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Il Sistema Italia è pronto a investire nei Balcani: «Serve più integrazione»

Al forum le istituzioni finanziarie a consulto con grandi gruppi come Fincantieri e Intesa. I finanziamenti messi in campo da Cdp e Bers per sostenere lo sviluppo. Beltrame (Confindustria): siamo fra i primi investitori

Piercarlo Fiumanò
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

La conferenza sui Balcani di Trieste

 

Esclusi dai finanziamenti del Recovery Fund, i Balcani occidentali hanno voglia d’Europa. Il piano economico da circa 30 miliardi di euro in sette anni dell’Unione Europea è il segnale che le grandi manovre sono cominciate. La conferenza nazionale sui Balcani Occidentali di Trieste ha messo a confronto istituzioni finanziarie, grandi gruppi industriali (Fincantieri, WeBuild) e banche (Intesa San Paolo) tutti impegnati in un mercato che comprende Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia. E l’Italia è in prima fila per incoraggiare una forte integrazione e cooperazione economica. Come ha sottolineato a Trieste Ary Naim, regional manager della Banca Mondiale per il Centro e Sud-Est Europa, nonostante le incognite provocate dalla guerra in Ucraina, dall’aumento dell’inflazione e dalla tempesta energetica, il Pil dei Balcani registra una «moderata espansione».

A poche settimane dall’ingresso della Croazia nell'area Schengen e nell'euro, da Trieste è arrivato un messaggio potente per favorire il rafforzamento delle nostre piccole e medie imprese verso i Balcani, favorito anche dai recenti fenomeni di reshoring (ritorno in Europa delle produzioni) dal Far East. Il presidente di Fincantieri, generale Claudio Graziano ha parlato di una possibile espansione dei cantieri del gruppo triestino che si affacciano sull’Adriatico in chiave di sviluppo verso l’area balcanica sullo sfondo della nuova geopolitica dei confini imposta dalla guerra in Ucraina. E mentre un grande gruppo delle costruzioni come Webuild si candida alla costruzione della metropolitana di Belgrado (un progetto da 4 miliardi), nel 2021 il nostro export è cresciuto del 40% trainato dai settori della meccanica, del tessile e abbigliamento, ma anche alimentare, chimica, e apparecchi elettrici. Come ha precisato il direttore generale dell’Ice Roberto Luongo, il nostro interscambio nell’area vale 6,5 miliardi che diventerebbero 14 con Croazia e Slovenia. Nei primi nove mesi del 2022 Veneto, Friuli Venezia Giulia Trentino hanno esportato solo in Serbia beni per oltre 435 milioni (550 nell'anno 2021).

In cantiere numerose iniziative promozionali nei prossimi mesi. Tajani ha annunciato che a maggio l'Italia sarà partner della principale Fiera internazionale del settore agricolo del sud est Europa che si svolgerà in Serbia. Per Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente Confindustria per l’Internazionalizzazione, le imprese del Nordest devono attrezzarsi per “fare sistema” in un mercato dove c’è molta richiesta nelle energie rinnovabili, meccanica e robotica, agroalimentare, tessile e siderurgia: «La vicinanza geografica -ha detto Beltrame- e la combinazione dei molteplici fattori d'attrazione hanno spinto molti imprenditori italiani a
instaurarsi qui, risultando oggi tra i primi investitori e tra i primi partner commerciali dell'area».

Nel dossier Balcani rientrano anche i progetti di sviluppo infrastrutturale nel settore ferroviario. Con 1,1 miliardi l'Ue sosterrà assieme ai governi di Serbia, Bosnia e Nord Macedonia la costruzione di importanti collegamenti stradali e ferroviari nella regione. A Trieste si è discusso su come intercettare i fondi comunitari destinati alla realizzazione del Corridoio Pan-Europeo 10, che attraversa Austria, Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia del Nord e Grecia, terminando nei porti greci di Salonicco e di Igoumenitsa. In ballo circa 2 miliardi di lavori.

In campo anche Simest, Ice e Finest. Simest, come ha precisato l’ad Regina Corradini D’Arienzo, aprirà una nuova sede nell'area e destinerà una quota di 200 milioni a valere sul Fondo 394 Simest riservata ad operazioni nei Balcani occidentali: «Le imprese italiane potranno utilizzare il fondo a supporto per finanziare l'accesso a questi mercati e per tutte le realtà appartenenti a queste filiere produttive».

Anche il dossier energia resta molto caldo dopo che l'embargo sul petrolio russo, contenuto nell'ultimo pacchetto di sanzioni varato dalla Ue, ha generato un duro scontro fra Serbia e Croazia. A causa della guerra si sono ridotti del 20% i flussi nel TurkStream, gasdotto che serve la Turchia e i Balcani. Anche qui l’Italia ha un ruolo di primo piano: basti pensare all'elettrodotto tra Italia e Montenegro, il primo ponte elettrico realizzato da Terna tra l'Italia e l’area.

Al centro del forum il pacchetto di fondi messi in campo dalle varie istituzioni finanziarie. Come ha precisato il capo della finanza Sme della Bers Claudio Viezzoli, l’istituto ha erogato nello scorso decennio più di 80 milioni a 250 imprese e enti di Serbia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina: «Lavoriamo molto sull'integrazione regionale». Un'alleata della Bers in questi piani sarà, da quest’anno, l'italiana Cassa Depositi e Prestiti. Come ha annunciato ieri l'amministratore delegato e direttore generale di Cdp Dario Scannapieco è stato rinnovato un Memorandum of Understanding (MoU) tra Cassa depositi e prestiti e la Banca europea presieduta da Odile Renaud-Basso. All’interno di questo progetto è stato lanciato il primo investimento congiunto tra Cdp e Bers nel Fondo «Enterprise Expansion Fund II» (Enef II), per sostenere la crescita delle imprese locali dei Balcani Occidentali. Nel complesso, si stima che il Fondo veicolerà fino a 75 milioni di euro di finanziamenti per veicolare finanziamenti a beneficio delle imprese balcaniche entro il 2027 sostenendo i piani di investimento e sviluppo.

Matteo Rivellini, capo divisione della Bei, la Banca europea per gli investimenti, ha definito «modesta» la forza economica dell'Area ma «senza segnali di recessione». Dal 2009 ad oggi la Bei ha investito più di 10 miliardi di euro finanziando fra l’altro infrastrutture di trasporto per 2 miliardi in Serbia. Di rilievo il finanziamento di 350 milioni al colosso siderurgico Danieli per promuovere l'economia circolare nelle acciaierie Bertoli-Safau in Croazia. Banca Intesa, come ha spiegato Manlio Elio Rottigni, responsabile Divisione International, presidia l'area con undici banche commerciali in Serbia, Albania e Bosnia, oltre 10 miliardi di asset gestiti, 4 mila addetti e 1,7 milioni di clienti: «La nostra presenza vuole essere un ponte con l'Italia a vantaggio dello sviluppo delle economie locali ma soprattutto a favore della crescita delle nostre Pmi. Vogliamo affiancare nei Balcani sinergicamente l'intero Sistema Paese». —

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