Trieste Airport, la guerra in Ucraina impatta sui voli internazionali

L’Ad Consalvo: «Alcuni mercati non sono raggiungibili». Lo scalo del Fvg completa i collegamenti domestici. Ora inserire gli aeroporti nel Pnrr per sostenere gli imponenti investimenti sulla transizione ecologica. «Costi energetici proibitivi anche per noi»

TRIESTE. Collegamenti “domestici”, ovvero nazionali, in recupero con l’obiettivo di riattivare tutte le rotte del periodo ante-Covid entro l’anno, compreso Linate in agenda per settembre.

Trieste Airport “vede” la ripartenza, ma vede anche le difficoltà, tutte nuove, legate al conflitto in Ucraina «che impatta in modo significativo - spiega l'Ad Marco Consalvo - sulle tratte internazionali. L’impossibilità di sorvolo della Russia determina, di fatto, lo stop all’accesso di alcuni mercati». Uno fra tutti il Far East. «Tutte le compagnie aeree europee - prosegue Consalvo - che prevedevano il sorvolo della Siberia per raggiungere, ad esempio, la Cina, devono modificare i piani di volo con rotte che aumentano di 3 ore il viaggio. I maggiori consumi di carburante, però, rendono questi voli non sostenibili. Tutto da valutare l’effetto economico e l’onda negativa legate alla crisi Ucraina che oggi non è davvero possibile stimare».

Marco Consalvo

L’aeroporto del Friuli Venezia Giulia, nella definizione del budget, aveva stimato un pieno ritorno all’era pre-Covid entro quest’anno. «Poi è arrivata Omicron e, ora, il conflitto a Est, che hanno rimesso in discussione la pianificazione» spiega ancora l’Ad. Mentre ad impattare sui conti c’è la corsa dei costi energetici. Tanto per indicare una cifra, da 600 mila euro medi annui, si sale a 1,5 milioni - stimati - per il ’22. «Gli aeroporti - ricorda Consalvo - sono stati brutalmente colpiti dalla pandemia. A livello nazionale il dato parla di un crollo dei ricavi, nel 2020, del 76%, e sebbene Trieste si sia fermata a -73%, i pochi decimi di differenza non sono sostanziali. Nel ’21 la flessione è stata di -55% a fronte di costi, pensiamo a manutenzioni, licenze ecc., non comprimibili». Ora sono in arrivo i ristori, prima tranche in pagamento da 300 milioni da ripartire tra gli scali per il risarcimento danni da Covid, e a Trieste sono attesi 2,5 milioni, di cui la metà a breve come anticipo. Bene accolti, ovviamente, ma meglio sarebbe se si prevedesse un’opportunità di sostegno agli investimenti. «Come associazione è stato detto più volte - ricorda Consalvo - che gli aeroporti sono stati esclusi da una serie di supporti, e il riferimento va non tanto ai contributi a fondo perduto quanto al fronte degli investimenti. E negli anni della pandemia è stata una via obbligata fermare gli investimenti, compresi quelli legati alla transizione ecologica che porta con sé costi importanti. Gli aeroporti non sono stati inseriti nel Pnrr, e io credo che alla luce dei fatti e anche della guerra in Ucraina ci possa essere una riscrittura del Piano nella parte della transizione ecologica con una modifica dei tempi di attuazione perché, a queste condizioni, i target sono impossibili da rispettare».

La proiezione dei costi energetici è davvero imponente e colpisce Trieste Airport al pari di qualsiasi altra impresa. «Abbiamo definito un progetto per l’installazione di un impianto fotovoltaico da 2 mega - spiega ancora l'Ad - con l’obiettivo di arrivare ad un 40% di auto-produzione, ma richiede un anno per la sua realizzazione, e la situazione sul fronte costi sta peggiorando». Costi in aumento sia per il prezzo delle commodities energetiche, sia «per i consumi. Le norme anti-Covid impongono un ricambio d’aria costante dei luoghi chiusi, e questo significa utilizzare gli impianti di raffrescamento e riscaldamento più a lungo e con maggiore potenza per assicurare temperature adeguate all’interno del terminal, che si traduce in un’esplosione dei consumi» dettaglia Consalvo.

In questo scenario che è persino riduttivo definire complesso, l’aeroporto regionale sta completando la rete dei collegamenti. «Siamo a tre con la Sicilia, operativo quello con Bari e stiamo lavorando anche per Brindisi - elenca le mete l'Ad -, rispetto alla Sardegna puntiamo, prima dell’estate, di avere tutte e tre le destinazioni. All’appello manca Linate ma contiamo di chiudere per settembre mentre a giugno attiveremo Belgrado. Il miglioramento della situazione pandemica lascia presagire un forte ritorno della mobilità, la crisi Ucraina pone invece nuovi interrogativi». E azzera i piani di Trieste Airport che progettava di riattivare i collegamenti con la Russia legati alle crociere e che ora, ovviamente, sono stati abbandonati.

e.delgiudice@gnn.it