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Raffaele Boscaini (Confindustria Verona): guardiamo ad alleanze sulla linea del Brennero

“Guardiamo al “diamante” all’interno del quale sono incastonate le città di Verona, Trento, Brescia e Mantova. È qui che dobbiamo cercare collaborazioni e sviluppo comune. Presto mi incontrerò con i miei omologhi di queste Confindustrie locali” dice il leader degli industriali scaligeri

Edoardo Bus
3 minuti di lettura

La ripresa autunnale per l’industria veronese, veneta e nazionale rischi di essere pesante, afflitta dai problemi determinati da energia e inflazione. NordEst Economia ne ha parlato con Raffaele Boscaini, da oltre un anno Presidente di Confindustria Verona.

Presidente, come vive questo momento l’industria veronese e quali sono le prospettive per il futuro?

Il momento è ancora positivo. Infatti, nel secondo trimestre del 2022 la produzione veronese è cresciuta del 3,4%. Meno delle previsioni che la davano al 5,7%, ma comunque in buona ripresa. Il perdurare del conflitto russo-ucraino, le criticità legate ai prezzi energetici e all’inflazione ora affievoliscono lo slancio, per cui le prospettive del terzo trimestre 2022 risentono di questo clima e ci dicono che la produzione si fermerà a +2,5% nei mesi luglio-settembre. In sintesi, posso affermare che l’industria veronese resiste, anche se la guerra in Ucraina, l’inflazione e i prezzi energetici iniziano a farsi sentire, soprattutto sulle prospettive. In particolare, è brusco l’arresto per l’export extra-Ue, complici le tendenze al ribasso che hanno caratterizzato il commercio mondiale.

Il tema energia è certamente grave e impatta sui costi delle aziende veronesi. Quali soluzioni?

Sono in particolare le aziende energivore ad avere i costi fuori controllo, dalle fonderie alle vetrerie, dalle cartiere all’industria della ceramica. Ritengo che siano necessarie misure di contenimento, come mettere un tetto al prezzo del metano e disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’energia sui mercati all’ingrosso, cosa che favorirebbe anche lo sviluppo delle fonti rinnovabili, per puntare sempre più all’indipendenza energetica del Paese. Per il resto le soluzioni le aziende le cercano e trovano in modi diversi. Certamente attraverso il risparmio e in questo senso il programma Industria 4.0 ha consentito di ottenere un parco macchine rinnovato e più preformante anche dal punto di vista energetico. Poi anche rimandando investimenti. Sono stato di recente in visita in un’azienda del territorio. Hanno una linea produttiva che va molto bene, ma in questa situazione aspettano a far partire la seconda, con attenzione e prudenza. Quello della dipendenza energetica italiana dall’estero è un tema enorme.

Qual è la posizione di Confindustria Verona in proposito?

Ritengo che in primis si debba effettuare una serie programmazione strutturale che, nell’arco di qualche anno, ci porti in una situazione diversa dall’attuale. Questo significa certamente puntare sul nucleare tecnologicamente avanzato e sostenibile, e sulle fonti rinnovabili, anche sfruttando a fondo i bandi esistenti sul fotovoltaico per l’agrisolare. Inoltre, è un fatto che in questa situazione la questione ambientale passi in secondo piano, per cui avanti con i rigassificatori e nessun veto al carbone.

Macron ha dichiarato di recente che è finita l’era dell’abbondanza. Lei che ne pensa? Penso che sia finita l’era del “tutto dovuto” e degli sprechi. La scarsità ci rende concreti e ci fa rendere conto del valore delle cose, dall’acqua alle fonti di energia. Rivolgiamo di più la nostra attenzione a ciò che è davvero necessario, alla qualità e ad assicurarci un futuro. A proposito di futuro, avete pubblicato una bella ricerca sulle prospettive di Verona da qui al 2040.

Quali sviluppi vi aspettate?

Si tratta di una sorta di rotta di navigazione, una visione d’insieme che guarda al futuro sotto diversi punti di vista: demografia, servizi, infrastrutture, alleanze. Verona deve avere una prospettiva di crescita e diventare sempre più attrattiva, per le imprese e per le famiglie. Siamo la città con più sedi di multinazionali dopo Milano e dobbiamo garantire migliori infrastrutture, dal filobus alla Tav, ma anche servizi come scuole di qualità internazionale. Per esempio, Aptuit azienda di Evotec, che qui fa ricerca scientifica, oggi è in forte crescita conta oltre 800 ricercatori di cui il 25% sono persone rientrate dall’estero con le loro famiglie, persone arrivate da tutto il mondo a cui dobbiamo dare servizi di qualità. Quanto alle alleanze, guardiamo al “diamante” all’interno del quale sono incastonate le città di Verona, Trento, Brescia e Mantova. È qui che dobbiamo cercare collaborazioni e sviluppo comune. Presto mi incontrerò con i miei omologhi di queste Confindustrie locali. Vedo vantaggi, per esempio, dalla futura nuova linea del Brennero sull’asse nord sud.

Intanto le Confindustrie del Veneto fanno massa comune. Verona non teme di rimanere isolata?

In parte ho già risposto. Poi, Confindustria Verona ha le sue specificità ed io sono contento della vicinanza che posso esprimere al mio gruppo ed ai suoi cinque raggruppamenti territoriali. A proposito di specificità, a Verona i giovani sembrano avere più difficoltà che nel resto del Veneto a trovare un lavoro di qualità e ben retribuito. Credo che il motivo principale stia nel disallineamento tra domanda ed offerta. I giovani sono pochi e molti di essi privilegiano facoltà umanistiche quando ci sarebbe un gran bisogno di laureati nelle materie Stem. Insomma, da una parte c’è bisogno di ingegneri o matematici, ma dall’altra anche di meccanici o manutentori. Per questo auspico anche che ci sia una seria attenzione al tema dell’immigrazione, che va controllata ma favorita. Tra qualche giorno si vota.

Cosa chiede Confindustria Verona alla politica in genere ed alla nuova giunta locale? Due cose in particolare. L’efficienza della macchina amministrativa, senza ritardi e burocrazia, e poi continuità nel perseguire gli obiettivi del PNRR. In un momento in cui i margini delle imprese si vanno riducendo sapere che gli investimenti pubblici per la crescita del Paese continuano è un elemento di stabilità e di fiducia nel futuro.

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