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Lucia Botturi, chi è la signora dei cinema veronesi

Ha vinto di recente il premio “Biglietto d’oro” con una delle sue sale, che ha venduto più biglietti di tutte a livello nazionale

Edoardo Bus
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

È la signora dei cinema veronesi ed ha vinto di recente il premio “Biglietto d’oro” con una delle sue sale, che ha venduto più biglietti di tutte a livello nazionale. Ma Lucia Botturi allontana da sé ogni merito e racconta che lei è solo una “nipote d’arte” e deve le fortune dei cinema che gestisce agli zii Bruno Berzacola e Renata Ceresini.

In effetti molti degli attuali successi delle quattro sale, di proprietà o in gestione, dell’arena estiva e del cineforum Charlie Chaplin si devono a questa coppia. Tutto è iniziato nel lontano 1963, quando il giovane Bruno Berzacola collaborava alla gestione del Pindemonte, allora sala parrocchiale del Sacro Cuore.

Si inventò il primo cineforum veronese, con tanto di dibattitto a fine pellicola. Berzacola andava a Padova dalle agenzie di distribuzione per firmare i contratti di noleggio e cominciò così la sua carriera nel settore, la moglie lo affiancò ben presto e l’avventura diventò importante quando nel ’92 acquistarono il cinema Fiume e quindi, nei pressi, il terreno per l’arena estiva, dove ancora oggi si svolge la stagione del cinema all’aperto.

Quindi sono arrivati ancora l’acquisto del cinema Diamante nel ’98 e l’affitto del cinema teatro Kappadue dalla Parrocchia di San Bernardino, nel 2001. Poco dopo Berzacola si ammalò, per poi morire a lasciare alla moglie Renata e alla giovanissima nipote Lucia questa pesante ma entusiasmante eredità. Che ancora oggi, nonostante la pandemia, i costi e la concorrenza delle “pay tv” continua a permettere a migliaia di veronesi di godere del fascino del grande schermo con proiezioni di qualità.

Larga parte dei successi la si deve comunque alla programmazione che Lucia Botturi, con entusiasmo e vera passione per il cinema, segue personalmente. “In effetti puntiamo solo sulla forza e sulla capacità di suscitare emozioni dei film – afferma Botturi. In nostri ricavi derivano dalla vendita dei biglietti. Non proiettiamo pubblicità né prima né dopo i film. Non vendiamo pop corn, ma solo pellicole di qualità, quelle che in gergo vengono definite “film di città”, cercando di perseguire uno stile comune per le quattro sale, che comunque hanno ognuna una chiara personalità, oltre che una società diversa che le amministra”.

Il Kappadue, che tra queste potrebbe essere definita un po’ “radical chic”, è la monosala che nel 2021 ha vinto il “biglietto d’oro” per il maggior numero di presenze a livello nazionale per città tra i 200mila e i 500mila abitanti. Seguono l’istituzionale Pindemonte, l’hollywoodiano Fiume ed il Diamante, meta di un pubblico di appassionati anche da fuori provincia.

Una sorta di multisala diffusa, che infatti dalla possibilità di rotazione tra queste quattro sale cittadine da 500 posti ciascuna ottiene il grande successo della stagione del cineforum Charlie Chaplin, che quest’anno riparte dopo essere stato bloccato per due stagioni dal Covid, dopo 60 anni di ininterrotto servizio.

“Ma non abbiamo mai pensato di chiudere – spiega Lucia Botturi – il cinema è la nostra vita e sono convinta che avrà sempre un futuro. Ci sono dei film che non potrebbero nemmeno vedere la luce se non ci fossero le sale. Combattiamo ogni giorno, ma sono sicura che ce la faremo, anche grazie ai nostri collaboratori storici, che coccolano il pubblico e badano alla massima qualità della proiezione, dall’audio alla temperatura della sala.”

Ma la battaglia è dura. Ci sono almeno tre componenti pesanti con cui fare i conti. Bottura le individua nella disaffezione di una parte del pubblico italiano. Infatti, se i cinema, rispetto al passato, in Inghilterra sono pieni al 90 per cento e in Francia all’80%, da noi in Italia siamo ancora fermi al 50%.

Inoltre, la mancanza di una legge che regoli i tempi della programmazione e la necessità di un passaggio obbligatorio attraverso le sale cinematografiche dei nuovi film, considerata la nuova e forte concorrenza di alcune piattaforme TV, da Netflix ad Amazon, che sono anche diventate produttrici. Infine, il clamoroso aumento dei costi, determinati soprattutto dalla componente energetica.

“Riscaldare e raffrescare le sale costerà molto di più – dice Botturi – ma anche i proiettori ed i server dove sono ospitati i dischi dei nuovi film sono molto energivori. Non intendiamo aumentare il costo del biglietto. Per cui faremo dei sacrifici, nella speranza che questo sia un anno di transizione verso un futuro migliore e che siano ripagati dalla fedeltà del nostro pubblico”.

Ma non mancheranno gli investimenti, soprattutto nell’aggiornamento continuo delle macchine da proiezione per assicurare la massima qualità dell’immagine, e l’entusiasmo di lavorare alla programmazione di nuovi film di qualità. Chiediamo quindi a Botturi una previsione sul prossimo film di sicuro successo. “Dal prossimo 14 dicembre al Fiume proietteremo il nuovo “Avatar 2”, per cui abbiamo già messo da parte gli occhialini 3D e ci aspettiamo tanta gente con lo sguardo curioso e attento al grande schermo”.

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