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Veneto Est, una impresa su quattro vuole le forniture più vicine: ecco come sta avvenendo il reshoring

Un reshoring delle proprie forniture che va verso la scelta di fornitori più vicini e riguarda nel complesso il 26% delle imprese. La principale motivazione è proprio la disponibilità di fornitori idonei in Italia (43,8%)

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La pandemia prima e l’invasione russa dell’Ucraina, hanno accelerato le dinamiche di cambiamento delle catene globali del valore (CGV) e la regionalizzazione delle reti internazionali di fornitura. Negli ultimi due anni, più di un’impresa manifatturiera su tre del Veneto Est (34,7%) ha cambiato almeno un fornitore strategico. Tra queste, il 58,1% ha optato per nuovi fornitori strategici più vicini, in Italia, il 16,4% ha scelto fornitori più vicini, ma fuori dall’Italia (Paesi Ue, in prevalenza).

Un reshoring delle proprie forniture che va verso la scelta di fornitori più vicini e riguarda nel complesso il 26% delle imprese. La principale motivazione è proprio la disponibilità di fornitori idonei in Italia (43,8%), seguono la convenienza in termini di prezzo, la riduzione dei rischi di approvvigionamento e la qualità del bene e del servizio offerto. Nello stesso periodo, quasi due imprese su tre (65,8% che arriva al 81,2% tra quelle con più di 250 addetti) hanno aumentato le scorte di magazzino come forma di “assicurazione” contro i rischi di interruzioni negli approvvigionamenti. Un cambiamento, “dal just-in-time al just-in-case”, che privilegia la sicurezza della fornitura.

La regionalizzazione delle CGV può rappresentare un’opportunità, anzi già lo è: il 37,2% delle imprese (il 50,7% tra le maggiori) ha visto aumentare gli ordini da parte dei propri clienti grazie alla riorganizzazione delle loro catene del valore. Quanto al reshoring produttivo, la maggioranza degli imprenditori e manager ritiene che non sia un fenomeno passeggero, anzi diffuso, che è destinato ad aumentare nel tempo.

L’esportazione è la modalità più diffusa di internazionalizzazione tra le imprese del Veneto Est (per l’83,6%), sia pure con intensità molto diverse; più di un’impresa su quattro (26,4%) realizza all’estero oltre il 60% dei ricavi totali. Germania, Francia e Stati Uniti sono i place to be per l’export nel 2023 (Germania in testa anche tra i Paesi target per l’approvvigionamento, seguono Cina, Austria); la partecipazione a fiere all’estero, legislazione doganale e ricerca di controparti estere sono i principali servizi richiesti.

Questi i principali risultati emersi dalla seconda edizione dell’Osservatorio Export dedicato a “La riorganizzazione internazionale delle reti di fornitura tra reshoring e friendshoring”, realizzato da Confindustria Veneto Est (CVE), in collaborazione con SACE e Fondazione Nord Est, su un campione di 657 imprese manifatturiere associate delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo che rappresentano quasi la metà dell’export veneto (32,7 miliardi di euro nel 2021).

L’Osservatorio è stato presentato oggi a Palazzo Giacomelli a Treviso. Sono intervenuti il Consigliere Delegato di Confindustria Veneto Est per l’Internazionalizzazione Alessandra Polin, la Vicepresidente CVE Gigliola Arreghini, il Responsabile Scenari Economici Ufficio Studi SACE Ivano Gioia, il Ricercatore Senior Fondazione Nord Est Gianluca Toschi, il CFO Maschio Gaspardo S.p.A. Davide Frizzarin, il Presidente Sirio Srl Paolo Zago, Alessandra

Cibin Ufficio Commerciale Export Winform Medical Engineering Srl. L’incontro è stato moderato da Katy Mandurino Giornalista economica.

«L’internazionalizzazione e la partecipazione alle catene globali del valore sono fattori cruciali della capacità competitiva delle nostre imprese - dichiara Alessandra Polin, Consigliere Delegato Confindustria Veneto Est per l’Internazionalizzazione -. La pandemia e gli shock degli ultimi anni hanno accelerato un processo già in atto di accorciamento delle supply chain per ridurre i rischi che il Covid ha messo a nudo, assorbire i costi esplosi di trasporti e logistica. Sono fenomeni complessi che abbiamo voluto indagare con il supporto di SACE e Fondazione Nord Est, considerando in particolare la rilocalizzazione delle forniture. Le nostre imprese hanno dimostrato grande capacità di reazione e adattamento. Ora però hanno bisogno di politiche di supporto: salvaguardare e potenziare la loro presenza internazionale è una priorità assoluta. Il punto non è tanto promuovere direttamente il reshoring per sé, ma piuttosto incrementare l’attrattività dei nostri territori e la competitività delle nostre imprese facendo leva su digitalizzazione, sostenibilità e skill upgrading, in modo da favorire sia nuovi investimenti, sia il rientro spontaneo di alcune imprese e intercettare le grandi opportunità in tutti i settori del Made in Italy a livello internazionale».

«Mappando la forza e la capacità delle aziende del Veneto Est nel presidiare i mercati esteri, l’indagine si propone come strumento utile alle istituzioni e ai diversi attori politici e sociali per calibrare le politiche volte a rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo - dichiara Gigliola Arreghini, Vicepresidente Confindustria Veneto Est per il Coordinamento Rappresentanze Esterne -. Ma questa ricerca vuole essere anche uno strumento operativo per meglio orientare i nostri servizi a supporto delle imprese associate. Confindustria Veneto Est, convinta della necessità che le imprese di ogni dimensione si affermino in modo sempre più strutturato sui mercati internazionali, continuerà la propria azione di ascolto delle loro esigenze, da tradurre in proposte di policy e servizi avanzati per la crescita e lo sviluppo delle imprese in un mercato globale sempre più mutevole e incerto ma ricco di opportunità. E per favorire la loro evoluzione da fornitori ad alto valore aggiunto a produttori finali, inimitabili per contenuti di innovazione e qualità dei nostri prodotti».

Nel corso dell’evento è stato assegnato il Premio Exporter of the Year 2022 riservato ad aziende partecipanti alla ricerca che si sono distinte per il “maggior incremento della quota di fatturato estero nell’esercizio 2021 rispetto alla quota nell’esercizio 2019”. Per la classe grandi aziende ha vinto Maschio Gaspardo S.p.A.; per la classe piccole e medie aziende premio a Sirio Srl; tra le aziende “beginner” (con esperienza più recente sui mercati esteri) ha vinto Winform Medical Engineering Srl.

I risultati dell’Indagine contenuti nell’Osservatorio Export 2022

Strategie di internazionalizzazione

· Per l’83,6% delle imprese manifatturiere del Veneto Est internazionalizzate la modalità di presenza estera più diffusa sono le esportazioni. Seguono le importazioni dall’estero di materiali e componenti (18,4%). Il 4,4% produce all’estero con proprie sedi e stabilimenti.

· Il 26,4% delle imprese realizza all’estero oltre il 60% del fatturato (“grandi esportatrici”); il 21,6% esporta tra il 25 e il 60% del valore della produzione (“esportatrici medie”).

· Il 67,2% delle imprese che esporta, esporta direttamente al cliente finale; il 20% esporta in regime di subfornitura; il 10,7% si affida a proprie filiali commerciali o negozi.

· Germania, Francia e Stati Uniti sono i primi Paesi target per le vendite all’estero nel 2023.

· Germania al primo posto anche tra i Paesi target per l’approvvigionamento nel 2023, Cina, Austria al secondo e terzo posto.

· Tra i servizi richiesti per l’internazionalizzazione le imprese prediligono la partecipazione a fiere all’estero, la consulenza in ambito legislazione doganale, la ricerca di controparti estere e la contrattualistica internazionale.

La riorganizzazione internazionale delle reti di fornitura

· Negli ultimi due anni, il 34,7% delle imprese ha cambiato almeno un fornitore strategico. Tra queste, il 58,1% ha scelto nuovi fornitori strategici più vicini, in Italia; il 16,4% più

vicini, ma fuori dall’Italia, in prevalenza Ue; l’11,7% più lontani, in Europa; il 9,4% più lontani, fuori dall’Europa. Il reshoring delle forniture verso fornitori più vicini riguarda nel complesso il 26% delle imprese. In quattro casi su dieci (38,8%) sono le condizioni che si sono create durante la pandemia e a causa del conflitto russo-ucraino a motivare la scelta.

· La principale motivazione al reshoring delle forniture è proprio la disponibilità di fornitori/prodotti idonei in Italia (43,8%), a riprova che l’expertise e il know how italiano sono ancora il principale valore aggiunto delle filiere locali. Seguono la convenienza in termini di prezzi (27,1%), la riduzione dei rischi di approvvigionamento (15%), la qualità del bene e del servizio offerto (7,7%).

· Il 79,9% degli acquisti di materie prime e semi-manufatti è effettuato in Italia (64,1% tra le imprese di dimensioni maggiori); il 12,5% nell’Ue (18,5% tra le imprese maggiori); il 5,2% in Asia (13,1% tra le grandi); lo 0,5% negli Stati Uniti

· Negli ultimi due anni, il 65,8% delle imprese ha aumentato le scorte di magazzino per non avere problemi di approvvigionamento (politiche di “ridondanza”), il 69,6% nella meccanica, l’81,2% oltre i 250 addetti.

· Il 37,2% delle imprese ha visto aumentare gli ordini da parte dei propri clienti in virtù del reshoring delle loro forniture da paesi lontani verso l’Europa per aumentarne la sicurezza; il 50,7% tra le imprese maggiori. La regionalizzazione delle catene del valore può dunque rappresentare un’opportunità per il sistema manifatturiero italiano.

· Il 13,5% degli imprenditori e manager interpellati dalla ricerca dichiara di conoscere bene il fenomeno del reshoring (il 25,1% tra le imprese maggiori).

· La maggioranza ritiene che il reshoring non sia un fenomeno passeggero o di scarsa portata, che sia, invece, un fenomeno diffuso che è destinato nel tempo ad aumentare.

· Tra le motivazioni che possono portare un’impresa a scegliere il reshoring, parziale o totale, della produzione, prevale la gestione dei tempi di consegna, seguono questioni geopolitiche (sicurezza di un Paese), costi della logistica, problemi di qualità.

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