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Opa su Atlantia a oltre il 96%: più rapida l’uscita dalla Borsa

Venti giorni per terminare l’iter Considerando le azioni proprie Schema Alfa ha superato il 95%, soglia che permette di accelerare con il delisting

Aggiornato alle 2 minuti di lettura
(reuters)

Nel giro di una ventina di giorni la pratica Atlantia dovrebbe essere definitivamente chiusa. La nuova finestra di Opa che si è chiusa ieri ha visto l’offerente Schema Alfa raggiungere il 96% (considerato anche circa il 3% di azioni proprie), un punto in più di quello che fa scattare lo squeeze out.

In sostanza, il veicolo finanziario promosso dalla holding Edizione dei Benetton e dal colosso americana degli investimenti Blackstone potrà farsi consegnare le azioni rimaste in mano a chi non ha aderito all’offerta. Se invece le adesioni fossero state tra il 90% (soglia già superata giovedì) e il 95%, sarebbe stata necessaria un’Opa residuale, con gli azionisti di minoranza liberi di scegliere se consegnare o meno i propri titoli. L’ultimo passaggio dovrebbe essere completato entro metà dicembre.

La prima tornata dell’Opa aveva consentito di racimolare azioni pari a un passo dalla soglia del 90%. La società ha quindi deciso di ritirare i titoli e di riaprire i termini per l’offerta per cinque sedute, in modo da concedere ai ritardatari di aderire. Cosa che molti di questi azionisti hanno effettivamente deciso di fare. Si avvia così alla conclusione un’operazione da 18 miliardi di euro che porta fuori dalla Borsa il leader europeo delle infrastrutture, che tra le altre cose controlla Abertis, Aeroporti di Roma, Telepass e Yunex Traffic.

Un insieme di asset che ogni anno fruttano ad Atlantia circa sei miliardi e mezzo di ricavi e un margine operativo lordo di 4 miliardi. A questo punto è il momento di pensare al dopo, con i grandi fondi azionisti che hanno aderito all’Opa chiamati a decidere se reinvestire parte del ricavato nel vicolo non quotato che l’ha promossa.

Quanto alla squadra, Giampiero Massolo sarà confermato alla presidenza, mentre le deleghe operative dovrebbero essere conferite ad Andre Rogowski, attuale direttore finanziario di Abertis e in passato nell’organico di Mediobanca. Il manager nato in Belgio, con passaporto tedesco, si è laureato a Oxford e parla correttamente inglese, tedesco, francese spagnolo e italiano, per cui ha un profilo ideale per una realtà che sempre più si muoverà su scala internazionale.

Blackstone dovrebbe invece indicare il direttore finanziato, carica per la quale appare favorito Tiziano Ceccarani, attuale Cfo del gruppo e capo della finanza di Atlantia dal 2019, con esperienze anche in Poste Italiane, Terna ed Enel. Fuori dalla Borsa, il colosso delle infrastrutture potrà agire con meno vincoli (l’obbligo di generare risultati positivi a ogni trimestre è tra le ragioni che stanno spingendo tante società verso il delisting) e maggiori spazi di manovra per puntare sull’intermodalità, tema che dominerà il settore dei trasporti negli anni a venire.

Va così a posto un altro tassello della famiglia Benetton, dopo l’accordo raggiunto nei mesi scorsi per la fusione tra Autogrill e Dufry. Il gruppo svizzero acquisirà quello italiano della ristorazione, con la famiglia Benetton passerà dal controllo diretto e dalla maggioranza assoluta, al 20-25%, che le ascerà il ruolo di primo azionista (seguirà, con meno della metà, il fondo Advent, fin qui socio di riferimento di Dufry), ma di un gruppo più grande rispetto a oggi.

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