Elisabetta Armellin, la stilista della borsa V73: «Prima sono mamma poi imprenditrice, come si fa a discriminare chi dà la vita?»

48 anni, trevigiana, stilista e imprenditrice, è la donna che ha inventato la borsa V73: 100 mila pezzi venduti in tutto il mondo, in soli due anni. In questi giorni ha seguito la polemica sorta dopo le dichiarazioni della sua collega Elisabetta Franchi, sull’opportunità di assumere donne dopo i 40 anni, per non correre il rischio che entrino in maternità. «L’essere donna e giovane, per me, non è mai stata una condizione ostativa. I figli li ho fatti anche io»

«Se fai l’imprenditore hai la responsabilità di chi lavora con te. I dipendenti hanno la loro vita e la bravura è anche saper gestire le loro esigenze. Chi sta bene in azienda, dà il massimo. Non si può ragionare in modo individualista: vince la squadra, non l’imprenditore».

Elisabetta Armellin, 48 anni, trevigiana, stilista e imprenditrice, è la donna che ha inventato la borsa V73: 100 mila pezzi venduti in tutto il mondo, in soli due anni. In questi giorni ha seguito la polemica sorta dopo le dichiarazioni della sua collega Elisabetta Franchi, sull’opportunità di assumere donne dopo i 40 anni, per non correre il rischio che entrino in maternità.

La stilista Armellin (V73) su Elisabetta Franchi: "L'azienda è un team, da soli non si va da nessuna parte"

Elisabetta Armellin, dunque lei non concorda con la sua collega?

«Ho una visione diversa. L’impresa non può compensare le mancanze dello Stato ma l’imprenditore deve avere una visione che include il miglioramento delle condizioni lavorative e della parità di genere».

Lei ha donne nel suo team?

«Nel mio team ci sono quasi tutte donne, di qualsiasi età. Prendo ragazze da formare, fanno lo stage e alcune sono diventate bravissime. L’essere donna e giovane, per me, non è mai stata una condizione ostativa. I figli li ho fatti anche io. Non capisco come si possa discriminare chi dà la vita».

Quanti anni hanno le sue dipendenti?

«Vanno dai 23 anni ai 57. Attualmente due sono incinta. Ora stanno lavorando ma tra un mesetto entreranno in maternità».

Può spiegare bene come mai crede che la squadra valga più del singolo? In fin dei conti la storia dell’imprenditoria è stata fatta dagli imprenditori.

«Da soli non si va da nessuna parte, oggi più che mai. Una volta avevi la bottega, le tue cose. Le distanze si sono accorciate, è tutto molto più semplice ma complicato. Le donne sono mamme, mogli, amiche. Comprano le mie borse e i vestiti di Elisabetta Franchi. È così che l’economia si mette in moto: creiamo lavoro, business. È una catena, un meccanismo molto più complesso».

Non pensa sia ancora più grave se a dire certe cosa è una donna?

«Magari era presa dal momento, non voglio giudicare. Però bisognerebbe sempre calcolare l’effetto che può avere un certo messaggio pubblico. Io comunque sono una che vede sempre il bicchiere mezzo pieno, forse è servito anche questo: con la sua polemica ha generato una maggiore consapevolezza. Il lavoro femminile va aiutato».

Non le sembra anacronistico oggi parlare ancora dei diritti delle donne sul lavoro? Non dovremmo essere già abbondantemente a regime?

«Fortunatamente la mia famiglia mi ha impartito determinati valori. Non mi sono mai sentita inferiore a un uomo. Forse anche per questo nella vita sono riuscita a fare tutto ciò che mi piaceva».

Qualcuno sostiene che questo clima sia stato favorito da chi, negli anni, ha approfittato della maternità per lavorare meno. Cosa ne pensa?

«No, un pensiero del genere è molto maschilista e poco attinente alla realtà. Io ho lavorato fino all’ultimo giorno ma è una questione di fisico. Non me la sento di criticare la salute delle persone. E poi anche gli uomini hanno i loro problemi. Siamo esseri umani, non andiamo giudicati per le nostre fragilità».

Pensa che sia il contesto giusto per fare progressi nella direzione della parità di genere?

«Secondo me sì, o almeno io voglio crederci. Alcune donne oggi ricoprono cariche molto più importanti in politica, nelle istituzioni. Parlare di queste cose aiuta. Io di mio cerco di manifestare quelli che sono i miei valori. Per questo dico e non mi stuferò mai di ripeterlo: prima di essere un’imprenditrice, sono una madre».