Il ricordo di Riccardo Illy: «Del Vecchio è stato un grande “one man band”»

L’imprenditore triestino della famiglia del caffè e presidente del Polo del Gusto dice: “Difficile individuare altre figure che gli possano stare alla pari. Aveva una capacità unica di lettura dei mercati. La sua grande intuizione è stata quella di capire che produrre e vendere occhiali significava valorizzare una parte fondamentale del business”

L’intervista

Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, a capo della grande famiglia imprenditoriali triestina che controlla illycaffè, racconta di avere incontrato per la prima volta Leonardo Del Vecchio a una una cena con il Gotha della finanza e dell’impresa nordestina per lo promuovere lo sviluppo dell’economia triestina. Non era la prima visita del patron di Luxottica che alla fine degli anni Novanta con la sua società immobiliare aveva già investito in Porto San Rocco, il mega-marina turistico alle porte di Muggia definito “la nuova Portofino”.

Riccardo Illy, chi era Del Vecchio?

Nei suoi confronti avvertivo una sorta di empatia imprenditoriale. In fondo la nostra attività di industriali del caffè è collaterale all’attività principale di Luxottica che produce occhiali di altissima qualità. Mi ha sempre colpito in questi anni la sua eccezionale genialità, il coraggio, la grande intuizione imprenditoriale.

Quali le sfide più importanti vinte Del Vecchio?

È stato un uomo con una eccezionale capacità di visione. Mi hanno impressionato molto le sfide che lui è stato in gradodi affrontare e che alla fine sono risultate vincenti come la quotazione di Luxottica a Wall Street e la fusione francese con la creazione di EssilorLuxottica.

Il numero uno di Luxottica sosteneva spesso che l’industria italiana sconta ritardi strutturali.

La sua stessa vicenda imprenditoriale è la conferma che non dobbiamo mai lamentarci dei limiti che ci sono imposti dall’esterno. Il destino dell’economia italiana e delle piccole e medie imprese dipende dalle solo nostre capacità imprenditoriali come singoli individui. La storia di Del Vecchio dimostra come con la determinazione e il coraggio certi risultati si possono raggiungere. Basta volerlo e disponendo di sufficiente forza e carattere.

Spesso il grande talento sconta però il prezzo di un certo isolamento...

In realtà Del Vecchio ha ottenuto questi grandi risultati senza delegare nessuno ma affidandosi unicamente alla propria esperienza e intuito. Fino all’ultimo giorno è stato una one man band , un grande solista dell’impresa.Forse anche per questo non ha funzionato la collaborazione con manager come Andrea Guerra. Ma alla fine aveva sempre ragione lui. E lo dimostra l’apprezzamento che ha sempre ottenuto dal mercato.

Una storia epica. Ci sono suoi possibili eredi in Italia?

Difficile individuare altre figure che gli possano stare alla pari. Aveva una capacità unica di lettura dei mercati. La sua grande intuizione è stata quella di capire che produrre e vendere occhiali significava valorizzare una parte fondamentale del business, possedere negozi in tutto il mondo come ha dimostrato comprando grandi catene di distribuzione negli Stati Uniti . La sua crescita in Usa è stata tumultuosa. E anche in Francia ha saputo opporsi con fermezza alle velleità francesi di acquisire il controllo del nuovo gruppo.

Molto attento anche agli investimenti finanziari, come dimostra la sfida nelle Generali.

Del Vecchio ambiva a cambiare la gestione delle Generali con un modello di business che a suo parere poteva essere più efficace.

Quale eredità lascia Leonardo Del Vecc hio?

Ha dimostrato che anche partendo da una piccola provincia in un settore come l’occhialeria si può costruire un grande gruppo imprenditoriale italiano in grado di imporsi nel mondo.