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Il prosciutto di San Daniele Morgante punta al raddoppio all’estero

Oggi il 10% dei 34 milioni di ricavi è generato oltre confine, metà nel vecchio continente, metà nei mercati extraeuropei, Usa su tutti. L’obiettivo che si è data Federica Morgante, sesta generazione della famiglia d’imprenditori, è raddoppiare la quota export nei prossimi 5 anni

Maura Delle Case
Aggiornato 2 minuti di lettura

Guarda ai mercati internazionali Morgante, marchio di riferimento del prosciutto di San Daniele che oltre allo stabilimento di produzione della Dop conta un salumificio a Romans d’Isonzo. Oggi il 10% dei 34 milioni di ricavi è generato oltre confine, metà nel vecchio continente, metà nei mercati extraeuropei, Australia su tutti. L’obiettivo che si è data Federica Morgante, sesta generazione della famiglia d’imprenditori, è raddoppiare la quota export nei prossimi 5 anni, portando il valore dei ricavi generati all’estero a quota 20%, anche grazie all’apertura di nuovi mercati a partire dagli Stati Uniti.

Gli ingredienti

«Un Paese che ci può dare grandi soddisfazioni» spiega Morgante, che in azienda lavora fianco a fianco dello zio Alberto e del padre Franco «abbiamo appena cambiato importatore e speriamo di fare bene». Gli ingredienti ci sono tutti. Il prodotto certo, ma anche lo storytelling che all’estero conta (quasi) tanto quanto. «Piace molto la nostra storia, la presenza della famiglia, la genuinità dell’azienda: sono ingredienti che altri devono inventarsi, noi li abbiamo e dobbiamo farli fruttare» aggiunge Morgante mostrando lo stabilimento di San Daniele, dove si tocca con mano le varie fasi della produzione che è sì industriale ma con tanti passaggi affidati ancora oggi alle mani dell’uomo, e dove dalle pareti si fanno notare immagini d’epoca che raccontano il passato aziendale. Da Fausto Coppi che posa, in sella alla bici, davanti all’insegna Morgante fuori dallo stadio Moretti, al fondatore Olivino anche lui in posa, ma davanti alla vetrina del negozio di Tarcento, passando per un colonna di camioncini che a metà del secolo scorso fa la fila per entrare allo stabilimento di Romans.

I numeri

Morgante in azienda si occupa di export e marketing ma conosce l’impresa e i suoi dipendenti - 100 in tutto di cui 68 in forze allo stabilimento isontino, 41 in quello friulano - fino all’ultimo angolo e all’ultimo assunto, convinta che nelle persone e nelle capacità custodite da ognuno stia la forza dell’azienda. Se i numeri sono quelli dell’industria, con 160 mila cosce prodotte l’anno e un fatturato di 34 milioni di euro, il know how è ancora quello di un tempo come pure l’attenzione per le persone. Sono le 12 e sul colle di San Daniele suona la sirena di mezzogiorno. Poco dopo l’azienda si svuota, li dipendenti tornano a pranzare a casa. Noi continuiamo il giro attraverso fasi di lavorazione: dall’ingresso e marchiatura delle cosce (circa 3 mila alla settim), alla pressatura e salatura, quindi al via della stagionatura, secondo il ritmo delle stagioni: si parte da 0 gradi per arrivare a 18 nell’arco di 13 mesi, che nel caso di Morgante diventano per scelta aziendale 14. In mezzo, a lavorare sono solo tre ingredienti: temperatura, umidità e sale marino. Nel corso dei mesi i prosciutti vengono trasferiti da una cella all’altra, movimentati con sistemi automatici soffitto che spostano contemporaneamente prosciutti per 350 chili di peso. Lavori pesanti dove le macchine hanno completamente sostituito l’uomo, viceversa ancora fondamentale nelle operazioni di controllo delle cosce in entrata, nella salatura, nel disosso e ancora in quelle prettamente femminili come la sugnatura (la patina di grasso di maiale e farina di riso che viene applicata a ogni prosciutto per evitare che si secchi) e l’affettamento in vaschetta. «Facciamo le vaschette tonde, con il prosciutto riserva, di 18-20 mesi» spiega Federica che anche per questo settore prevede negli anni a venire una crescita significativa.

mauradellecase@gmail.com

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