Le Regioni incalzano: " Gli impianti da sci devono aprire al massimo il 18 di gennaio"

Gli assessori al turismo e allo sport di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige condividono la lettera che il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha inviato ai ministri Francesco Boccia e Giuseppe Speranza chiedendo certezze

BELLUNO. La data del 6 o 7 febbraio è troppo spostata in avanti. Le Regioni delle Alpi chiedono che l'apertura delle piste da sci sia posticipata, al più tardi, ad una data compresa fra il 7 e il 18 gennaio.

Gli assessori al turismo e allo sport di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige condividono la lettera che il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha inviato ai ministri Francesco Boccia e Giuseppe Speranza: chiedono certezze, perché - affermano Federico Caner e il suo collega del Trentino, Roberto Failoni - il mondo della montagna invernale non si organizza in 24 ore e soprattutto i lavoratori e le aziende hanno diritto di avere risposte rapide. Anche sul versante dei ristori.

«È una prospettiva senz'altro interessante», commenta Renzo Minella, presidente regionale di Anef, l'associazione degli impiantisti. «Diamo tempo all'Rt di tornare a scendere e ad eventuali zone arancioni di rientrare nei parametri di compatibilità sanitaria. Siamo noi stessi impiantisti a dire che le piste non si possono riaprire con i contagi in continua espansione».

Nei giorni scorsi il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, aveva ipotizzato i primi di febbraio per una possibile apertura degli impianti: «Ritardare di un mese, rispetto alla data del 7 gennaio, mi pare eccessivo», sottolinea Minella, «anche la nostra presidente nazionale, Valeria Ghezzi, aveva auspicato la ripartenza tra il 20 ed il 30 gennaio». Il 18 gennaio è, per il sindaco di Cortina, Gianpietro Ghedina, una «deadline oltre la quale è difficile andare».

Ghedina conferma che le aspettative sono quelle di poter aprire per metà gennaio: «Primo per le difficoltà ad assumere una serie di costi per una stagione ormai praticamente andata, che diventerebbe ancora più ristretta, e secondo perché bisogna trovare il personale disponibile per quelle date», aggiunge Ghedina.

«Se non ci mettono nelle condizioni di lavorare, bisogna che arrivino i ristori, che negli altri Paesi europei arrivano e qui in Italia invece...». Walter De Cassan, presidente di Federalberghi, dice che «è comunque sempre tardi quando si deciderà di aprire. Per le festività hanno aperto meno del 10 per cento degli alberghi e assicuro che dei colleghi hanno pianto quando il 18 dicembre si sono visti costretti a chiudere, dopo aver appena riattivato i loro esercizi».

Il problema, secondo De Cassan, non è solo quello dei ristori, ma anche dei mutui: «Tanti alberghi, grazie ai fondi della Regione, in questi mesi stanno ristrutturando. Ma hanno acceso mutui importanti. Come li pagheranno se non lavorano?», si chiede De Cassan.

È atteso il Ristori Quinter: «Bisogna rendersi conto che per noi ci sono in ballo 12 mesi, non 4. E poi la questione non è rinunciare allo sci, ma tutti i posti di lavoro che ci sono in ballo e di gente che non ha nessuna tutela. In questo modo mandiamo a picco la montagna» interviene la presidente di Anef Ghezzi, cui fanno capo circa il 90 per cento delle 400 aziende funiviarie italiane, distribuite sia nei territori alpini, sia in quelli appenninici, sia nelle isole.

Si tratta di oltre 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività. All'indomani dell'annuncio della possibile apertura degli impianti di risalita il 18 gennaio anziché il 7 - come richiesto al governo della Conferenza delle Regioni - la presidente dell'associazione nazionale impianti a fune sottolinea come la situazione sia già ora di estrema difficoltà per il comparto.

«Ormai se riusciremo ad aprire sarà per salvare un po' di occupazione per le famiglie che non hanno niente e sarà per pagare qualche debito. Non sarà per guadagnare, però è meglio così che aspettare ristori di cui non abbiamo avuto alcun riscontro», prosegue Ghezzi.

«Noi come categoria non abbiamo avuto nulla a marzo e fino ad oggi. I maestri di sci, forse, ad aprile avranno preso i mille euro per le partite Iva. Secondo me quello che a Roma non è ancora chiaro è che per noi questi quattro mesi di stagione ne valgono dodici. E la stagione estiva, sul fatturato annuo del settore, rappresenta una cifra che sta tra il 5 ed il 10%. Quindi il 90 lo facciamo con l'inverno, fino ad aprile», conclude. --

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