Polo autostradale veneto: "Il Progetto Cav 2.0 è condiviso dal ministro"

Dopo gli annunci pre elezioni e la bocciatura di due emendamenti proprio per la trasformazione della società che gestisce Passante, il tratto di A4 da Padova a Mestre, il raccordo del Marco Polo e la Tangenziale di Mestre, la Regione aggiunge una tessera al complicato mosaico della holding autostradale del Nordest

PADOVA. La legge istitutiva di Concessioni autostradali venete (Cav) si può cambiare e c'è l'impegno in questo senso del ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli. Resta ancora un nodo da chiarire, ma quel che più conta, assicura la vice presidente del Veneto e assessore regionale ai Trasporti Elisa De Berti, «è che c'è la condivisione politica del nostro progetto Cav 2.0 da parte del ministro».

Dopo gli annunci pre elezioni e la bocciatura di due emendamenti proprio per la trasformazione della società che gestisce Passante, il tratto di A4 da Padova a Mestre, il raccordo del Marco Polo e la Tangenziale di Mestre, la Regione aggiunge una tessera al complicato mosaico della holding autostradale del Nordest.

IL VERTICE

De Berti e De Micheli hanno avuto un faccia a faccia in videoconferenza «molto costruttivo» sul progetto che punta alla trasformazione di Cav e al rinnovo della sua concessione, in scadenza a fine 2032, per altri 30 anni. Un passaggio, questo, sul quale si regge l'ambizioso disegno della holding autostradale del Nordest dove concentrare le concessioni attualmente gestite da Cav, Autovie Venete, Società Pedemontana Veneta e A4 Brescia-Padova. «Il ministro aveva già preso visione del progetto di trasformazione di Cav» spiega De Berti.

«È stato un confronto costruttivo dal quale è emersa la condivisione politica del nostro piano. Ora c'è la necessità di fare alcuni approfondimenti tecnico-giuridico, ma l'atteggiamento da parte del ministero è positivo. La gestione pubblica delle concessioni può avere benefici per il territorio, e su questo c'è sintonia. Cav è un esempio, partiamo da questa e poi allarghiamo il modello».

IL NODO

Il progetto è noto: la trasformazione di Cav in una vera concessionaria autostradale, in grado di assumere la gestione delle tratte autostradali venete, gli incassi relativi e gli investimenti.

«La legge istitutiva può essere modificata, De Micheli su questo si è già espressa» ribadisce De Berti. «Si tratta ora di stabilire se presentare gli emendamenti prima o dopo il chiarimento tecnico-giuridico di cui si è fatto carico il ministero. Ma questo non mi preoccupa». L'aspetto principale che va chiarito è quello relativo alla natura pubblica di Anas, socio paritetico (con il 50%) della Regione in Cav.

«Gestisce le strade statali (ma anche 1.294 chilometri di autostrade e raccordi non a pedaggio, ndr) per cui mi pare chiara la sua natura pubblica» riflette su questo l'assessore regionale «ma dopo il suo ingresso nel gruppo Ferrovie dello Stato è necessario un approfondimento per evitare che poi l'Europa possa sollevare delle obiezioni. Vogliamo costruire delle fondamenta solide, meglio mettere nero su bianco». Dell'approfondimento se ne occuperà, come detto, il ministero. «L'intesa è quella di aggiornarci non appena le verifiche saranno terminate».

IL PIANO

Una prima tessera del mosaico, quindi, ha trovato posto dentro la cornice. Detto che si tratta di far combaciare un bel po' di pezzi molto differenti tra loro, i tempi per cercare di trasformare una suggestione in realtà paiono maturi. Si parte dal presupposto che sia per Autovie Venete sia per Autobrennero c'è in ballo l'affidamento in house delle concessioni (entrambe già scadute) a patto, impone l'Europa e dice il governo, che le compagini di dette società siano totalmente pubbliche. In questa logica è già stata creata Società Autostrade Alto Adriatico (Regione Friuli Venezia Giulia 67%, Regione Veneto 33%) destinata a raccogliere l'eredità di Autovie Venete e su scorta di questo schema si sta provando a sbrogliare l'intricata matassa Autobrennero.

Qui il tempo stringe, perché c'è spazio fino a fine dicembre (scadenza dell'ultima proroga) per arrivare alla liquidazione delle quote dei soci privati di A22 che complessivamente detengono un 14%. In vista delle definizione del quadro nordestino, il Veneto vuole farsi trovare preparato e affretta il passo. La concessione di Cav scade nel 2032 ma a fine 2026 torna in discussione la gestione della Brescia-Padova che oggi è in capo ad A4 Holding (per il 90% di Abertis, gruppo spagnolo controllato a sua volta da Atlantia).

«Con il rinnovo della concessione di Cav possiamo liberare oltre un miliardo di investimenti sul territorio» conclude De Berti «oltre a creare i presupposti per avere in affidamento diretto la Brescia-Padova». Senza contare che nell'ambito del braccio di ferro che il governo ha avviato con Autostrade per l'Italia (gruppo Atlantia) - e che punta alla revoca delle concessioni di alcune tratte - potrebbero rendersi disponibili anzitempo altri "pezzi pregiati" come la Bologna-Padova (A13) e la Belluno-Venezia (A27). Il 2032 non è dietro l'angolo, ma il dossier è già caldo. --

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