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Grandi incompiute: il sogno d'asfalto dell'autostrada Venezia-Monaco

Il prolungamento della A27 e la sua storia infinita infrantasi sul Pian de Vedoia. Le ostilità altoatesine e austriache mai prese seriamente in considerazione e adesso spunta un nuovo tracciato

FRANCESCO JORI
2 minuti di lettura

BELLUNO. E il Piave mormorò: non passa l’autostrada! Oltre mezzo secolo è trascorso dalla suggestione di collegare il Veneto con la tanto invidiata Baviera, presa a riferimento di modello di sviluppo (e di autonomia) da generazioni di politici e imprenditori, con un’autostrada di 500 e passa chilometri tra Venezia e Monaco.

Ma a tutt’oggi il casello terminale verso nord si è arrestato oltre 400 chilometri prima, a Pian di Vedoia; e tutti gli assalti tentati nel tempo per sfondare le linee si sono inesorabilmente arrestati sulla riva del fiume sacro alla patria. Eppure gli irriducibili non demordono: ogni tanto qualcuno rilancia l’idea di portare a termine quella che nel frattempo è diventata una veterana nel folto capitolo di incompiute della regione, buona parte delle quali legata all’asfalto.

I primi passi risalgono al 1960, quando un gruppo di Camere di Commercio dà vita a una società per realizzare un’autostrada pomposamente battezzata “Alemagna”; e l’anno dopo presenta all’Anas la domanda per costruirla e gestirla, con tanto di piano economico.

Nel 1966 viene presentato il progetto relativo al tracciato italiano, con partenza da Mestre e arrivo a Tures, in valle Aurina, passando per Vittorio Veneto, Ponte nelle Alpi, Tai di Cadore, Auronzo, Dobbiaco e Brunico. Da qui si sarebbe poi puntato su Monaco attraversando l’Austria, passando Kufstein e infine sfociando in Baviera. Ma se l’idea piaceva e come ai veneti, le prime barricate erano state innalzate già sul versante italiano, da un Alto Adige schierato compatto a difesa del proprio territorio contro ogni invasione d’asfalto; per diventare vere e proprie barriere da parte austriaca, e in particolare dal land dell’Ost Tirol.

I cantieri si erano aperti comunque, sperando in un cambio di clima: c’erano voluti, arrivando alla fine del 1972 per approdare a Vittorio Veneto. Poi, un lungo forzato stop, causato dalla legge del 1975 che sanciva il blocco della costruzione di nuove autostrade; ed era stato necessario attendere una ventina d’anni prima di avanzare di un’altra trentina di chilometri verso nord. Per finire comunque contro un muro invalicabile, e dover trasbordare nell’intasatissima statale di Alemagna.

Sul progetto era sembrata calare un’autentica pietra tombale nell’autunno 2016, con un voto a larghissima maggioranza (545 voti contro 104) dell’Europarlamento di Strasburgo che bocciava ogni ipotesi di prolungamento dell’arteria, malgrado il tentativo di renderlo appetibile prevedendo la realizzazione sotto la sede autostradale di un corridoio tecnologico attraverso il quale far passare banda larga ed extralarga e condutture di gas ed energia elettrica.

Tuttavia, c’è chi non si rassegna a intonare il de profundis. E’ di pochi mesi fa la notizia di tracce di disgelo sul versante del finora ostile Trentino-Alto Adige, complice anche il cambio di colore politico con il nuovo ruolo di governo assunto a Trento dalla Lega, e l’inedita alleanza del partito di Salvini con la Volkspartei a Bolzano.

A riprendere il filo spezzato sono stati gli artigiani della Cna altoatesina, preoccupati dall’intasamento dell’autostrada del Brennero, e dall’incapacità di prolungare la Valdastico (Rovigo-Vicenza-Trento), oggi ferma in terra veneta a Piovene Rocchette, altra clamorosa incompiuta di cui avremo modo di occuparci: il dibattito è tuttora arenato non tanto sul tracciato, ma su dove garantirle lo sbocco finale.

Intanto, da parte austriaca c’è stato un rilancio da parte del Fpo, il partito nazionalista di destra, che ha suggerito una variante a est attraverso Cadore e Mauria, per sfociare a Tolmezzo e da qui entrare in Austria attraverso Tarvisio. Sono soprattutto le imprese a invocare l’intervento, anche come misura alternativa ai blocchi disposti al Brennero dal governo del Tirolo, contro il parere di Italia e Germania.

E la politica, almeno sul versante veneto, si dice favorevole, appellandosi anche agli scenari che si apriranno nel 2026 con le Olimpiadi invernali a Cortina. Ma il fronte ambientalista mantiene salde le proprie barricate, invocando anche la presa di posizione negativa assunta nel 2018 dalla Convenzione delle Alpi. Monaco, così, rimane distante: se a sud tutte le strade portano notoriamente a Roma, a nord si arrestano al Piave.

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Le grandi incompiute del Veneto è una serie di Francesco Jori per Nordest Economia, qui sotto trovate le puntate precedenti

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