Caro materie prime batosta da 1 miliardo sulle Pmi del Fvg

Aumento dei prezzi in media del 30% pari al 2,8% del Pil. Tilatti: necessari stoccaggi strategici su scala europea

TRIESTE Batosta annunciata sui bilanci delle piccole e medie imprese per il rincaro delle materie prime. Mentre la grande industria manifatturiera soffre l’aumento dei costi dell’energia, il tessuto produttivo del Made in Italy, dal piccolo laboratorio artigianale all’impresa di costruzioni, deve affrontare un aumento dei costi post-pandemia delle materie prime non legate al settore energia del 31,9% (dato di agosto). Confartigianato calcola che circa 848 mila micro e piccole imprese della manifattura e delle costruzioni nel Paese, che danno lavoro a 3 milioni 110 mila addetti, siano interessate da uno choc sui maggiori costi delle materie prime che su base annua vale nel Paese 46.2 miliardi di euro. Il costo maggiore (29 miliardi) proviene dalla manifattura non legata al settore alimentare e dalle costruzioni (12 miliardi).

Stangata da 1 miliardo in Fvg

Nei settori compresi nell’indagine di Confartigianato sono attive poco meno di 570 mila imprese artigiane, con 1 milione 583 mila addetti, circa un terzo (31,1%) dell’occupazione complessiva di manifattura ed edilizia. In chiave territoriale lo choc dei prezzi delle materie prime sul sistema delle piccole e medie imprese ha maggior peso sul Pil del Nordest rispetto al Nord Ovest (3,3%) e al Nord Ovest (2,8%), Centro (2,3%) e Mezzogiorno (1,8). La regione con il maggiore impatto sul Pil è il Veneto (3,6%), seguito da Marche (3,3%), Emilia-Romagna e Toscana (3,2%) e Lombardia (3,0%). E ammonta a circa 1 miliardo il costo dell’aumento dei prezzi delle commodities per le circa 16 mila piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia (2,8% del Pil): «Una così elevata pressione sui costi, che viene traslata solo in parte sui prezzi di vendita, determina una riduzione del valore aggiunto, comprime la crescita economica, riduce la propensione ad investire delle imprese, compromettendo sia i processi di innovazione che la domanda di lavoro», sottolinea il report.L’aumento dei prezzi viene sostenuto soprattutto dalla maggiore domanda di materie prime necessarie per la produzione di beni che è cresciuta a seguito dell’emergenza sanitaria.

Problema europeo

«Di fronte a un fenomeno che continua a incidere pesantemente sulla ripresa, siamo perfettamente d’accordo con l’appello che più volte ha fatto il presidente Fvg Massimiliano Fedriga al Governo: è un problema che deve essere affrontato a livello europeo. Come esistono le scorte strategiche per i beni di prima necessità – dagli alimentari ai medicinali -, occorre prendere in considerazione stoccaggi strategici anche per le materie prime»: così Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Fvg. Questione seguita con molta attenzione per quanto riguarda il sistema Friuli anche dal segretario di Confartigianato-Imprese Udine, Gian Luca Gortani.

Il costo dell’energia

A preoccupare Tilatti ulteriormente è anche l’aumento del costo dell’energia. «Non potrà che riversarsi sul costo delle materie prime dato che per estrarle o lavorarle l’energia è fondamentale. Si pensi solo alla produzione dell’acciaio, un processo in cui l’energia rappresenta il costo predominante». Oltre alle scorte strategiche, perciò, «è fondamentale procedere speditamente sulla transizione ecologica al fine – aggiunge Tilatti -. Le energie rinnovabili, oltreché il risparmio, daranno un contributo notevole per svincolarsi dalla dipendenza di fornitura estera e da fonte fossile. In questo processo sarà importante la diffusione degli storage e rendere operative queste isole energetiche per rafforzare il processo di produzione energetica in proprio».—

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