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Lo stop dell’acciaio dall’Ucraina investe i player siderurgici a San Giorgio di Nogaro

A farne le spese sono le diverse realtà insediate nell’area dell’Aussa Corno come Officine Tecnosider, Trametal e Gruppo Marcegaglia

Federico Piazza
2 minuti di lettura

SAN GIORGIO DI NOGARO. Il Friuli Venezia Giulia è la porta d’ingresso dell’acciaio ucraino in Italia. Ma la rotta dal Mare d’Azov a San Giorgio di Nogaro è ora interrotta, a causa del tragico conflitto in corso in Ucraina in cui proprio la città portuale di Mariupol, assediata dai russi, è uno degli epicentri principali. I laminatoi di San Giorgio di Nogaro hanno scorte per massimo un mese e mezzo, e così nell’area si prospetta il ricorso agli ammortizzatori sociali.

I rilevanti numeri delle importazioni italiane di acciaio dall’Ucraina sono stati evidenziati dall’ufficio studi di Siderweb. Da gennaio a novembre 2021 l’Ucraina ha esportato in Italia 2,82 milioni di tonnellate di prodotti, in aumento del 20,1% tendenziale sul 2020. Di cui il 91% materie prime (706mila tonnellate) e semilavorati (1,87 milioni di tonnellate), una percentuale ben superiore alla media Ue del 61%.

Particolarmente importante su San Giorgio di Nogaro è il flusso di bramme, cioè i semilavorati utilizzati dai laminatoi. F.lli Cosulich, vettore di logistica che a San Giorgio ha anch’esso con Officine Tecnosider un impianto produttivo di lamiere da treno, ne trasporta dal Mare d’Azov all’Alto Adriatico mediamente 2 milioni di tonnellate l’anno solo per Metinvest, il principale gruppo siderurgico e minerario ucraino.

Metinvest infatti concentra nel Triveneto gran parte della sua produzione in Europa occidentale di lamiere da treno, nello stabilimento Trametal di San Giorgio di Nogaro, e di coils a caldo nell’impianto Ferriera Valsider di Oppeano nel veronese.

In Ucraina il Gruppo Metinvest aveva storicamente la sede centrale proprio nella regione orientale ricca di miniere e industrie pesanti dove si trovano Mariupol e le due repubbliche separatiste di Donec’k (o Donetsk) e Luhans’k (o Lugansk) del Donbass. Sede spostata nel 2014 a Kiev. Ma a Mariupol, rimasta senza luce e acqua e con linee di comunicazione molto difficoltose, ci sono le importanti acciaierie ferme già da oltre una settimana.

L’azienda comunica che la produzione è ferma in tutti gli stabilimenti in Ucraina, con solo personale a disposizione per mantenimento, riparazioni ed interventi di emergenza negli impianti danneggiati dai bombardamenti. Gravissima la situazione proprio a Mariupol, dove Metinvest denuncia che la mancata apertura di corridoi umanitari sta creando un disastro, mentre volontari del personale aziendale si sono uniti in gruppi di assistenza per distribuire viveri e indumenti contro il freddo alla popolazione rimasta senza casa.

Un altro player dell’acciaio con laminatoio a San Giorgio di Nogaro è il Gruppo Marcegaglia, di cui Metinvest è un fornitore storico. Il presidente e ceo del Gruppo, Antonio Marcegaglia, fornisce una testimonianza diretta: «I primi sentimenti dopo la notizia dei bombardamenti sono stati di sconcerto e quasi di incredulità, che si sono poi mischiati alla preoccupazione presente ancora oggi. Metinvest è uno dei nostri partner principali. Loro per primi, in una call avvenuta poche ore prima dei bombardamenti, erano lontani dalla prospettiva di un attacco. Le tensioni dei giorni precedenti venivano lette come un esercizio di muscolarità politica, come minacce finalizzate al guadagnare una posizione di vantaggio in una trattativa diplomatica».

Rispetto al quadro siderurgico, Marcegaglia ha rimarcato come la situazione sia ancora avvolta nell’incertezza, almeno fino a quando non si riuscirà a raggiungere almeno una tregua. Per quanto riguarda l’impatto sull’Italia e sul gruppo mantovano, ha rimarcato che «siamo comunque ancora nella nebbia e in questo contesto ogni operatore tende a minimizzare il rischio finanziario. L’Italia è uno dei pochi Paesi nell’Ue che produce lamiere da treno anche senza avere la produzione da acciaieria. L'Ue importa 800mila tonnellate di lamiere da treno da Kiev e l’Italia importa 2 milioni di tonnellate l’anno di bramme dall’Ucraina, a cui si aggiunge un’altra quota significativa dalla Russia. Da queste zone si importa ghisa, senza contare che, avendo Russia e Ucraina impatti anche sulla Turchia, ci potrebbe essere un effetto indiretto. Questo porta il rottame a crescere; l’acciaio inossidabile ha già guadagnato circa 300 euro la tonnellata e le bramme sono salite di 150 dollari».

«Per il nostro gruppo – continua – l’impatto sui coils sarà marginale, mentre per le bramme e per le lamiere da treno abbiamo iniziato ad approvvigionarci anche da aree diverse. Credo che, come già fatto dopo la pandemia, si cercherà di privilegiare catene di fornitura sempre più corte. Credo che alla fine di questo conflitto inevitabilmente perderemo per un po’ la Russia come partner commerciale, mentre l’Ucraina dovrebbe avvicinarsi maggiormente rispetto al passato».

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it

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