Bussola dell’Economia del Nordest: siamo usciti dalla crisi e le grandi imprese sono più ottimiste

Gli orientamenti sui trend economici di oltre 230 imprenditori e manager leader nel territorio. Rilevamento condotto per il nostro giornale da CR&A con il sostegno di Banco Bpm

Fuori dal tunnel. Se non proprio tutto il convoglio, sicuramente una buona parte del sistema produttivo del Nordest vede attualmente diversi veicoli in uscita dalla crisi generata dalla pandemia. E le prospettive per il futuro prossimo sono improntate all’ottimismo, seppure con cautela. Sono queste le opinioni di un ampio gruppo di testimoni privilegiati interpellati da Community Research&Analysis per i Quotidiani del gruppo Gedi, con il sostegno di Banco Bpm.

Valutazioni che danno l’avvio a BEN –Bussola dell’Economia del Nordest – che periodicamente proporrà analisi sull’andamento e le previsioni dell’economia del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, oltre ad affrontare questioni legate alla competitività di territori e imprese. Non si tratta di un sondaggio, ma rileva il sentiment di figure imprenditoriali e manageriali che, in virtù della loro posizione privilegiata, possono fornire punti di vista e pre-visioni utili ad anticipare le direzioni dell’economia.

In questa prima puntata privilegiamo l’analisi sugli aspetti di natura congiunturale per cercare di offrire, in tempo reale, il polso della situazione e le prospettive a breve termine.

Il 2021 si presenta con tinte decisamente diverse dall’annus horribilis 2020. La pandemia non è sconfitta (si veda la quarta ondata in diversi Paesi europei), ma l’economia e la società si sono rimesse in moto, seppure con le restrizioni necessarie. Le ultime previsioni del Pil per quest’anno si avviano a superare il 6%, nonostante il rallentamento nella crescita del terzo trimestre. Così, osservando gli aspetti congiunturali, il 2021 appare come un annus mirabilis.

La direttrice

Le opinioni di imprenditori e manager del Nordest si collocano lungo questa direttrice. Considerando il momento attuale, e nonostante le difficoltà negli approvvigionamenti e il rincaro delle materie prime, l’economia regionale è data complessivamente in sviluppo da ben l’85,7%, appaiata da quella nazionale (85,6%). Nello stesso tempo, l’ambito regionale è valutato in crescita netta (55,2%) in misura superiore a quella nazionale (46,3%). Come se le imprese del Nordest avessero una marcia in più rispetto alla media italiana.

Volgendo lo sguardo oltre confine, anche l’Europa (78,0%) e il mondo (66,5%) risultano in una fase di crescita di rilievo. Considerando i saldi di opinione (differenza fra “crescita” e “flessione/caduta”) per i diversi ambiti territoriali, otteniamo punteggi ragguardevoli, passando dal saldo più elevato dell’ambito regionale (+80,3) fino a quello globale (+53,6).

Per ottenere una misura di sintesi, sommando le diverse indicazioni, abbiamo creato l’IPER Index (Indice di Performance). In questo caso, la visione di crescita complessiva è sostenuta dal 74,9% del panel, mentre solo il 5,5% percepisce una decrescita, con un saldo pari a +69,4. Non si registrano diversità di opinione all’interno del gruppo di testimoni privilegiati, né sotto il profilo regionale, né sotto quello dimensionale delle loro aziende. La positività del momento attuale, quindi, attraversa l’intera platea imprenditoriale in modo diffuso.

Spostando l’attenzione ai prossimi tre mesi, incontriamo una dinamica leggermente più attenuata, ma in ogni caso assolutamente positiva. L’80,2% intravede un incremento consistente sia per la propria regione, sia per l’intero paese (75,2%), l’Europa (72,3%) e a livello globale (59,6%). La pandemia circola ancora ampiamente, rendendo le previsioni più incerte e complicate. Ciò non di meno, le previsioni a breve termine appaiono positive, sebbene più caute, al punto che i saldi di opinione sono marcati tutti da segni “+” in modo elevato.

Il territorio e l’Italia

Come in precedenza, il livello regionale (+73,5) è migliore rispetto a quello dell’Italia (+68,7), dell’Europa (+61,3) e soprattutto del mondo (+46,7). Sommando le diverse indicazioni, l’IF Index (Indice di Fiducia), sintetizza le opinioni sulle previsioni. In questo caso, la crescita complessiva è sottolineata dal 68,5% dei rispondenti, mentre una decrescita è ipotizzata solo dal 7,2%. Gli esponenti trentini appaiono i più cauti (57,1%) nell’indicare un incremento, rispetto a veneti (67,6%) e friul-giuliani (72,7%). Ma a costituire la frattura maggiore fra gli interpellati è la dimensione d’impresa. Per le microimprese (fino a 9 addetti) è il 58,9% a ipotizzare una ulteriore fase di sviluppo, quota che sale progressivamente fino a giungere al 64,2% per le grandi aziende (oltre 250 addetti).

In definitiva, il 54,3% ritiene che le difficoltà più grandi siano alle spalle e che vi siano segnali di ripresa. Non va scordato, però, che per il 41,8% ci vorranno dai 6 mesi a oltre un anno per ipotizzare una nuova normalità. E, fra quest’ultime, troviamo proprio le imprese più piccole (49,1%, fino a 9 addetti). La ripresa c’è, è diffusa, ma ha velocità differenziate