Ben: intermodalità, lavoro e sanità. Le priorità del Pnrr per il Nordest

Gli orientamenti sui trend economici di 310 imprenditori e manager leader nel territorio Rilevazione condotta per il nostro giornale da CR&A con il sostegno di Banco Bpm

lo scenario

La crisi innescata dalla pandemia ha generato, fra le molte conseguenze, un ripensamento radicale delle politiche europee. Le profonde difficoltà originate dal diffondersi del virus ha provocato un cambiamento nella prospettiva della gestione economica delle risorse comuni.

Seppure su piani diversi, le politiche della UE sugli effetti del fallimento della Lehman Brothers nel 2008, nel tentativo di rimettere in ordine i conti degli stati meno attrezzati (tra i quali l’Italia), è apparsa poco adeguata.

Quell’esperienza ha sicuramente inciso nel creare un diverso approccio alle politiche di sostegno per affrontare un fenomeno devastante sul piano economico e sociale come è stato (ed è ancora) il Covid-19.

Com’è noto, per sostenere un percorso di ripresa economica, la UE ha varato il piano Next Generation EU, all’interno del quale insiste il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato nel 2021, e di cui l’Italia è il principale beneficiario in Europa in considerazione della gravità che aveva colpito il nostro paese. Le priorità del Piano insistono su tre temi principali: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale, raccolte in 6 missioni.

L’ultima rilevazione di BEN – Bussola dell’Economia del Nordest (Community Research&Analysis per i Quotidiani del gruppo GNN, con il sostegno del Banco BPM) ha inteso identificare all’interno delle missioni le priorità individuate da imprenditori e manager del Nordest. L’obiettivo è evidenziare le direzioni prioritarie su cui concentrare gli investimenti auspicate dal sistema produttivo nordestino.

Relativamente alla prima missione (digitalizzazione e innovazione), la preminenza è assegnata a sostenere il sistema produttivo (48,1%) per rafforzarne la competitività, seguito dal processo di ammodernamento della Pubblica Amministrazione (36,4%), più avvertito in Friuli-Venezia Giulia (40,6%). Più sullo sfondo sono collocati il turismo e il sistema cultura (15,5%) che peraltro costituiscono una quota importante del PIL del Nordest, segnatamente fra i veneti (18,6%).

La seconda missione riguarda la transizione ecologica e i temi green. Su questi ambiti le priorità identificate paiono più nette. Il 41,1% mette l’accento sulla transizione energetica e la mobilità sostenibile, e in misura maggiore in Friuli-Venezia Giulia (42,5%). Più staccati vengono i temi connessi all’efficienza energetica e alla riqualificazione edilizia (23,6%), mentre appaiati in fondo alla classifica troviamo quelli dell’agricoltura sostenibile (17,8%) e la gestione del territorio e le risorse idriche (17,5%) nonostante i problemi causati dal cambiamento climatico che oggi assillano l’ambiente.

La terza missione concerne le infrastrutture per la mobilità sostenibile. La grande prevalenza delle opinioni si concentra sui temi della intermodalità e della logistica integrata (59,7%), in particolare fra gli imprenditori friul-giuliani (62,9%), aspetto oggi fondamentale per la competitività delle imprese. A questi segue il tema della TAV (40,3%), i cui passi in avanti risultano molto lenti, per non dire al palo, da diversi anni, facendo mancare al territorio un’infrastruttura chiave per la mobilità di merci e persone.

La quarta missione si concentra sui temi dell’istruzione e della ricerca. È interessante osservare come la visione di imprenditori e manager privilegi l’implementazione dell’offerta di servizi educativi e formativi (dagli asili, all’università) (53,6%), soprattutto fra i veneti (57,3%), più che un miglioramento della relazione fra ricerca e impresa (46,4%). A sottolineare, una volta di più, l’attenzione al tema del capitale umano.

La quinta missione ha un sapore più squisitamente sociale e guarda all’inclusione e alla coesione. Prevale nettamente l’attenzione alle politiche del lavoro (58,6%), soprattutto in Veneto (61,4%), coerentemente con le tensioni che attraversano il mercato del lavoro, seguito dagli investimenti nelle infrastrutture sociali e per il terzo settore (33,7%), mentre sullo sfondo si collocano i più generici interventi per la coesione territoriale (7,7%).

L’ultima missione riguarda il delicato tema della salute. L’esperienza della pandemia fa mettere l’accento sulla costruzione di reti di prossimità e di un’assistenza sanitaria territoriale (58,9%), in particolare per l’area del Friuli-Venezia Giulia (65,1%), ma non meno importante appare l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del sistema sanitario (41,1%).

Infine, per quanto attiene ai Progetti bandiera delle Regioni, ovvero le declinazioni del PNRR su scala regionale, detto che poco meno di un quinto degli interpellati (17,9%) dichiara di non conoscerli, soltanto un terzo (30,4%) ritiene che le strutture regionali saranno in grado di sfruttare e attuare concretamente i progetti e le risorse provenienti dal PNRR. Valutazione che rappresenta la cartina di tornasole di come il sistema produttivo percepisca le capacità della Pubblica Amministrazione.