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La ricerca di Confartigianato, “Ricompensati, valorizzati con più equilibrio tra vita e lavoro”: la ricetta per attirare i giovani al lavoro

Un lavoro che appassiona, essere valorizzati e ricompensati (anche economicamente). Ecco come

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“Il “capitale umano” sta diventando sempre più di difficile reperimento in particolare per le fasce di età più giovani. Il fenomeno delle “grandi dimissioni (66mila nei primi 4 mesi dell’anno in Veneto), quello dell’inverno demografico (Il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale) e la difficoltà di trovare personale adeguatamente formato, creano un mix esplosivo che penalizza in particolare le imprese che stanno crescendo.

In questo caso però, in un mercato di risorse scarse, la logica del “salario” non sembra essere l’unica carta da giocare perché alimenta la mobilità, che uno dei problemi.

Per capire come le imprese artigiane possono diventare più attrattive e mantenere nel tempo i prossimi giovani collaboratori Confartigianato Imprese Veneto, in collaborazione con IVL, è partita dai giovani che aveva in casa -gli apprendisti che seguono la formazione trasversale- ed ha chiesto a 614 di loro motivazioni, aspettative, quali gli elementi che deve portagli il lavoro e cosa vorrebbero da una azienda.

Ne è emersa una fotografia molto interessante che mette in evidenza il salario ovviamente ma anche crescenti esigenze di senso di appartenenza, coinvolgimento, tempo libero e apprezzamento. Motivazioni lontane dalla esperienza della gran parte dei nostri imprenditori, per questo diventa importante individuare le modalità formative migliori per accompagnare i nostri artigiani ad essere più “guida” e meno “capo”” Lo afferma Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto.

“In estrema sintesi -commenta il Presidente-, questa indagine conferma un approccio al lavoro che va delineandosi nelle nuove generazioni, funzionale allo star bene e non solo alla carriera. A volte si dà per scontato che lo stipendio sia l’unica leva su cui puntare. Resta importante sì, ma chi offre un lavoro deve tenere conto anche della nuova esigenza di trovare un senso, una rappresentazione di sé. Stare bene al lavoro si declina in una adeguata gestione del tempo, della vita sociale, congruenza con le aspettative personali, apprezzamento e trasmissione dei saperi. Capitolo a parte la propensione a mettersi in proprio dei giovani, aspetto -prosegue- che ci interessa molto di fronte ad un “inverno demografico” di cui “soffre” anche la piccola impresa. Anche in questo caso i risultati del questionario sono interessantissimi. I giovanissimi (19enni) hanno quasi il doppio di “propensione” a mettersi in proprio rispetto a chi ha più di 25 anni, con il passare del tempo e l’esperienza sul campo sembra scoraggiare i ragazzi”.

“Proseguiremo con l’analisi dei risultati e faremo ulteriori indagini -conclude Boschetto-. Due cose entrano subito in “agenda” Confartigianato Veneto: individuare i percorsi per formare i nostri titolari a gestire le giovani generazioni e sviluppare iniziative che possano far crescere l’attrattività del lavoro nel sistema Artigiano. Inoltre, in base, a questi risultati andremo intensificare la nostra azione -in occasione delle prossime elezioni- per un sistema Paese che non scoraggi i giovani a fare impresa come, purtroppo, avviene”.

Quattro gli ambiti del questionario: il profilo degli apprendisti, le motivazioni del lavoro, i ritorni del lavoro e le aspettative. Questi i risultati principali:

Il profilo degli apprendisti

Tre le priorità principali che emergono: avere un lavoro che diverte, che fa stare bene (per il 62,1% è molto importante), lavorare in un’organizzazione in cui i diritti dei lavoratori sono tutelati (60,7%) e scegliere un lavoro che consenta di divertirsi e godersi la vita (59,6%).

Le caratteristiche meno prioritarie per gli apprendisti intervistati sono andare alla ricerca nel lavoro di obiettivi sfidanti (per il 21,7% è molto importante) e saper fronteggiare sul lavoro cambiamenti repentini (20,0%)

Le motivazioni del lavoro

Le motivazioni più importanti sono: il bisogno di sentirsi apprezzati e ricompensati per il lavoro che svolgono (per il 45,0% è molto d’accordo), è importante che gli altri scoprano davvero quanto valgono nel lavoro (31,8%), sarebbero più motivati se il loro lavoro fosse riconosciuto dagli altri (30,3). Gli apprendisti con più di 25 anni mostrano maggiore grado d’accordo agli aspetti legati al riconoscimento sul lavoro, e in special modo tra le donne e con più di 25 anni

I ritorni del lavoro

I ritorni del lavoro maggiormente apprezzati sono avere un lavoro che consenta di raggiungere i propri obiettivi e fare un lavoro che assicura una fonte di denaro (entrambi al 64,0%). Avere un lavoro nel quale sia possibile fare nuove amicizie e decidere da solo come svolgere il lavoro sono due item con un grado di accettazione molto basso e molto distante dal resto (rispettivamente 27,7% e 22,3%). Sono quindi degli aspetti del tutto accessori rispetto alle aspettative dei giovani. Le donne hanno espresso preferenze molto elevate per vari item rispetto agli uomini. Trovare un lavoro che mi soddisfi pienamente è ritenuto essenziale dal 73,2% delle donne (più di 20 punti percentuali rispetto agli uomini) con una punta dell’80,4% tra le apprendiste con meno di 21 anni.

Aspettative del lavoro

Essere valorizzati per quello che si sa fare è la aspettativa di gran lunga preferita dagli apprendisti rispetto al lavoro (59,8% di intervistati che dicono sia essenziale). Le donne, soprattutto quelle con più di 21 anni, hanno livelli di preferenza più accentuati rispetto agli uomini nei tre item preferiti: essere valorizzato per quello che sai fare arriva a 69,2.

Mettersi in proprio, magari tra qualche anno è una aspettativa relativamente poco sentita rispetto alle altre, ma dimostra una forte relazione con l’età. Al crescere l’età diminuisce questa aspettativa passando dal 46,6 per gli apprendisti fino ai 19 anni al 28,4 per gli over 25. Sembra quindi che la possibilità di aprire una posizione indipendente vada scemando con l’aumentare dell’età e probabilmente, quindi, con una maggiore consapevolezza del mondo lavorativo.

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