Ricavi a 4 miliardi nei prossimi due anni per il Gruppo Danieli

2018

Il colosso di Buttrio ha chiuso l’esercizio 2020-21 a 2,8 miliardi. A trainare la crescita è la domanda di impianti per il green steel

BUTTRIO. Il Gruppo Danieli “vede” i 4 miliardi di fatturato entro i prossimi due anni, obiettivo raggiungibile non solo con la divisione Plant Making, specializzata nella progettazione e fornitura chiavi in mano di impianti siderurgici, ma anche con la Steel Making, che fa capo ad Abs, e quindi nella produzione di acciaio.

Le stime arrivano dai vertici del Gruppo, dal presidente Gianpietro Benedetti, il Ceo, Giacomo Danieli Mareschi, i vicepresidenti Camilla Benedetti e Alessandro Brussi, l'Ad di Abs Stefano Scolari, il Cto Rolando Paolone, che ieri hanno presentato il bilancio 2020-21 (che per il gruppo chiude a giugno).

Conti in positivo quelli di Danieli, che ha archiviato l’esercizio con 2,8 miliardi di ricavi, un Ebitda di 250 milioni, e un portafoglio ordini da 3,5 miliardi.

Numeri che costituiscono la base di partenza per disegnare il futuro che passa, ancora «attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, necessari a mantenere la competitività in un mercato - ha sottolineato Camilla Benedetti - soggetto a cambiamenti veloci che ci chiede di essere ancora più dinamici, reattivi, rapidi».

Dal fronte Abs, la produzione di acciaio è arrivata a 1,2 milioni di tonnellate con ricavi che hanno sfiorato il miliardo. E dopo gli imponenti investimenti richiesti dall’impianto entrato in funzione da pochi mesi, altri ne seguono in «sicurezza, digitalizzazione e sviluppo di nuovi prodotti». La cifra è di circa 200 milioni entro i prossimi 2 anni, ma i frutti di una parte di questi sarà visibile a breve: «un impianto dedicato alla produzione di sfere d’acciaio di alta qualità destinate alla macinazione dei minerali» con una stima di 150 mila tonnellate l’anno, anticipa l'Ad Scolari, che è un altro modo per generare valore entrando nella filiera dell’acciaio.

Obiettivo di Abs è raggiungere i 2 milioni di tonnellate di acciaio di alta qualità, risultato decisamente alla portata del Gruppo che, grazie alla presenza di un impianto, quello di Cargnacco, oggi l’unico al mondo in grado di produrre una gamma di acciai che va dai 5,5 ai 500 millimetri di diametro, insieme a forgiati e grezzi di colata continua fino a 850 mm e lingotti fino a 1400 mm di diametro in oltre 600 qualità di acciaio.

L’anno che si è chiuso a giugno «è stato, storicamente, uno dei più importanti per il Gruppo - ha aggiunto Mareschi Danieli -, e siamo ovviamente soddisfatti, ma abbiamo l’ambizione di fare ancora di più e meglio».

La divisione Plant Making ha incamerato ordini importanti e avviato la costruzione di impianti innovativi in Russia e Cina, altri negli Usa e Vietnam, ha continuato a servire clienti storici come Cosco, Evraz e Arvedi, solo per citarne alcuni.

Ma il mercato resta sfidante e per affrontarlo «dobbiamo ricordare quali sono i nostri punti di forza - ha indicato la vision il Ceo -: le nostre officine, che poi significa essere i costruttori delle nostre macchine, avere un’anima nell’acciaio, e quindi essere in grado di capire il cliente e le sue esigenze, ed essere in grado di realizzare progetti completi». Ai quali affiancare un servizio, e i Service Center e una presenza globale sono stati un vantaggio nell’anno della pandemia. E ancora, «competere con l’innovazione, non solo con il prezzo, ed essere sostenibili».

Il Gruppo è pronto, dunque, ad affrontare un mercato che si stima in crescita ancora per i prossimi due anni, spinto dal green steel, «iniziando nel contempo a pianificare il ciclo di domanda in calo che sappiamo - ancora Mareschi Danieli - prima o poi arriverà».

A influire sul trend del settore ci sono i temi che abbiamo imparato a conoscere: materie prime ed energia. I rincari per Abs hanno significato un aumento dei costi di circa il 60/70% da inizio anno, in parte trasferiti sui clienti. Ma il contesto è più ampio. «Mi riferisco alla crescita dell’inflazione - avverte Gianpietro Benedetti - e a un rischio stagflazione che potrebbero condizionare l’andamento dell'economia dei prossimi anni. Noi - conclude il presidente - dovremo continuare a lavorare su innovazione e costi per restare competitivi». Dando un occhio al Pnrr che sarà efficace «se il sistema riformerà se stesso e, eliminando le zavorre burocratiche, determinerà l’avvio di progetti in grado di generare sviluppo».

e.delgiudice@gnn.it