Lo stop ai rapporti con la Russia cambia la mission di Bonaka

La startup nata per l’utilizzo industriale di un brevetto biotech russo che prevede l’impiego dei batteri per la pulizia “green” di impianti industriali, abbraccia ora una tecnologia “made in Italy” basata sul principio della fotocatalisi

PORDENONE. A causa della crisi ucraina, rischia di fermarsi l’attività delle aziende che avevano rapporti economici legati alla Russia, comprese quante si basavano sulle importazioni.

L’elenco di quest’ultime non è ancora stato definito anche se il loro numero risulta inferiore rispetto a quante operano invece sul fronte export. Un danno economico importante, non ancora stimato nei suoi contorni che penalizza anche realtà imprenditoriali di successo.

Un esempio arriva dal pordenonese, dove questo rischio coinvolge la startup Bonaka Italia, considerata fra le più promettenti della “green economy”, insediata al Polo tecnologico Alto Adriatico. L’azienda, infatti, basa l’attività principalmente su un brevetto biotecnologico russo utilizzato per pulire in modo ecologico, efficiente e sicuro per i lavoratori, tubature, caldaie e scambiatori di calore degli impianti industriali senza ricorrere ad acidi e basato su batteri cosiddetti “buoni”. Quest’ultimi fanno parte dei “lactobacilli” - per intenderci quelli che si trovano in molti yogurt - che immessi nelle tubature, “mangiano” lo sporco prima di venir rilasciati nell’ambiente senza causare danni a flora e fauna, perché fuori dalle condizioni ambientali muoiono immediatamente.

Un processo di “pulitura” in linea con le direttive del “green deal” della Comunità Europea.

L’azienda di recente si era valsa della collaborazione del laboratorio Fòrema ente di formazione di Assindustria Venetocentro di Padova che ha eseguito tutte le procedure di certificazione utili per sancire le modalità per utilizzare i batteri a norma di legge.

Marco Bortolus, ceo di Bonaka Italia

«Negli ultimi due anni e mezzo - spiega Marco Bortolus CEO di Bonaka Italia - nonostante l’imperversare della pandemia abbiamo investito importanti risorse dedicate alla certificazione sulla sicurezza ambientale e lavorativa, alla realizzazione di una rete commerciale e all’introduzione del prodotto sul mercato con risultati che cominciavano ad essere decisamente promettenti. Gli ultimi tragici avvenimenti in Ucraina e le logiche conseguenze sanzionatorie hanno di fatto reso impossibile qualsiasi rapporto commerciale con la Russia sia a breve che a medio e probabilmente a lungo termine, vanificando tutti i nostri sforzi».

«Fortunatamente negli ultimi mesi, coerentemente con la nostra mission aziendale – prosegue Bortolus – , abbiamo iniziato anche la distribuzione di una tecnologia “made in Italy” basata sul principio della fotocatalisi che viene utilizzata ad esempio, in ambito civile per sanificazione dell’aria e delle superfici da agenti patogeni come il Covid 19, in ambito agroindustriale per l’eliminazione di batteri, spore e funghi nei processi di lavorazione e conservazione dei prodotti nonché in abito industriale in genere per l’abbattimento di sostanze nocive come la formaldeide. Come imprenditori siamo consapevoli che non possiamo far altro che adeguare i nostri piani di sviluppo e cercare di procedere e resistere, nonostante il danno subito sia notevole».

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