Il patron di Gaudì, Stefano Bonacini, conferma il suo interesse per Gas jeans: «Ora una due diligence»

Stefano Bonacini, padron di Gaudì

L’imprenditore di Carpi ha inviato la propria manifestazione d’interesse al commissario giudiziale. E’ la seconda dopo quella avanzata da Walter Maiocchi (Malo)

CHIUPPANO. Si va affollando l’entourage di Gas jeans. Dopo la discesa in campo dell’imprenditore bellunese Walter Maiocchi - una vecchia conoscenza dell’azienda trevigiana, che aveva nel mirino già nel 2019 - a manifestare il proprio interesse per la società della famiglia Grotto, a un passo dal baratro del fallimento dopo la mancata omologa del piano di concordato, è – come anticipato da Nordest Economia – Stefano Bonacini, il patron di Gaudì, azienda di Carpi votata a un business molto simile a quello di Gas.

Bonacini ha rotto il silenzio e confermato il proprio interessamento per l’azienda di Chiuppano.

«Già da un po’ di tempo sto guardando agli sviluppi di questa società – ha esordito l’imprenditore, noto anche per essere stato presidente del Carpi calcio –:ha un target molto simile alla nostra sul mercato, facciamo un prodotto similare, ci muoviamo anche con gli stessi agenti, da qui il nostro interesse».

Bonacini conferma d’aver preso contatto con il commissario giudiziale. «Abbiamo solo manifestato il nostro interesse inviando una Pec al commissario, che in qualche misura ne ha preso atto, ora restiamo in attesa».

Come per Maiocchi, la partita a questo punto si sposta sui numeri. Ma se l’imprenditore bellunese, autore del salvataggio del maglificio Malo, pur in attesa di accedere ai dati societari, sembra avere le idee già parzialmente chiare – al Giornale di Vicenza ha detto di esser pronto a mettere sul piatto dai 10 ai 12 milioni di euro e di volere la famiglia Grotto fuori dalla compagine societaria –, Bonacini non si sbilancia.

La sede di Gas jeans

Quale il valore del suo possibile intervento in Gas? Impossibile dirlo ora. «Non riesco a quantificare – mette le mani avanti l’imprenditore emiliano –, finché non vedo come stanno le cose, con una due diligence». Insomma, inviata la Pec, ora Bonacini aspetta di poter mettere “il naso” nei conti Gas, parlare con i professionisti, capire la situazione. Fino ad allora «impossibile dare numeri». Tantomeno out-out. Sebbene anche Bonacini ritenga necessaria una certa discontinuità rispetto al passato, non si spinge a porre come precondizione al suo impegno l’uscita di scena della famiglia Grotto. «Non mi permetto di giudicare, non li conosco nemmeno, certo la discontinuità in un’azienda arrivata a questo punto è fondamentale» aggiunge l’ex presidente del Carpi calcio, fondatore di un’impresa che oggi dà lavoro a 205 persone, vanta 2 marchi - Denny Rose e Gaudì - una 20ina tra negozi e outlet, è distribuita in tutta Europa e ante Covid era arrivata a fatturare 67 milioni di euro. «L’azienda ha 26 anni di vita, gli stessi soci di sempre, la stessa partita Iva, la stessa sede a Carpi» aggiunge Bonacini rivendicando indirettamente l’esperienza e la solidità necessarie ad affrontare il rilancio di Gas complici anche i punti di forza della società di Chiuppano. «Dalle informazioni che ho – concede – la società ha professionalità con esperienza importante, che andrebbero preservate».

Musica per le orecchie dei 200 dipendenti che in questi giorni seguono con apprensione e speranza ogni novità sul futuro dell’azienda.

Le possibilità che la storia del noto marchio di jeans italiano non finisca con i libri in tribunale ora sono due e non è detto che non possano aumentare ancora. Va detto però che l’ultima parola resta quella dei creditori, con DeA Capital, titolare della maggioranza assoluta del debito della società, in testa.

«Con loro – rivela Bonacini – abbiamo avuto contatti preliminari. Dinnanzi a un’offerta seria e a un imprenditore altrettanto serio sono disponibili a intavolare un ragionamento».

Disponibilità confermata dallo stesso fondo Idea CCR, gestito da DeA Capital Alternative Fund, pronto – fanno sapere da DeA – a supportare i due investitori nelle modalità che riterranno opportune, se i numeri del business lo consentiranno ancora.

Una cosa è certa: il tempo stringe. Anche se, alla luce delle manifestazioni d’interesse giunte negli ultimi giorni al commissario, la Procura di Vicenza potrebbe concederne ancora prima di convocare l’udienza per il fallimento, attesa entro la fine del mese.

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