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Bottega dal Prosecco al whisky: apre una distilleria a Fontanafredda

I piani dell’imprenditore trevigiano: nuovo impianto nel Pordenonese, spostata in Friuli occidentale anche la produzione di infusi e amari

Riccardo de Toma
2 minuti di lettura

Sandro Bottega

 

«La prima bottiglia? Per vederla in commercio ci vorranno dodici anni. Ma posso anticiparle che sarà whisky distillato secondo i più ferrei criteri scozzesi». Sandro Bottega non ha fretta, e guai se fosse così, trattandosi di whisky. Ma il conto alla rovescia per vedere attiva la nuova distilleria di Fontanafredda è già incominciato: «Sarà operativa da febbraio», annuncia il presidente del gruppo trevigiano, un piccolo impero nato dal prosecco e dalla grappa e noto anche per essersi inventato un’insegna, quella dei Prosecco bar, già presente in una trentina di sedi sparse tra Europa e Medio Oriente e prossima, entro il prossimo anno, a sbarcare anche in Nordamerica e in Australia.

Il fatturato cresce – non solo per effetto dell’aumento dei costi di produzione – e consente di tener schiacciato il pedale degli investimenti. Investimenti che in guardano con sempre più insistenza oltre il Livenza. Se il quartier generale resta nella Marca, a Bibano di Godega di Sant’Urbano, il baricentro della produzione di distillati e liquori si sta spostando verso il Friuli occidentale. Oltre alla nuova distilleria di whisky, attigua a quella di grappa e al centro logistico di Fontanafredda, entro l’inizio dell’estate verrà spostata in provincia di Pordenone l’intera produzione di infusi e amari.

Bottega mantiene il riserbo sulla location, limitandosi ad anticipare che sarà immersa nella campagna e supererà i 10mila metri quadri di superficie. L’investimento sarà di 5 milioni, che si sommano ai 2 milioni già destinati alla distilleria di whisky e che garantiranno una quarantina di posti di lavoro, in gran parte nuovi occupati: «Circa il 30% sono dipendenti già in forza a Bibano, gli altri li abbiamo selezionati o li stiamo selezionando», anticipa il presidente.

Fiore all’occhiello del nuovo polo friulano l’area invecchiamento, destinata ad ospitare la produzione di whisky di grappa, per un totale di 3.500 ettolitri, ma anche l’obiettivo di un sito autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie al fotovoltaico e probabilmente anche al biogas.

Numeri a parte, l’idea è quella di continuare a spingere sul made in Italy come valore aggiunto. «Produrre whisky – spiega ancora Bottega – contribuirà a darci una visione sempre più internazionale, ma lo faremo continuando a puntare su una forte identificazione dei nostri prodotti con l’Italia e il territorio: gli alambicchi saranno italiani, come i cereali e le botti di invecchiamento, tutte botti di Amarone e Brunello».

Stessa logica per le erbe utilizzate per gli amari o per le creme al liquore, «prodotte con latte delle nostre Alpi». Bollicine, Italia e territorio, del resto, sono state l’abc della ricetta che ha consentito a Bottega Spa di diventare un marchio sempre più internazionale, capace di esportare in 160 Paesi e prossimo a superare, con il bilancio di quest’anno, l’asticella degli 80 milioni di fatturato, in crescita del 15% rispetto ai 67 milioni del 2021.

Le previsioni sono di crescita anche per il 2023, con un obiettivo di fatturato attorno ai 90 milioni e una forza lavoro in ulteriore espansione rispetto ai numeri attuali, assestati su oltre 200 dipendenti e un indotto di 250 occupati. Dati, precisa Bottega, che non comprendono volume d’affari e dipendenti i Prosecco bar, la cui rete, come anticipato, nel 2023 si allargherà a Turchia (Istanbul), Repubblica Ceca, con in più una nuova apertura in Inghilterra e lo sbarco in Nordamerica e in Australia. 

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