Atlantia: vendere Autostrade sì, ma non a condizioni imposte

Dura nota che alza ancora la tensione con Edizione della famiglia Benetton: "Cdp non è una soluzione obbligata"

TREVISO - Lo stallo rimane, la tensione sale. «C'è la volontà di vendere Aspi, ma non vi è alcun obbligo a carico di Cdp ad acquistare»: con una lunga nota che nasce come risposta a un articolo pubblicato da Affari & Finanza di Repubblica, Atlantia lancia messaggi che si piantano nel muro di uno scontro tra il management e la cassaforte Edizione della famiglia Benetton. Non metteteci fretta, non fateci pressioni, a queste condizioni non siamo vicini alla soluzione, il messaggio neppure tanto fra le righe.

«A testimonianza di quanto siano invalidanti per un processo di vendita di mercato le condizioni imposte dal Governo - si legge nella nota diramata lunedì sera da Atlantia stessa - si osserva che Atlantia non ha ricevuto offerte alternative o manifestazioni di interesse concrete da nessun altro investitore».

La holding delle infrastrutture manda anche un altro messaggio chiaro a Edizione, l'azionista di maggioranza relativa in mano ai Benetton, dopo le dimissioni per «disagio reciproco» presentate nei giorni scorsi da Sabrina Benetton, figlia di Gilberto: la società ribadisce la «profonda articolazione» del percorso negoziale e valutativo finora effettuato e ricorda che «tutte le determinazioni del consiglio di amministrazione di Atlantia sono state governate dagli inderogabili principi dell'indipendenza di giudizio» e che «tutte le determinazioni sono state inoltre sempre condotte con piena e assoluta trasparenza e rigore, rese note al mercato mediante tempestivi comunicati stampa».

Carlo Bertazzo, amministratore delegato di Atlantia

Parole che si sono già tradotte concretamente nella convocazione di un'assemblea straordinaria per metà maggio, dedicata proprio a una valutazione diretta da parte di tutti gli azionisti al piano di cessione. Dopo l'assemblea ordinaria del 28 aprile in cui si farà il punto sull'offerta migliorativa da parte della cordata Cdp Blackstone Macquarie, insomma, si arriverà a una sorta di referendum in cui gli azionisti dovranno decidere da che parte stare: se con la seconda generazione Benetton, impegnata in un pressing nemmeno velato per arrivare alla cessione di Aspi al più presto, o con il management, in primis il presidente Fabio Cerchiai e l'amministratore delegato Carlo Bertazzo, che nella nota impersonale diramata ieri sera  ribadiscono di non accettare pressioni né fretta. Vendere sì, ma non a qualsiasi condizione imposta dal Governo e Cdp.

Il Piano economico finanziario di Aspi, inoltre, sottolinea ancora Atlantia nella nota, è fermo e non ha ancora nemmeno iniziato l'iter formale per l'approvazione. Uno stallo che ha «evidenti intuibili ripercussioni sull'occupazione e sullo sviluppo economico del Paese, ancor più gravi - sottolinea la società - in un periodo di ristagno quale quello determinato attualmente dalla crisi pandemica».

Il nodo del Pef è intrecciato proprio alla trattativa che Atlantia sta portando avanti con Cdp, che il 24 febbraio ha presentato insieme ai fondi Blackstone e Macquarie un'offerta vincolante da 9, 1 miliardi, per la quale al consorzio è stato concesso tempo fino al 27 marzo per introdurre dei miglioramenti. «A testimonianza di quanto siano invalidanti per un processo di vendita di mercato le condizioni imposte dal Governo - chiude la nota - si osserva che Atlantia non ha ricevuto offerte alternative o manifestazioni di interesse concrete da nessun altro investitore». -