Gas Jeans, si allunga la fila dei pretendenti: in data room entrano Ubc e i maltesi di Iff

Luigi Pica

I maltesi di Iff e l’azienda berica Ubc oltre a Maiocchi e Gaudì. Mancano meno di due settimane all’udienza del 9 dicembre. Sul tavolo sue ipotesi: la richiesta di rinvio o il concordato liquidatorio

VICENZA. Alla porta di Gas Jeans inizia ad esserci una discreta schiera di pretendenti. Da quel che risulta oltra a Walter Maiocchi (Malo cashmere) e Stefano Bonacini (Gaudì) starebbero guardando il dossier anche dei fondi e un’azienda vicentina dello sportwear. Guardando significa che questi soggetti hanno chiesto accesso alla data room, ovvero starebbero studiando i documenti messi a disposizione dall’azienda. I nomi sono due e sarebbero Iff, struttura finanziaria maltese, e la Ubc, azienda vicentina che produce scarpe in licenza e tra i brand in portafoglio ha anche Gas. Per il momento nessuno ha ancora avanzato una proposta compiuta, né Maiocchi né Gaudì. Mentre Ubc al momento ha smentito l’interessamento, anche se fonti qualificate affermano che stiano effettivamente esaminando il dossier, anche se il loro interesse sarebbe orientato al brand più che ad una operazione industriale. Come invece è quella che stanno studiando sia Maiocchi che Bonacini, con due approcci differenti, ma comunque con la volontà di salvare il patrimonio industriale dell’azienda vicentina e soprattutto i circa 200 posti di lavoro. Ciò che invece appare evidente è che il tempo stringe, mancano meno di due settimane all’udienza del 9 dicembre che dovrebbe dichiarare il fallimento dell'azienda di Chiuppano. Come noto infatti il piano concordatario proposto dall'amministratore unico Cristiano Eberle, con il via libera del commissario Guerrino Marcadella, è venuto a cadere, non avendo ottenuto il sì della maggioranza dei creditori. Come noto, infatti, il mancato voto di DeA Capital, titolare di 34 milioni dei 60 complessivi del debito non ha permesso di proseguire sulla strada tracciata aprendo di fatto al fallimento dell’azienda. Ora dopo oltre 10 giorni dalla messa a disposizione della documentazione però pare che di offerte non ce ne siano ancora. Le strade che potrebbero profilarsi sarebbero due: Eberle, nel caso in cui in piano credibile di rilancio non si palesasse, potrebbe tentare la strada della richiesta dell’esercizio provvisorio, con la richiesta del concordato liquidatorio. Si tratterebbe di una richiesta che potrebbe portare il 9 dicembre al Tribunale di Vicenza anche se non è detto che poi la Corte berica lo accetti. La seconda via sarebbe quella di una richiesta di ulteriore tempo, per consentire ai team al lavoro di poter avanzare, sulla base della documentazione, un piano di salvataggio non solo credibile ma effettivamente praticabile. — © RIPRODUZIONE RISERVATA