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Anno record per il Gruppo Danieli, ricavi sopra i 3,6 miliardi di euro

Gli investimenti per la produzione dell’“acciaio verde” spingono il Gruppo friulano leader nella progettazione e costruzione di impianti siderurgici. Il Cda ha approvato i conti che vedono fatturato in aumento del 31% e l’utile netto del +173% a 218,7 milioni. In portafoglio ordini per 5 miliardi

Elena Del Giudice
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
2018 

La corsa verso il green steel traina il Gruppo Danieli che chiude l’anno fiscale con ricavi in crescita del 31% a 3,63 miliardi di euro, un Ebitda a +44% a 359,2 milioni, e un utile netto di Gruppo che balza del +173% a 218,7 milioni di euro. E le prospettive, non solo per l’esercizio già iniziato ma anche per quello successivo, sono decisamente più che positive, e poggiano su un portafoglio ordini che supera i 5 miliardi.

Il consiglio di amministrazione del Gruppo Danieli, presieduto da Gianpietro Benedetti e dal ceo Giacomo Mareschi Danieli, ha licenziato  il bilancio chiuso al 30 giugno che certifica gli obiettivi di crescita che la Danieli si era data lo scorso anno. Un bilancio che rileva «una redditività interessante in rapporto al fatturato per entrambi i settori, Plant Making (la divisione che si occupa di progettazione e costruzione di impianti siderurgici) e Steel Making (specializzata nella produzione di acciaio), in crescita sia nei volumi che nei margini, e che hanno garantito la totale copertura delle ingenti spese di ricerca e sviluppo» sostenute nell’esercizio.

Gianpietro Benedetti

 

Una buona marginalità per la divisione Plant Making, nonostante i costi aggiuntivi per l’avviamento di impianti innovativi per la sospensione di alcuni progetti in Russia e in Ucraina. Per quel che riguarda la produzione di acciaio, i ricavi sono risultati superiori al budget e la redditività ha beneficiato del contributo dei nuovi impianti di laminazione ora pienamente operativi; un risultato che, per essere confermato in futuro, richiede «un intervento governativo coordinato per normalizzare i costi energetici - spiega il Gruppo - che da inizio anno stanno subendo fluttuazioni violente non facilmente ribaltabili sui prezzi di vendita». Il Gruppo Abs (stabilimenti in Friuli e in Croazia), ha raggiunto una produzione di 1,3 milioni di tonnellate, l'obiettivo è di arrivare ai 2 milioni al termine del piano di investimenti da 700 milioni che prevede la costruzione di un innovativo DigiMelter Net zero a Pozzuolo del Friuli e un nuovo laminatoio in Croazia in Abs Sisak.

La sfida del Net zero, ovvero l’abbattimento delle emissioni di CO2 e la decarbonizzazione della produzione di acciaio, vedono il Gruppo Danieli in una posizione da leader nella progettazione di impianti e soluzioni innovative in grado di alimentarsi con energie rinnovabili, oltre che con il gas in attesa dell’idrogeno. Il colosso friulano beneficerà dunque della spinta agli investimenti dei principali produttori mondiali di acciaio, grazie alle tecnologie messe a punto in questi anni che permettono la produzione del green steel, l’acciaio verde. Fondamentale poi il DigiMelter Danieli, il forno elettrico che consente di alimentare la fusione dell’acciaio con energia solare ed eolica, e negli Usa sono in costruzione due acciaierie che impiegheranno l’energia solate. Nel contesto si ritaglia un ruolo Danieli Fata, specializzata in solar fields high-tech, che servirà anche il mercato siderurgico, oltre a spingere nel settore delle centrali di produzione di energia (ha in portafoglio centrali per quasi 2.500 megawatt/ora).

Infine Danieli chiude l’anno con occupazione in crescita a 9 mila 95 unità (di cui 6 mila, tra diretti e indiretti in Fvg), e stima di raggiungere, nel prossimo esercizio, un fatturato compreso tra i 3,5 e 3,7 miliardi, e un portafoglio ordini tra i 5,4 e i 5,7 miliardi. I conti saranno all’esame dell’assemblea degli azionisti il 28 ottobre che si esprimerà sulla proposta di dividendo di 0,27 euro per azione ordinaria e 0,30 per ogni azione risparmio.

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