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Crisi Electrolux, i sindacati: “L’azienda spieghi che intenzioni ha in Italia”

Questa la richiesta di Fim, Fiom e Uilm. L’8 novembre a Saronno ci sarà il primo confronto con i vertici del Gruppo

Elena Del Giudice
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

«L’8 novembre, in occasione dell’incontro di coordinamento convocato originariamente per discutere del piano di investimenti dedicato a Solaro, chiederemo ad Electrolux un approfondimento sulla situazione di tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia».

Così Gianluca Ficco, coordinatore nazionale della Uilm per l’elettrodomestico, dopo l’annuncio del piano di riduzione dei costi della multinazionale svedese. Electrolux informa che valuterà, alla luce di una domanda di mercato che continua a ridursi, la propria capacità produttiva che, esemplificando, significa attestarsi su quote di produzione più basse delle attuali.

La qual cosa appare rischiosa per Porcia, “salvata” con l’accordo del 2014 che assegnava allo stabilimento che produce lavatrici, una soglia minima di 750 mila apparecchiature/anno. Obiettivo che pare sarà mancato a fine dicembre, con volumi al di sotto delle 740 mila unità.

Per Susegana pare che il budget 2023 sarà inferiore al saldo 2022 che è a sua volta 80 mila pezzi più basso del previsionale. In entrambi gli stabilimenti è presente una quota di lavoratori con contratto a termine, quota che potrebbe ridursi fino ad azzerarsi, senza necessità di avviare piani di ristrutturazione. Susegana, peraltro, è “la” fabbrica di frigoriferi da incasso del Gruppo (in Ungheria Electrolux produce quelli a libera installazione), con un nuovo prodotto che ha incontrato il gradimento del mercato, e gli investimenti sono stati completati.

Porcia avanza una quota di investimenti, che non è ragionevole pensare verrà messa in discussione, ma l’incognita è la sostenibilità a fronte di volumi in caduta e costi in aumento. Qualche timore più che per il personale addetto alla produzione, viene rivolto alle aree di staff e impiegatizie.

«A oggi - è il commento di Simonetta Chiarotto, segretaria Fiom Cgil - non vediamo segnali di criticità nelle fabbriche italiane. Attendiamo l’8 per capire come il piano si riverberi sui nostri stabilimenti».

«La preoccupazione di fronte a un Gruppo che si attende una domanda negativa il ’23 ci sono - aggiunge Gianni Piccinin, segretario Fim Cisl -. Abbiamo bisogno di dettagli sulle intenzioni del Gruppo rispetto a riduzione dei costi, esuberi e anche su come intende intervenire sulle catene di fornitura».

«Davanti ad una contrazione dei volumi diventa cruciale capire in che modo Electrolux intenda rispondere - dichiara Roberto Zaami, segretario della Uil -, ma credo anche sia necessaria una risposta politica per riuscire ad affrontare un problema prima che diventi emergenza. Per questo riterrei opportuna l’attivazione di un tavolo al Mise per l’elettrodomestico».

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