Valdastico Nord, la Cassazione ferma il progetto e ora A4 Holding ha bisogno di "un piano B"

Il progetto va rifatto daccapo. Ma questo è solo la punta dell'iceberg per il concessionario che tiene anche la A4 Brescia-Padova. Perché come noto il rinnovo della concessione per quel tratto è legato proprio alla realizzazione del tronco Nord della Valdastico. E adesso? La società non commenta la sentenza, ma va da sé che per sperare nel rinnovo nel 2026 va trovato un progetto alternativo fattibile

PADOVA. Illogica e irrazionale. L’aveva definita il Consiglio di Stato. E adesso la Cassazione conferma la sentenza, respingendo il ricorso della A4 Holding contro il Comune di Besenello sulla realizzazione del primo tratto, quello veneto, della Valdastico.

L’opera ha senso se completa, mentre non ha senso separare la Valdastico Nord in due tronconi: il tratto Veneto e quello Trentino. Così come era stato previsto dalla deliberazione Cipe del 18 marzo 2013. E quindi è tutto da rifare. Gli ermellini se non hanno firmato il de profundis dell’asse nord del collegamento Rovigo-Vicenza-Trento poco ci manca.

«Non vi sono dubbi  che la realizzazione di un’infrastruttura autostradale che si interrompe sul confine del territorio di un Comune è già di per sé idonea a determinare conseguenze dirette nel territorio medesimo e nella vita dei suoi abitanti, atteso l’aumento del traffico veicolare che con essa viene generato» aveva stabilito Palazzo Spada. Una sentenza che aveva del clamoroso e avrebbe costretto la concessionaria della A31, controllata da Abertis e quindi da Atlantia, a rimettere mano al progetto. La decisione partiva dal fatto che i lavori per il primo lotto, interamente in Veneto, erano indissolubilmente legati al secondo, in Trentino e non potevano quindi partire senza una completa approvazione, anche da parte delle autonomie locali. Battaglia arcinota e che si trascina da decenni.

Il Gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico del Trentino ha espresso soddisfazione per le motivazioni della sentenza, depositata dalla Corte Suprema di Cassazione, “con la quale è stato respinto, con addebito delle spese, il ricorso che l’Autostrada Brescia-Padova aveva presentato contro il Comune di Besenello in merito alla possibile esecuzione del primo tratto Veneto della cosiddetta Valdastico”.

Nello specifico, la Suprema Corte, scrivono gli esponenti del Pd, “ha ribadito debba essere impedita la realizzazione del tratto Veneto, fino a quando l’intera opera non sia stata eventualmente progettata ed approvata. E dunque fino a quando anche la parte trentina non sarà stata approvata e progettata. Una prospettiva che appare oggi fortunatamente più lontana, e contro la quale continueremo a batterci come in tutti questi anni, accanto ad amministrazioni come quella di Besenello, che va ringraziata per la competenza, il coraggio e la passione, e che ottiene oggi una vittoria nell’interesse di tutto il Trentino”.

Il fatto di rimettere mano al progetto è solo un di cui per il concessionario che tiene anche la A4 Brescia-Padova. Perché come noto il rinnovo della concessione per quel tratto è legato proprio alla realizzazione del tronco Nord della Valdastico. E adesso? La società non commenta la sentenza, ma va da sé che per sperare nel rinnovo della concessione che scadrà nel 2026 va trovato un progetto alternativo fattibile. In attesa che arrivi il nuovo Governo e il nuovo ministro delle infrastrutture. Al momento l’unica alternativa per non perdere il rinnovo può essere solo il progetto della quarta corsia da Brescia a Padova. In tutto circa 1 miliardo di investimenti sulla base dei conteggi fatti nel 2019.