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I.Blu: «Nel 2022 target mantenuti, puntiamo sul polimero Bluair per la decarbonizzazione dell’acciaio»

La società friulana del gruppo Iren sta implementando la capacità produttiva dello stabilimento di San Giorgio di Nogaro. In aumento la richiesta del polimero che sostituisce il carbone e riduce le emissioni di CO2 delle acciaierie

Federico Piazza
3 minuti di lettura

Lo stabilimento I.Blu a San Giorgio di Nogaro

 

Il nuovo impianto I.Blu di San Giorgio di Nogaro viaggia verso la capacità produttiva complessiva di 70.000 tonnellate l’anno. Obiettivo che dovrebbe essere raggiunto nel primo trimestre 2023, trainato dal successo in Italia e in Europa dell’innovativo polimero Bluair per la decarbonizzazione dei processi siderurgici, uno strumento che i produttori italiani ed europei di acciaio stanno adottando per centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂.

I.Blu è la società del gruppo multiutility Iren specializzata nella selezione e riciclo delle materie plastiche, raccolte in gran parte attraverso il sistema di aste pubbliche del sistema Corepla, con tre impianti operativi in Friuli, Veneto ed Emilia Romagna per una capacità totale di gestione di 320mila tonnellate l’anno. E un target di estensione a 500mila tonnellate con un ulteriore sito in completamento in Piemonte, uno in fase di autorizzazione in Toscana, e interesse a investire anche in Puglia. Le performance di riciclo sono molto buone: «Oggi, rispetto alla media italiana di circa il 50%, i nostri impianti di selezione arrivano a circa il 75-78% del materiale», dichiara il Ceo di I.Blu, Roberto Conte.


Da tutta questa plastica I.Blu produce tecnopolimeri industriali con applicazioni in vari settori: siderurgia, stampaggio, estrusione materie plastiche, prodotti per l’edilizia. «Nonostante l’anno complicato, stiamo mantenendo nel 2022 gli obiettivi previsti dal piano industriale e chiuderemo l’esercizio oltre i 55 milioni di euro di fatturato», commenta Conte. «Per il 2023 la sfida in particolare è proseguire la crescita nel mercato siderurgico, con l’adozione sempre più diffusa e a pieno regime di Bluair da parte delle acciaierie impegnate nella decarbonizzazione della produzione. Ma anche agganciare i segnali di ripresa che grazie al Bonus 110% e ai primi effetti dei progetti PNRR arrivano dal mercato delle costruzioni, dove siamo leader nella produzione di polimeri per le guaine per l’edilizia. E dove – aggiunge Conte – stiamo inoltre iniziando a vedere le prime applicazioni industriali di un innovativo progetto di polimero per asfalti che aumenta la durabilità e riduce i costi di manutenzione delle superfici stradali, un prodotto per il quale c’è molta attenzione in diversi mercati europei, tra cui per esempio l’Ucraina, paese in cui dopo l’inevitabile rallentamento di quest’anno puntiamo a riprendere a supportare Mapei nella realizzazione di asfalti».


Il focus primario su cui I.Blu sta investendo è comunque l’acciaio. Bluair, appunto. Un polimero, derivante dalle plastiche miste post-consumo che non possono essere avviate nei tradizionali circuiti di riciclo, che viene utilizzato nei forni elettrici delle acciaierie come agente riducente in sostituzione del carbone e dei suoi derivati. La produzione è concentrata per il 90% a San Giorgio di Nogaro dove il nuovo impianto, progettato con una capacità di output a regime di 70mila tonnellate l’anno per un investimento complessivo intorno ai 30 milioni di euro, è stato inaugurato nel 2021 con una capacità iniziale di 35mila tonnellate. «Oggi siamo intorno alle 42mila tonnellate, in crescita, e prevediamo ragionevolmente di andare a regime entro il primo trimestre dell’anno prossimo per accompagnare lo sviluppo della domanda che stiamo vedendo nel mercato siderurgico», dichiara Conte. E poiché le platiche miste post-consumo da cui si produce Bluair® sarebbero altrimenti di norma conferite ad incenerimento o in discarica, San Giorgio di Nogaro fornisce un importante contributo alle performance di riciclo. «Quest’anno abbiamo avuto la conferma da parte della Commissione Europea della piena contabilizzazione di Bluair® come prodotto da processo di riciclo e i nostri volumi piuttosto rilevanti aiutano quindi anche a liberare risorse statali, visto che in base alla normativa Ue per ogni tonnellata di plastica non riciclata lo Stato deve pagare un indennizzo».


In termini di sviluppo business il Ceo di I.Blu conferma che il mercato siderurgico è molto ricettivo: «Sono 15 le acciaierie italiane e 5 quelle europee che stanno utilizzando il nostro agente riducente Bluair. In questi mesi, dopo le iniziative storiche di Gruppo Feralpi e ABS abbiamo aperto altri campi prova, per esempio in ORI Martin e Duferco Italia Holding, ma anche in importanti gruppi europei in Spagna e Germania. Il tutto in una stretta interconnessione tra ambiente e riciclo, e decarbonizzazione e sostenibilità dell’acciaio. Importante è anche la misurabilità degli effetti di questa soluzione, che è immediatamente disponibile: i dati rilevati ci dicono che l’uso di Bluair in sostituzione del carbone nel forno elettrico permette di ridurre del 30-35% le emissioni specifiche di CO₂. E ciò comporta un significativo beneficio anche dal punto di vista dei costi per l’azienda, per la riduzione dei costi diretti e di quelli legati agli ETS».
Conte sottolinea il ruolo di I.Blu come partner, e non solo come produttore di polimeri, nell’accompagnare le acciaierie nell’adozione di un processo che richiede una reingegnerizzazione dei processi produttivi. Con risultati che non sono solo meno emissioni ma anche una riduzione dei costi: «Il nostro polimero ha prezzi competitivi rispetto al carbone, che nel 2022 viaggia su una media di 400 dollari la tonnellata e ha toccato anche i 1100 euro, e permette di risparmiare sui certificati ambientali. Inoltre alcuni nostri clienti hanno registrato una riduzione del 2-3% sui consumi energetici, che significa tanto per il settore».

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it

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