Valentino Rossi e Dainese, i 26 anni di sodalizio tra i due demoni della pista: “Siamo diventati grandi insieme”

Il diavolo rosso è sfrecciato incollato alla pelle di Valentino per 26 anni, 9 titoli mondiali, 115 vittorie e 199 podi. Incollato a lui come il numero 46, quello di suo padre Graziano, anche quando si poteva fregiare del numero 1. A Molvena, dove era la sede di Dainese, Vale si presentò accompagnato dal papà a bordo del suo camper. Aveva 14 anni, da allora l’azienda ha cambiato tutto nella protezione per i piloti

VICENZA. Quando quel demone biondo di Valentino Rossi incontrò il diavoletto rosso di Dainese aveva 14 anni. Non era ancora il campione più grande di tutti, ma era un talento, talmente cristallino che in lui Lino Dainese vide probabilmente buona parte di quello che sarebbe potuto accadere.

È accaduto di più.

E il diavolo rosso è sfrecciato incollato alla pelle di Valentino per 26 anni, 9 titoli mondiali, 115 vittorie e 199 podi. Incollato come il suo numero 46, quello di suo padre Graziano, anche quando si poteva fregiare del numero 1.

A Molvena, dove era la sede di Dainese, Vale si presentò accompagnato dal papà a bordo del suo camper. È iniziata così, un ragazzino con la furia della velocità e un giovane imprenditore geniale con la furia delle idee.

“Siamo diventati grandi insieme” dice Marco Pastore Racing Director di Dainese di ritorno da Valencia ancora pieno di emozione e adrenalina. “Valentino non è solo il campione che tutti conosciamo, è lontano anni luce in termini di personalità e capacità di comunicare da tutti gli altri, per questo è così amato dalla gente.

Lui si diverte, si divertiva e faceva del suo sport più un gioco che non una professione. Poi è cresciuto, è maturato, però ha mantenuto sempre quella sua impronta e ci ha accompagnato come azienda. Noi abbiamo accompagnato lui, ma lui ha accompagnato noi: è stata una cosa reciproca. Lo possiamo dire con orgoglio, perché è una storia lunghissima che non si è mai interrotta e che è basata su un rapporto di grande fiducia e rispetto e questo ci ha arricchito come azienda e nello sviluppare i nostri prodotti. Lo abbiamo protetto e ne siamo orgogliosi, ci sono stati infortuni e anche brutte cadute, però è arrivato a oggi senza traumi diciamo così seri” racconta Pastore.

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Nei 26 anni di sodalizio con The Doctor, Dainese è diventato un grande gruppo internazionale, nel 2021 ha segnato una crescita del 30 per cento sui risultati per pre-pandemia e potrebbe raggiungere i 230 milioni di euro.

Vent’anni fa Dainese era sotto ai 100 milioni annui di fatturato, ma era già conosciuta a livello internazionale per le sue tute. E tutte le le innovazioni apportante nel settore sono poi arrivate dal grande cubo nero, attuale sede del gruppo, di fronte all’uscita di Vicenza Ovest della A4. Dal paraschiena in tutte le sue evoluzioni, alle ginocchiere rinforzate (le saponette), gli stivali agganciati internamente e infine la tuta air bag.

Quella che quando Lino Dainese spiegò a Valentino lui sgranò gli occhi chiedendogli se fosse in vena di scherzare. “Al tempo c'era ancora Lino come proprietario dell'azienda – ricorda Pastore – è stata una sua grande intuizione. Questo è stato un cambiamento molto significativo e quindi Inizialmente era un po' perplesso. Devo dire che ci hanno dato una grossa mano sulla tuta airbag anche gli altri piloti, in primis Marco Simoncelli. Perché con lui è stato fatto l'esordio dell'airbag anche delle corse. Man mano che Valentino ha notato che questa nuova tecnologia rivoluzionaria veniva adottata e veniva apprezzata poi non c'è voluto molto a convincere anche lui”.

Dalle protezioni al casco, anche la testa di The Doctor è stata studiata a vestito da Dainese, con i suoi caschi Agv. Si può vedere nell’archivio Dar un calco della testa di Valentino: “Sì – spiega Pastore – facciamo una scansione tridimensionale della testa per i piloti, questo ci consente di sviluppare degli interni personalizzati per il massimo avvolgimento. Perché è vero noi li vogliamo sicuri ma devono anche godere del massimo comfort e libertà di movimento”.

Il legame con Dainese non finirà con il ritiro dalle corse, Valentino resterà ambassador del diavoletto. La domanda è se mai come sarà senza di lui. “Se penso ad un altro campione, mi viene in mente Alberto Tomba – dice Pastore – Chissà come sarà scendere in pista dopo Valentino. Chissà se ne nascerà un altro di campione così”.