Fuoco incrociato su Patuanelli per i milioni al porto di Trieste

Stefano Patuanelli fuori dalla Prefettura la scorsa estate, “scortato” dal leader locale del M5s Paolo Menia

I leghisti regionali rivendicano fondi per il resto del Fvg. Critiche pure dal Pd “extra giuliano”. Il M5s fa quadrato: «Lo scalo è strategico per l’intero Paese»

TRIESTE I 388 milioni del Recovery Plan per Trieste aprono il dibattito tra le forze politiche regionali. Le scelte del governo difese dal ministro Stefano Patuanelli deludono le articolazioni non triestine del Pd e la Lega ne approfitta per attaccare l’esecutivo. Solo nel M5s non ci sono distinguo territoriali, ma pieno supporto alla linea del proprio esponente di punta. Oggi in serata è annunciato intanto il Consiglio dei ministri che dovrebbe approvare un testo che tuttavia a ieri sera era ancora fantasma. E mentre lo scenario più probabile sembra quello di un via libera con successiva crisi pilotata verso un Conte ter, dalla Lega piovono critiche. Per il nuovo segretario regionale Marco Dreosto, «bene dedicare ingenti finanziamenti al porto, ma Patuanelli non utilizzi la sua posizione per meri fini elettorali. È necessario investire anche sulle altre infrastrutture: l’interporto di Pordenone, le vie di collegamento con Veneto e Austria, la riqualifica dell’ex Safau e il vecchio scalo merci a Udine».

Gli fa eco il consigliere regionale Diego Bernardis: «Alla luce del riconoscimento di Capitale europea della cultura 2025, l’area del goriziano dovrà essere fra i protagonisti del Recovery Fund». La proposta è la concretizzazione della Zls per il porto di Monfalcone e interventi per armonizzare la concorrenza economica slovena in area di confine. Se le critiche del Carroccio sono scontate, non mancano quelle più velate del Pd non triestino. La premessa di Sergio Bolzonello è che il porto sia «strategico nella progettualità nazionale» e che i 388 milioni siano «un risultato storico cui va dato merito alle tante persone che hanno lavorato per rilanciarlo». Poi arriva la stoccata: «Sarebbe un clamoroso errore focalizzarsi solo sullo sviluppo di Trieste e non coinvolgere le altre infrastrutture regionali, per cui servono risorse aggiuntive. Un vero rilancio del Fvg non può lasciare spazio a differenti velocità di sviluppo. Lungi dall’essere questione di campanili, la nuova progettualità deve collegarsi alle aree strategiche per lo sviluppo, come il polo intermodale di Pordenone, quello di Cervignano e i Consorzi industriali: un porto per funzionare e incidere su un territorio più vasto, deve avere un grande sistema logistico a supporto».

Da Trieste il dem Roberto Cosolini cerca però di allontanare le possibili polemiche interne e le rilancia sulla giunta Fedriga: «C’è soddisfazione estrema per l’impegno di Patuanelli, perché il porto è strategico e avrà ricadute in tutta la regione. Fa bene Bolzonello a dire che si può investire anche nel resto del Fvg, ma il governo regionale dovrebbe dialogare con quello nazionale su una griglia di priorità: se si manda un elenco della spesa per quasi 11 miliardi, non si potrà mai avere quello che si chiede per un territorio che ha il 2% degli abitanti del paese». Piena compattezza si riscontra solo nel M5s, di cui Patuanelli è espressione. Il gruppo consiliare grillino sottolinea in una nota che «investire sul porto significa creare sviluppo e lavoro per tutto il Fvg. Quello triestino non è uno scalo di interesse cittadino, ma un volano di sviluppo regionale e nazionale. Il ministro non ha inoltre mai sostenuto che debbano essere questi i soli investimenti per il Fvg. Ridurre le dichiarazioni di Patuanelli e gli interventi a favore del porto a una mera battaglia di campanile è un dibattito di basso profilo politico». Non manca l’attacco alla Lega: «Invece di polemiche sterili, servono investimenti strategici e lungimiranti, mentre abbiamo visto, tra le priorità, opere pensate da oltre quarant’anni, che distruggerebbero il nostro territorio, senza apportare reale sviluppo». — © RIPRODUZIONE RISERVATA