Fusione Fincantieri-Leonardo, governo in surplace

Il ministro Colao molto cauto: «Ipotesi da discutere con gli amministratori  delegati». Profumo frena: sinergie limitate

TORINO. Il Governo è neutrale in merito all’ipotesi di integrazione tra Fincantieri e Leonardo. È quanto emerge dalle parole del ministro dell’Innovazione tecnologica Vittorio Colao. Interpellato in merito, a margine della tappa torinese del Tour nazionale “Italia domani” dedicato allo stato dell’arte del Pnrr, ha dichiarato: «È un’ipotesi da discutere con gli amministratori delegati delle società».

Un’affermazione probabilmente dovuta, visto che è inimmaginabile pensare che uno sbocco di questo tipo sia realizzabile solo per il volere delle rispettive aziende. Non solo per la forte partecipazione pubblica in entrambe le società – nell’ex-Finmeccanica il ministero del Tesoro e delle Finanze ha il 30,2%, mentre nel gruppo triestino Cdp Industria, a sua volta riconducibile al Mef, controlla il 71,2%-, ma anche perché in ballo c’è un settore strategico come la difesa, oggi ancor più importante del solito alla luce dell’attenzione che i Paesi dell’Europa occidentale stanno ponendo a questo settore dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

A questo proposito va ricordato che nell’assemblea di metà maggio c’è stato un cambio importante ai vertici di Fincantieri, con il Governo che ha voluto come nuovo presidente il generale Claudio Graziano, già capo di Stato maggiore dell'Esercito e della Difesa. Un cambio di rotta radicale, considerato che ha preso il posto ricoperto nell’ultimo mandato Giampiero Massolo (il quale è andato a svolgere il medesimo ruolo in Atlantia), che invece è un ambasciatore di lungo corso. Tra i dossier sul tavolo di Fincantieri c'è quello dei sottomarini, sui quali l'ad uscente Giuseppe Bono lavorava da tempo. Tuttavia l’esito è tutt’altro che scontato.

Il ceo di Leonardo, Alessandro Profumo, ha ripetuto a più riprese che le sinergie sarebbero limitate, dato che il gruppo triestino già costruisce sia navi da crociera, che navi militari, mentre non vi sarebbero particolari vantaggi mettendo assieme la costruzione di navi e lo sviluppo dell'elettronica per la difesa. Questo non esclude, ha aggiunto Profumo, che si possa rafforzare la collaborazione tra le due società perché quando si va all'estero ci si può muovere in maniera più coordinata. «Le dichiarazioni di Profumo ribadiscono quanto detto in passato per cui riteniamo resti uno scenario improbabile anche se su decisioni di questo tipo pesa la volontà politica», sottolinea in un report Equita Sim. Mentre Banca Akros ritiene che il mercato finanziario non apprezzerebbe uno sbocco simile dato che Leonardo è un’azienda quasi puramente aerospaziale e di difesa, mentre Fincantieri dipende dal settore delle navi da crociera per circa il 75% dei suoi ricavi. Quindi, le due società insieme creerebbero un conglomerato che sarebbe penalizzato da uno sconto. 

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it