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Policlinico Città di Udine pronto a fare ancora shopping

Verso i sessant’anni di attività un Gruppo privato che in Friuli controlla altre quattro strutture

Maura Delle Case
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Forte di quasi sessant’anni di attività, traguardo che taglierà l’anno prossimo, il Policlinico Città di Udine è oggi, insieme alle quattro strutture acquisite sul territorio regionale a partire dal 2007, «la più importante realtà operante nella sanità privata del Friuli Venezia Giulia». A dirlo è il presidente e ad del gruppo, Claudio Riccobon, ricordando che dopo aver iniziato l’attività nel lontano 1964, inizialmente vocato in particolare alle degenze (con tanto di punto nascita, chiuso nel 1997), nei decenni successivi il Policlinico udinese ha arricchito la sua offerta con laboratorio analisi, diagnostica per immagini e ambulatori specialistici.

Oggi si compone come detto di cinque realtà: il Policlinico città di Udine, il Centro Medico Esperia di Porcia, la struttura ambulatoriale a media complessità Olomed di Manzano e la clinica privata Mymed di Fagagna. A queste si aggiunge un laboratorio analisi interno, con tre centri prelievo, di cui due a Udine e uno a Trieste.

Strutture che occupano complessivamente oltre 550 collaboratori tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti, tecnici e personale amministrativo e che nell’anno appena concluso hanno erogato in tutto 4.600 ricoveri e 870.000 prestazioni ambulatoriali, 525.000 per il Servizio sanitario nazionale.

Chiuso il 2021 con un fatturato superiore ai 53 milioni di euro, in crescita sui 42 milioni del 2020, anno del Covid, il gruppo manda in archivio anche il 2022 con ricavi in aumento, che dovrebbero attestarsi a 55 milioni con un Ebitda stabile, intorno al 16%. A far la parte del leone, in termini di contributo ai ricavi, è il Policlinico, che dovrebbe chiudere il 2022 intorno ai 45 milioni (44,2 nel 2021 e 36 nel 2020), seguito da Esperia con 4,7 milioni (4 nel 2021), da Mymed con 3,5 milioni (stabili rispetto all’anno precedente) e infine da Olomed con 1,4 milioni (anche in questo caso pari al 2021).

«Ormai da decenni il Policlinico è riconosciuto dai pazienti come punto di riferimento per la salute e la cura in tutto il territorio regionale - esordisce Riccobon -. Merito della qualità complessivamente percepita del livello di servizio e di assistenza, che si riferisce non solo alla prestazione medica, ma anche a organizzazione, efficienza, comfort, cortesia rivolta al paziente».

L’ad ricorda come «negli ultimi dieci anni abbiamo intrapreso un percorso di importante rinnovamento tecnologico: pensiamo per esempio al robot chirurgico Mako per gli interventi di protesi in ortopedia, alla dialisi, alla diagnostica per immagini, alla gastroscopia digestiva, alla procreazione medicalmente assistita (il Policlinico è l’unico centro in Friuli Venezia Giulia ad eseguire la diagnosi pre-impianto, indicata quando la coppia è a rischio di trasmettere malattie genetiche al nascituro)».

Una propensione, quella all’innovazione e alla massima qualità, che rappresenta un plus per i pazienti, ma anche per i medici, verso i quali il gruppo di Viale Venezia negli anni ha saputo esercitare un’attrazione crescente.

«I medici sanno di scegliere una struttura con tecnologie all’avanguardia, capace di poterli supportare al meglio - spiega Riccobon -. La costante riqualificazione di reparti e servizi è capace di attrarre professionisti giovani e motivati, dando loro prospettiva certa di lavoro e crescita professionale per il futuro».

Il Covid non ha intaccato il percorso di crescita del gruppo. Anzi. «Con la pandemia abbiamo imparato ad essere più efficienti e più flessibili in base alle esigenze territoriali. Abbiamo incrementato gli organici- sottolinea l’amministratore delegato - e continuato ad investire in tecnologia». Un impegno che proseguirà anche nel prossimo futuro.

«Il percorso è già tracciato - assicura Riccobon - nel solco dell’innovazione e degli investimenti per rinnovare continuamente spazi e tecnologie: basti pensare al nuovo reparto di diagnostica per immagini (in viale Venezia), pienamente operativo dallo scorso settembre, con 2 risonanze magnetiche e 1 Tac di ultima generazione, per circa 4 milioni di investimento», aggiunge il manager, che non esclude «anche nuove acquisizioni, per poter ulteriormente rafforzare presenza e capillarità sul territorio».

In ultimo, c’è davvero competizione tra sanità pubblica e privata? Non secondo l’ad. «Non c’è antagonismo o minaccia per il sistema sanitario da parte del privato accreditato. Anzi - conclude -: rappresenta solo una modalità diversa di erogazione di un servizio che rimane pubblico, garantendo però migliore efficienza e tempi di esecuzione».

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