Autostrada del mare Trieste-Istanbul, ripartono i traghetti turchi: «Svanito l’effetto pandemia»

Enrico Samer: «In aprile abbiamo sofferto la paralisi del mercato dell’auto ma da ottobre c’è stato un balzo record del traffico container pari al 10%»

TRIESTE La grande paura e l’immediata ripresa. Si può riassumere così l’andamento dei traffici lungo la cosiddetta autostrada del mare Trieste - Turchia. Dopo i numeri molto positivi registrati nel 2019, il gruppo Samer prevedeva per l’anno in corso un ulteriore consolidamento del movimento merci. Salvo poi dover fare i conti con la pandemia, che ha rimesso tutto in discussione, finendo con il rallentare molto nel secondo trimestre i traffici dell’intero porto di Trieste. Poi la successiva, graduale, crescita a partire da giugno. Fino ad arrivare a ottobre, che ha fatto segnare numeri da record sia rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che in termini assoluti. La merce in import movimentata da e per la Turchia è stata pari a 214.246 tonnellate, quella in export pari a 210.117 tonnellate tra mezzi pesanti e container, rispettivamente +4,8% e +10% rispetto allo stesso periodo del 2019. In netto rialzo anche i numeri per quanto riguarda i veicoli trasportati: 14.274 sbarcati e 11.396 imbarcati, rispettivamente +26% e +12% nel confronto con ottobre 2019.

«Fra aprile e maggio abbiamo sofferto molto la chiusura delle industrie automobilistiche - spiega Enrico Samer, presidente e ad dell’omonima società di spedizioni -, sia di prodotti finiti che di componentistica, che per noi generano un mercato molto importante». Poi il nuovo boom ad inizio autunno. «Settembre è stato un mese molto positivo e, come si vede dai dati, ottobre è stato addirittura un mese da record».

Grazie a questa forte ripresa iniziata a giugno, il gruppo Samer conta di chiudere il 2020, emergenza attuale permettendo, sulla falsariga del 2019. «Quest’anno si pensava di fare molto di più rispetto all’anno scorso, ma - ammette Samer - visto quello cha abbiamo passato, mantenersi agli stessi livelli del 2019 è già un grosso risultato». Il futuro del porto di Trieste passa anche, e soprattutto, attraverso la piattaforma logistica, della quale a breve il porto di Amburgo diventerà primo azionista. C’è un rischio di eccessiva competizione? «Assolutamente no. La presenza di un operatore del porto di Amburgo è un fattore molto positivo perché così si possono creare, soprattutto con i paesi dell’est Europa, delle sinergie molto interessanti. Questa operazione sarà molto vantaggiosa per il porto di Trieste come lo è il fatto che Duisport sia socio dell’Interporto di Fernetti e che l’Ungheria crei qui la sua piattaforma logistica». Punti di forza, sempre secondo Samer, sono le infrastrutture - quelle rinnovate e quelle che si creeranno - nel retro porto.

«Le virtù principali del nostro scalo sono il Punto Franco e le linee ferroviarie. In questo momento siamo saldamente il primo porto italiano come movimento treni con 10 mila convogli l’anno, facciamo quasi il doppio del secondo che è La Spezia. Però con gli investimenti in essere, credo che nel giro di 10 anni potremmo arrivare alla saturazione delle attuali linee, con un movimento di 20/25mila treni. Ecco che serve pensare adesso a un ulteriore investimento nel settore ferroviario e stradale».

Samer, infine, non teme la sempre sbandierata concorrenza del porto di Capodistria. «Parliamo di un porto che ha fatto un ottimo lavoro negli ultimi anni - spiega - e che ha contribuito ad arricchire la nostra area perché, quando uno scalo a queste latitudini lavora bene, è tutto il nord Adriatico ad avvantaggiarsi. Capodistria però ha già raggiunto la sua massima capacità di traffico, al contrario di Trieste che ha ancora ampi margini di sviluppo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA