Gli eredi di Leonardo Del Vecchio: proteggeremo il suo sogno

Dalla moglie Nicoletta Zampillo ai figli Claudio, Leonardo Maria, Clemente, la promessa di proteggere quel sogno sorto come un grande mare blu in mezzo alle montagne bellunesi: la sua azienda, la sua gente

AGORDO. La signora Nicoletta Zampillo, vedova di Leonardo Del Vecchio, che distribuisce le rose rosse ai componenti dell'ampia famiglia dalla corona poggiata sulla bara del marito è forse il simbolo più bello di questa dinastia, unita dall'amore e dal dolore per la perdita di un uomo straordinario, uno dei più grandi imprenditori che il nostro Paese abbia avuto.

Claudio Del Vecchio, primogenito di Luciana Nervo e del presidente di Luxottica (le sorelle sono Marisa e Paola), che stringe Leonardo Maria, figlio della signora Zampillo, il quartogenito e l'unico attualmente con incarichi aziendali, è un'altra immagine di grande forza.

La famiglia Del Vecchio, tre matrimoni, tre relazioni, sei figli ha voluto dire al popolo di Luxottica che il loro impegno sarà quello di onorare la volontà di Leonardo Del Vecchio, di rispettare l'immane amore che lui ha provato per quella che è stata la sua vita, la sua famiglia grandissima: la sua gente, la sua fabbrica, la sua Agordo. Il seme di tutto.

L'origine di questo impero miliardario che dà lavoro nel mondo a 180 mila persone, 11 mila lavoratori solo in Italia. A loro parla la signora Zampillo, la voce rotta dall'emozione e dal dispiacere. «Io non sono tanto abituata a parlare in pubblico» dice «io e mio marito siamo stati sempre schivi a questo. Grazie di essere qui. Voglio dirvi che Leonardo, che è il vostro presidente, il vostro amico, il vostro padre per i figli vorrebbe che vi dicessi che lui sarà sempre qui con voi, che continuerà a darvi dei consigli e tanti ne ha già dati a tutti. Voi dovete continuare, come continuerò io, ad essere forti e determinati ad andare avanti, questa azienda è la sua creatura, i suoi dipendenti sono come dei figli per lui ha lasciato una eredità a tutti voi che è qualcosa di straordinario e sono sicura che porterete avanti nel migliore dei modi».

Il più struggente dei ricordi è quello del primogenito Claudio, Ray Ban a coprire gli occhi, e il rosso che gli segna il volto dal dolore. Anche lui parla direttamente ai dipendenti: «Il sogno di nostro padre non si sarebbe realizzato senza la vostra dedizione, lui sapeva quanto eravate bravi anche più di quello che sapevate voi. Ed ha avuto il coraggio di rischiare più di chiunque altro perché c'eravate voi che gli coprivate le spalle. Sapeva che avevate la stessa passione e lo stesso desiderio di vincere, voi eravate la sua famiglia. Sapeva che avevate la stessa passione e lo stesso desiderio di vincere: voi eravate la sua famiglia. Ha preteso tanto ma ha anche rispettato tutti, vi ha amati tutti e alla stessa maniera. Le uniche volte in cui si emozionava era quando parlava di voi».

Claudio ricorda anche la partecipazione dei figli all'azienda, quando da bambini mettevano lo scotch sulle aste per coprire dove non andava il colore. E poi richiama alla memoria l'ultima volta che ha incontrato il padre, ad esemplificare l'amore per la sua Agordo, per confortare chi in questi giorni ha temuto per quel mare blu sorto alle spalle delle villetta Del Vecchio. «Era molto nervoso quando sono andato a trovarlo in ospedale, quando gli ho detto che andavo ad Agordo per vedere la fabbrica, non lo ha mai chiamato stabilimento, era la "sua" fabbrica. Il suo viso si è illuminato con un sorriso bellissimo, e mi ha detto: la fabbrica... è così bella adesso».

Un altro messaggio di grande unità familiare ha rappresentato anche il ricordo di Rocco Basilico, figlio della signora Zampillo e fratello di Leonardo Maria, ha voluto ringraziare il grande imprenditore che per lui è stato come un secondo padre. «Certi uomini nascono per adempiere ad un compito diverso dagli altri, Leonardo era tra questi. Un uomo straordinario, anzi non ordinario non inquadrabile nei canoni di noi persone normali. Era diverso, ed era chiaro che seguisse una missione, quella di creare il più grande gruppo italiano ed insieme adesso quello di dare lavoro e serenità a decine di migliaia di famiglia. Io ho avuto l'onore e l'opportunità di far parte della sua famiglia e di lavorare con lui, parlava quasi sempre e solo di Luxottica, di come migliorarla e di come innovarla: era il suo amore più grande e non aveva niente a che fare con il successo e con i soldi». Per questo, prosegue il giovane, «la sua famiglia è molto più grande e abbraccia tutte le persone che hanno lavorato insieme a lui. La sua luce illuminerà il percorso per tanti altri, come lo ha fatto per me, grazie Leonardo ti voglio bene».

Dolcissimo il ricordo del più piccolo dei suoi figli, Clemente, nato dal legame con Sabina Grossi (l'altro figlio è Luca). «Papà ti sei sempre dedicato tanto al lavoro, ma quando mi vedevi lasciavi quello che stavi facendo e mi sorridevi e mi abbracciavi. Non ho mai amato nessuno più di te, mi sorridevi e mi dicevi: ciao cucciolo. Quando sono venuto qui per la prima volta alla festa di Natale, con il coro che intonava c'è solo un presidente, stentavo a credere di avere un papà così amato».

E infine Leonardo Maria, da sette anni in azienda: «Mio padre mi ha regalato i sette anni più belli della mia vita, lavorando al suo fianco», dice. E aggiunge: «Oggi lui ci sta dando una opportunità di renderlo fiero. Oggi senza di lui, che ci guarderà dell'alto non c'è cosa più grande e importante e motivo di fierezza della nostra unione come famiglia, come figli e come azienda. Grazie papà, non ti deluderò».

Il feretro esce dal Palaluxottica. Fratelli e sorelle si abbracciano, la signora Zampillo porge le rose a tutti, poi si allontanano in auto. Arrivati all'ingresso di Luxottica si fermano davanti alla villetta dove è iniziato tutto, scendono, si salutano, si fermano nella dimensione sospesa che ogni lutto porta con sé. Questa famiglia sarà depositaria del destino non solo di una fortuna finanziaria tra le più grandi al mondo, dovrà essere all'altezza di proteggere quel sogno sorto come un grande mare blu in mezzo a queste montagne. Leonardo Del Vecchio questo voleva.

r.paolini@gnn.it