La veneziana Banca Ifis è sul tetto d’Europa: «Anno record e ora nuovo piano»

Anno su anno, secondo i dati di ieri di Borsa Italiana, l’istituto veneziano ha segnato un +99,22%. Con alle spalle questi risultati, oltre ad una progressione dei dati industriali, che hanno “costretto” a rivedere al rialzo le proiezioni di utile netto, l’istituto si appresta nell’arco di circa un mese, a febbraio 2022, a presentare il nuovo piano industriale

Un anno d’oro per Banca Ifis, che nelle performance di Borsa è stato il miglior titolo bancario dell’Eurozona con un andamento superiore al 90 per cento. Anno su anno, secondo i dati di ieri di Borsa Italiana, l’istituto veneziano ha segnato un +99,22% (una market cap prossima al miliardo di euro) staccando di quasi dieci punti la seconda migliore banca italiana per performance borsistica, UniCredit.

Con alle spalle questi risultati, oltre ad una progressione dei dati industriali, che hanno “costretto” a rivedere al rialzo le proiezioni di utile netto, l’istituto si appresta nell’arco di circa un mese, a febbraio 2022, a presentare il nuovo piano industriale. Frederik Geertman, 51 anni, al timone della banca da aprile del 2021 racconta l’orizzonte che Banca Ifis è pronta a definire.

Dottor Geertman che anno vi lasciate alle spalle?

«Il 2021 è stato caratterizzato da una performance finanziaria molto buona e con più accelerazione di quanto stimavamo a inizio d’anno: ricavi industriali in forte crescita sia nella banca commerciale sia per quanto riguarda gli Npl dove abbiamo registrato record di incassi sui nostri portafogli e anche negli acquisti di nuovi portafogli. Quest’anno inoltre abbiamo chiuso la più grande transazione della nostra storia, con Cerberus, per 2,8 miliardi di euro».

Avete chiuso il 2021 con oltre 3,7 miliardi di euro di acquisti di crediti non performing confermandovi market leader..

«Sì, ma è stato un anno ottimo anche per la banca commerciale, abbiamo lanciato progetti di digitalizzazione molto importanti come ifis4business una delle piattaforme migliori per il credito alle PMI, che continua costantemente ad evolvere. Abbiamo avuto una situazione di rischio buona con flussi a credito problematico modesti e un atteggiamento positivo dei clienti che avevano chiesto la moratoria: oltre il 74% a fine settembre avevano già ripreso a pagare le rate. Abbiamo dimostrato la capacità di ripresa della banca dopo il Covid, una ripresa che devo dire si basa sulla reattività delle aziende clienti, per fortuna».

Noi siamo abituati a immaginare Banca Ifis come un istituto con due anime, la gestione degli Npl e la finanza d’impresa. Questo è il profilo che avrete anche in futuro?

«È un modello che si è confermato vincente anche in questo momento storico. Sono due settori che generano diversificazione: nel 2020 quando i tribunali erano chiusi il comparto Npl ha sofferto mentre la parte di finanza per le pmi andava bene. Tutto ciò ci dà stabilità nel business. Ambedue le attività sono caratterizzate dalla gestione industriale di numeri elevati di piccoli ticket sia lato Npl sia lato commerciale dove il nostro target sono le Pmi».

Il mercato vi ha premiato, perché secondo lei?

«Ovviamente sono gli investitori che hanno la risposta...Il titolo è salito più del 90 per cento in un anno, ma quello che si vede dalla dinamica di Borsa è una curva in costante progressione da febbraio in poi. Credo abbiamo influito una performance dei ricavi industriali che ha saputo mettere in evidenza la resilienza della Banca dopo la crisi Covid, la revisione al rialzo delle stime degli utili da parte dei broker e il fatto che la Banca stessa ha dato una guidance e poi l’ha incrementata confermando una progressiva solidità. Con una previsione degli utili innalzati da 90 a 100 milioni. A questo scenario, si è aggiunto il trasferimento della sede dell’azionista (La Scogliera controllata da Sebastien Egon Furstenberg che tiene oltre il 50 per cento del capitale della banca ndr.) in Svizzera. Questo libererà capitale che già c’era, ma non veniva computato per un perimetro di consolidamento prudenziale e che ci penalizzava per regole tecniche di oltre 400 punti base ».

A febbraio licenzierete il nuovo piano, che ambizioni avete?

«Posso solo dire che sarà un piano di crescita economica e di digitalizzazione. Farà leva sulle competenze industriali della Banca. Il Piano ci pone delle sfide anche nel campo della sostenibilità, ambientale e sociale, dove continueremo un percorso importante. Qualche mese fa abbiamo aderito alla Net Zero Banking Alliance prendendo un impegno serio per la transizione sostenibile del nostro book creditizio e dei nostri clienti. Inoltre, la Banca vanta numeri importanti sulla parità di genere anche a livello di top management e nel consiglio di amministrazione con quote attorno al 40% di presenza femminile. Questo ci ha fatto ottenere qualche giorno fa un'importante certificazione, quella del Winning Women Institute. Spingeremo molto anche nel prossimo futuro su diversità e inclusione».