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Electrolux, la crisi mette a rischio circa 350 posti di lavoro in Italia

La multinazionale ha annunciato un piano da quasi quattromila esuberi, una quota fra il sette e l’otto per cento riguarderà gli stabilimenti qui. In allarme Porcia e Susegana dove potrebbero saltare anche circa 300 contratti a termine

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Electrolux nei giorni scorsi ha annuncia che il piano di ristrutturazione interesserà fino a 4.000 posti di lavoro in tutto il mondo, principalmente in Nord America. L'annuncio era arrivato dopo i dati del terzo trimestre che accusano perdite molto significative. «La maggior parte delle riduzioni dei costi mirate sarà raggiunta nell'area di business del Nord America», ha affermato Electrolux. Ora dal coordinamento di ieri emergono le prime stime di quanto questo piano di tagli impatterà in Italia: si stima che circa il sette/otto per cento dei tagli annunciati riguarderà il nostro Paese, quindi un numero attorno ai trecento lavoratori. A questi vanno però aggiunti i contratti a termine, che solo tra Porcia e Susegana sono circa altrettanti. Tradotto: la cura dimagrante toglierà a Nordest circa 600 posizioni lavorative – rispetto ai numeri attuali – per la multinazionale dell’elettrodomestico.

«Situazione abbastanza inedita per la sua velocità e proporzione, non siamo in grado di entrare nei dettagli per ogni stabilimento», ha fatto sapere l’azienda.

Il gruppo svedese ha subito perdite nette per 605 milioni di corone (55,3 milioni di euro) nel terzo trimestre, secondo il rapporto finanziario pubblicato nei giorni scorsi. La contrazione del mercato dell’elettrodomestico, unitamente ai problemi di approvvigionamento di componenti che hanno impattato sulla produzione, hanno provocato perdite nei conti di Electrolux. «Soprattutto per le nostre attività in Nord America – ha spiegato Jonas Samuelson, ceo di Electrolux – ma anche in Europa». Perdite compensate in parte dall’ottimo andamento in America Latina. Medio Oriente e Africa. Per il 2023 Electrolux prevede «un deterioramento della domanda», che Samuelson stima sarà «negativa».

La corsa ai ripari è già iniziata. «Nel terzo trimestre – spiega Samuelson – è stato avviato un programma di riduzione dei costi e di ristrutturazione in Nord America a livello di Gruppo. Stiamo anche riesaminando le nostre esigenze di capacità produttiva data l’attuale situazione del mercato».

«Il programma prevede per l’intero 2023 un contributo positivo agli utili anno su anno di 4-5 miliardi di corone svedesi (360/400 milioni di euro) sia dall’efficienza dei costi che dalla riduzione degli investimenti in innovazione e marketing – ancora il ceo – Le attività attuate nell’ambito del programma contribuiranno gradualmente ai guadagni nel corso del 2023 e nel 2024».

La ristrutturazione colpirà 3.500/4.000 persone in tutto il mondo

Tre le aree in cui si concentrerà il piano di riduzione dei costi della multinazionale: azzeramento delle inefficienze della catena di approvvigionamento «adattando i piani di vendita e produzione a ciò che può essere fornito in modo stabile e per dimensionare correttamente la forza lavoro nei nostri stabilimenti», dettaglia Samuelson; sfruttando al meglio la nuova struttura organizzativa avviata il 1° luglio 2022; ottimizzando gli investimenti in ricerca e sviluppo e marketing.
 

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