Mancano i cuscinetti e lo stabilimento Electrolux di Porcia si ferma

Stop alla produzione il 27 novembre, l’1 e il 4 ottobre. Da inizio anno circa due settimane di stop produttivo causate dalla carenza di componenti

PORDENONE. Questa volta sono i cuscinetti, piccole sfere che consentono al cestello delle lavatrici di girare. Un piccolo, ma cruciale, componente che le lavabiancheria hanno in comune con le auto.

Quindi oltre agli intoppi della supply chain - la catena di fornitura - c’è pure la competizione tra settori diversi. L’esito è lo stesso: la fabbrica si ferma. Ed è quindi - ancora una volta - la mancanza di componenti che stoppa Electrolux. Lo stabilimento di Porcia si fermerà lunedì 27 novembre e - salvo sorprese - anche il primo e il 4 ottobre.

A comunicarlo la direzione aziendale nel corso di un incontro con le Rsu. La copertura delle giornate avverrà con i Par collettivi aziendali per lo stop di lunedì prossimo e per quello del 1° ottobre mentre il 4 ottobre verrà classificato come ferie.

«La carenza di componenti è all’origine di questi fermi produttivi - conferma Walter Zoccolan, Rsu Fiom - che ormai periodicamente si ripresentano da inizio anno». Manca il conto esatto ma non azzardato ipotizzare una quindicina le giornate di fermo produttivo a causa della carenza di componenti.

Stop che non erano mancati nemmeno nel 2020 quando, terminati i lockdown, la riapertura delle fabbriche aveva fatto ripartire la domanda di forniture. Ma il meccanismo, che in precedenza aveva funzionato benissimo, si è inceppato e, a distanza di mesi, va ancora a scartamento ridotto.

Le cause? Molte. Dal fermo delle navi che, al momento dell’esplosione della pandemia, si trovano in porti diversi da quelli in cui erano attese, ai container stipati, vuoti e pieni, su banchine e magazzini in attesa di essere scaricati, dalle fabbriche dei fornitori, rimaste anch’esse ferme, subissate di ordini che si sommano a quelli inevasi, non dimenticando la nave incagliata Suez che ha generato ulteriori ritardi. Per non parlare delle materie prime, alcune diventate indisponibili.

E per sovrappiù mettiamoci anche i costi dei noli.

Tutto questo si ribalta sulle aziende manifatturiere abituate al just in time, quindi con magazzini ridotti al minimo, incapaci di produrre se salta una consegna. Anche perché - è il caso di ricordarlo - le catene di fornitura oggi sono globali, non più locali, e nessun grande produttore ha più una filiera locale affidabile.

Neanche Electrlolux che, acquistando Zanussi, aveva rilevato un sistema complesso ma completo di produttori di componenti, e un eco-sistema di Pmi del territorio come fornitore. “E’ la globalizzazione, bellezza” potremmo dire parafrasando un celebre film. Ma le delocalizzazioni e la ricerca del vantaggio competitivo garantito dal prezzo, presentano il conto. Chissà se tutto questo spingerà a ricreare filiere locali, consapevoli che la Cina non può essere “la” fabbrica del mondo, e che vantaggi competitivi possono essere anche altri, oltre al low cost. Nell’attesa Porcia si ferma per 3 giorni, e potrebbero non essere gli ultimi dell’anno.

Tornando all’incontro con le Rsu è stato anticipato che, in relazione alla pausa natalizia, le giornate di chiusura del 24 e 31 dicembre saranno classificate come ferie mentre le chiusure ulteriori saranno definite entro la fine di novembre.

e.delgiudice@gnn.it