2 per produrre alghe destinate all’alimentazione di animali e, in futuro, a McDonald che sta studiando il “Big Mac” in cui la carne sarà sostituita da alghe. Come sappiamo, l’agricoltura e gli allevamenti producono una percentuale elevata di anidride carbonica che supera di gran lunga quella prodotta dalle acciaierie. Dal “green Big Mac” si deduce che è il mondo che si muove per ridurre la produzione di CO2. Questo è un segnale positivo con ognuno chiamato a fare la propria parte. Abs, infine, è l’unica acciaieria elettrica in Italia, non so se anche in Europa, che ha piantumato un bosco, che sarà ulteriormente ampliato, per assorbire anidride carbonica»

Se le dico Ilva, lei che mi dice? Ovviamente parliamo della possibile riconversione del sito di Taranto a cui anche Danieli sta lavorando in cordata con Saipem.

«Per l’ex Ilva, appunto, si presuppone un ammodernamento degli altiforni esistenti per ridurre del 25/50% le emissioni, sostituendo il 30/35% degli altiforni con un impianto di riduzione diretta a gas ed un DigiMelter da 2,5 Mtpy per poi raddoppiarlo in una prima fase, e riduzione diretta prevista per l’utilizzo dell’idrogeno quando sarà disponibile. In una prima fase si potrebbe puntare a ridurre le emissioni del 40/50% del totale entro i 5 anni per poi puntare al 60/65% in 10 anni, sempre con l’utilizzo del gas, e infine raggiungere il 90% o più di riduzione, riferito a 8 milioni di ton/anno di produzione, con l’utilizzo di idrogeno. Direi bene, quindi».

Chi sta investendo di più nella riconversione green degli impianti siderurgici? Gli Usa, la Russia o la Cina? E L’Italia come è messa?

«Stimo Cina, con Usa e Russia. Anche in Europa lo stiamo facendo e credo che il livello di costo della CO2 tax regolerà la velocità di attuazione, unitamente alla tassa di importazione, variabile in relazione a come l’acciaio è stato prodotto. L’Italia, su una produzione totale di 25/28 milioni di ton/anno, solo circa 6 milioni, il 25%, è prodotto con carbone, ovvero unicamente dall’ex Ilva di Taranto. Il resto è riciclo di rottame e, in buona sostanza, economia circolare. Sarà un problema la reperibilità del rottame, tema da affrontare ora».

E Danieli a chi fornisce gli impianti?

«Impianti per produrre green steel sono attualmente forniti per lo più in Usa, Cina, Russia. Abbiamo buone prospettive anche in Europa, al momento non ancora concrete, ma spero lo saranno nei prossimi mesi».

Infine, l’industria siderurgica arriverà al 2050 alle emissioni zero?

«Con l’idrogeno è probabile che nel 2050 l’industria siderurgica sarà a zero o vicino a zero emissioni di CO2. Senza l’idrogeno si avrà il 70/80% di riduzione rispetto a oggi con l’utilizzo di gas ed energie alternative. Comunque anche con un mix delle due possibilità, sarebbe una riduzione drastica, che valuto soddisfacente nel contesto generale e se tutti parteciperanno in proporzione».