Astoria e 11 anni di amore con il Giro d’Italia: “Il ciclismo? E’ un veicolo promozionale perfetto”

L'azienda trevigiana da 11 anni sponsor delle corse italiane e non solo. E sul podio spuntano le bottiglie con etichetta personalizzata. "La guerra? Perdiano 100 mila euro al mese almeno"

SCALEA. Undici anni di vittorie festeggiate al Giro d’Italia col Prosecco. Astoria Wine punta forte sulla corsa rosa e va all’attacco delle grandi corse del ciclismo mondiale. Il Giro, dieci milioni di persone affacciate sulle strade ad ogni edizione e quasi 200 paesi collegati in tv nel mondo fanno gola ai grandi sponsor.

L’azienda trevigiana l’ha capito da tempo e tiene il passo alla grande anche sul fronte del marketing. Un esempio? Le bottiglie di Prosecco utilizzate dal ciclista per la premiazione hanno l’etichetta personalizzata e poi, visto che la penuria di atleti italiani vincenti fa salire sul podio per le varie premiazioni sempre più ciclisti poco più avvezzi a stappare le bottiglie, dalla Marca si pensa addirittura alla realizzazione di un webinar per atleti.

Perché il Giro è da sempre il regno del marketing e l’esperienza sul campo, si sa, aguzza l’ingegno. Un esempio? Nella prima tappa in Ungheria a Visegrad l’asso olandese Mathieu Van der Poel, nello stappare il bottiglione di Prosecco dopo la vittoria e relativa conquista della maglia rosa, s’è tirato il tappo in faccia. Lopez, la maglia rosa a sorpresa dell’Etna, a un certo punto ha svitato il tappo come se dovesse aprire una bottiglietta d’acqua minerale.

Con tanto di sudori freddi per gli addetti all’operazione sotto il palco.

Curiosità a parte, dietro all’operazione Giro per Astoria ci sono numeri solidissimi.

L’azienda di Paolo Polegato e dell’amministratore delegato Filippo fattura 60 milioni di euro all’anno producendo quasi 17 milioni di bottiglie di Prosecco, ma anche di vini bianchi e rossi come Amarone e Traminer. L’export supera il 30 per cento, importanti i mercati di Nord ed Est Europa, buona la fetta di mercato conquistato in questi anni in Russia e in Ucraina. Ecco che la guerra sta mandando in fumo affari per almeno 100 mila euro al mese.

Il ciclismo? E’ un veicolo promozionale perfetto. Lo conferma Enrico Zanardo, consulente dell’Astoria che al Giro da oltre un decennio è il deus ex machina dell’“operazione podio”.

«Per uno sponsor la partenza e il podio con le premiazioni è il momento clou – spiega il veneto da sempre legato al ciclismo e che nel 2009 scoprì in Slovacchia un certo Peter Sagan, uno che a suon di successi nell’ultimo decennio potrebbe tenere un corso su come si stappano le bottiglie sul podio - in quei frangenti la visibilità per un’azienda è massima e bisogna fare di tutto per sfruttarla. Anche inventandosi qualcosa».

Le etichette personalizzate sono una “genialata” che ha fatto centro ed è molto apprezzata dai corridori che si trovano sulla bottiglia il proprio nome già pochi minuti dopo la loro vittoria. Il piano scatta ben prima, in Veneto. Si etichettano le bottiglie con una base e poi si stampa un’etichetta personalizzata per ogni corridore. Pochi minuti e il gioco è fatto. La resa ottima.

Gli affari pure, l’investimento sulle strade del Giro paga, tanto che l’azienda trevigiana, presente ovviamente anche con vistosi pick-up nella carovana pubblicitaria, tornata a precedere il gruppo dopo due anni di stop causa pandemia, ha rinnovato l’accordo con Rcs Sport, la società che organizza la corsa, per altre due edizioni del Giro.

Le cifre? Su per giù mezzo milione all’anno con Rcs, ma poi ci sono pure le sponsorizzazioni con le altre corse italiane come quelle organizzate da Adriano Amici o il Giro d’Italia donne con cui la corazzata del Prosecco collabora da un decennio. E attenzione, l’abbinamento ciclismo rosa-Prosecco sta dando grandi soddisfazioni con i due brand che crescono alla grande parallelamente.

Non è finita. Astoria è anche lo sponsor ufficiale della Vuelta Espana. E qui l’asticella sale. Perché il terzo grande giro del mondo è controllato da anni dall’Aso, che sta per Amaury Sport Organisation, gli organizzatori del Tour de France.

E se Astoria attaccasse addirittura i vini francesi? Non accadrà. Ma solo perché oltralpe una legge dello stato impedisce alle grandi manifestazioni sportive di avere tra gli sponsor produttori di alcolici.

Quindi il “giardino di casa” resta la corsa rosa. E sul podio salgono le bottiglie personalizzate del Prosecco. In attesa che tornino i corridori italiani che almeno le sanno stappare.

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it