Il nuovo co-ceo di Danieli, Paolone: “Ecco come sarà la siderurgia del futuro”

Rolando Paolone

Globalmente Danieli ha vissuto negli ultimi anni un’importante crescita nei mercati di tutto il mondo, con l'aumento degli investimenti nella siderurgia e le prospettive di accelerazione nell’adozione di tecnologie green steel che hanno spinto il valore in borsa a Piazza Affari

UDINE. Tanti i temi caldi per l'acciaio nell'agenda di Rolando Paolone, il nuovo Co-Ceo di Danieli & C. Officine Meccaniche spa che da novembre affianca Giacomo Mareschi Danieli, portando nel Cda dell'azienda friulana leader mondiale delle tecnologie siderurgiche la sua consolidata esperienza come Cto (Chief Technical Officer) del Gruppo.

Globalmente Danieli ha vissuto negli ultimi anni un’importante crescita nei mercati di tutto il mondo, con l'aumento degli investimenti nella siderurgia e le prospettive di accelerazione nell’adozione di tecnologie green steel che hanno spinto il valore in borsa a Piazza Affari.

Brilla particolarmente il mercato russo, dove il Gruppo si sta distinguendo in vari ambiti: la leadership nelle tecnologie innovative per i prodotti piani (è di ottobre 2021 la conferma del progetto QSP DUE Endless, commessa molto strategica da parte del gruppo Evraz); le tecnologie green steel con il primo impianto per DRI (Direct reduced iron) a caldo nel Paese; una nuova leadership nel settore delle rotaie (tre gli impianti acquisiti da Danieli nel mercato russo).

A Nordest Economia Paolone parla dell'impegno nel settore ferroviario che si intensifica con l'accordo di collaborazione tecnica con Italcertifer - FS; dei minimills con sistemi di gestione dell'energia e di alimentazione ibrida con le energie rinnovabili; delle soluzioni per il ciclo integrale con il focus sulla riduzione diretta per gli impianti nuovi e soluzioni per la cattura della CO2 per gli alto forni; dell'idrogeno nella siderurgia non prima del 2035. A luglio 2021 e stata ufficialmente avviata la collaborazione di Danieli con la società di certificazione ferroviaria del Gruppo FS, Italcertifer.

Qual è l'obiettivo di questa partnership?

«Negli ultimi 10 anni Danieli ha supportato tutte le iniziative dei clienti del mondo dell'acciaio che hanno deciso di investire nella produzione di rotaie. La collaborazione con Italcertifer ci permette di rimanere un passo avanti rispetto alla concorrenza in questo settore. Grazie all'esperienza del partner avremo la possibilità di concentrarci sugli aspetti realmente utili al miglioramento della durezza e capacità di carico delle rotaie, con vantaggi in termini di durata del binario stesso».

Su quali tecnologie punta Danieli per il cosiddetto green steel?

«In sostanza, rispetto all'obiettivo della decarbonizzazione dell'acciaio, il modo migliore per non fare emissioni è Intervenire in maniera efficace sui consumi energetici. Nei nostri impianti, sia per i prodotti lunghi che piani, proponiamo questa soluzione come prima scelta». Esempi?«Sui lunghi abbiamo iniziato oltre 15 anni fa e oggi abbiamo un prodotto consolidato considerato best available technology per i produttori. E un impianto avviato e consolidato in Cina in piena pandemia ci vede front runner anche sul fronte dei prodotti piani».

E i minimills?

«L'alimentazione ibrida con energie rinnovabili e l'utilizzo di piattaforme di gestione dell'energia come il Q-Jenius ci permettono di poter minimizzare le emissioni nei minimills che partono da rottame di ferro».

Quali sono le soluzioni più consone secondo Danieli per il ciclo integrale della produzione dell'acciaio da minerale di ferro?

«Il Gruppo ha due proposte: la riduzione diretta per gli impianti nuovi green field e le tecnologie per la riduzione e cattura della CO2 per gli impianti che utilizzano l'alto forno. Crediamo comunque che la riduzione diretta sarà la soluzione da perseguire nei prossimi anni, anche come revamping di impianti esistenti sostituendo gradualmente gli altiforni.In questo ambito la tecnologia Energiron (sviluppata con Tenova) che proponiamo permette la riduzione diretta utilizzando gas metano (emissioni circa quattro volte inferiori a quelle dell'altoforno). Lo stesso impianto potrà poi utilizzare percentuali sempre più elevate di idrogeno invece del gas metano, per emissioni tendenti a zero».

L'idrogeno, di cui si parla tanto anche nella siderurgia. Fattibile?

«L'idrogeno pulito, cioè quello verde prodotto da energie rinnovabili, non è attualmente economicamente sostenibile. È un tema comunque rilevante su cui molte strutture pubbliche e private si stanno concentrando, e questo porterà certamente a risultati nel medio periodo.Se dovessi indicare una data significativa per vedere l'idrogeno verde significativamente utilizzato in siderurgia, direi non prima del 2035. Credo comunque che nel frattempo ci faremo andare bene soluzioni diverse con idrogeno prodotto in altro modo, per esempio energia nucleare per il cosiddetto idrogeno rosa: pare che la Francia si stia muovendo in questa direzione».

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