Parisi: «Reti logistiche da rendere più corte il “reshoring” può ridare forza all’Adriatico»

Francesco Parisi visto da Massimo Jatosti

L’imprenditore a capo della storica casa di spedizioni triestina sul dopo pandemia: «Vantaggi da catene di fornitura meno lunghe»

Nella pregiata casa di spedizioni triestina Francesco Parisi tutto è rimasto come cristallizzato al 1807, anno di fondazione. Nell’open space dove lavorano gli impiegati sembra di sentire il ticchettio delle telescriventi che annunciano l’arrivo delle grandi navi piene di spezie e tessuti. Francesco Parisi, con i figli Matteo e Pier Tomaso, guida questa storica azienda di famiglia, uno dei nomi simbolo della Trieste emporiale.
Un gruppo nato ramificandosi verso l'Europa centro-orientale. La vera sfida oggi si chiama piattaforma logistica, l’imponente terminal multipurpose per le navi portacontainer e traffici ro-ro che sarà la vera sfida del porto di Trieste nei prossimi anni. E di cui il gruppo Parisi è socio con i tedeschi di Hhla che hanno acquisito la maggioranza con i 50,01%. Intanto Duisburg, il più grande terminal intermodale del mondo, è entrato con 3 milioni come socio di minoranza nell’Interporto di Trieste.

Francesco Parisi, come viaggia il mondo delle spedizioni nella pandemia?

«Già nel 2019 erano emersi alcuni segni di debolezza dovuti agli sviluppi internazionali e ai nuovi protezionismi che hanno posto la parola fine all’epoca della globalizzazione. Sono aumentati i rischi per le imprese che investono sui mercati esteri a causa dei dazi sulle tariffe e dei blocchi commerciali negli Stati Uniti di Trump. Con la pandemia il mondo della logistica ha subìto il rallentamento dei volumi complessivi dei traffici mondiali in tutta Europa. Con alcune eccezioni».

Quali sono?

«L’elettronica di consumo in tempi di pandemia ha registrato un boom di acquisti a causa dei continui lockdown. Questo tipo di merce tradizionalmente confluiva in Europa attraverso Inghilterra e Olanda. Vedremo come la Brexit modificherà la situazione».
Come cambierà il mondo della logistica dopo il Covid?
«Il dramma della pandemia ha costretto a ripensare l’estensione delle catene logistiche che hanno mostrato tutta la loro fragilità. Queste catene vanno accorciate con un processo di reshoring. Penso ad esempio all’approvvigionamento di componenti o prodotti dall’Asia Pacifico e dalla Cina che potrebbe essere riportato nel bacino del Mediterraneo».

Un vantaggio per Trieste e i porti dell’Adriatico?

«Il porto di Trieste potrebbe avvantaggiarsi da questo processo. Le prospettive di Trieste, e degli scali del Nordest dell’Adriatico, restano positive non perchè ci aspettiamo una espansione dei volumi dei commerci internazionali costretti dalla pandemia ma proprio per questo cambio di paradigma dei traffici. Il porto di Trieste, per le sue risorse portuali e collocazione nella mappa geopolitica, ha la forza per conquistare nuove quote di mercato rispetto ai grandi traffici dalla Germania e verso il Mediterraneo».

Il gruppo Parisi è socio della Piattaforma Logistica Trieste (Plt), l’imponente terminal multipurpose dove è entrata con il 50,01% la società tedesca Hamburger Hafen und Logistik AG (Hhla). Come valuta l’investimento dei tedeschi?

«L’investimento di Hhla International nella piattaforma logistica del porto di Trieste conferma quanto Trieste sia centrale nel Mediterraneo. Sono convinti che la città abbia un potenziale di crescita molto elevato nell’assorbire quote di traffici dall’Asia Pacifico, Centro Europa e bacino del Mediterraneo, in una logica di sostenibilità. Una merce che arriva dell’India e diretta ad Amburgo può essere smistata a Trieste. Nonostate la pandemia, c’è un grande interesse da parte del mercato per la Piattaforma Logistica».

La Germania orienta i traffici europei?

«La Germania, sia come destinazione che come Paese di transito, ha un ruolo cruciale per i traffici europei e internazionali. Le più grandi imprese di spedizione del mondo sono tedesche e non si fermano al mercato domestico ma viaggiano dal Mare del Nord e Trieste fino a Thalin e Odessa. Sono realtà costruite con un sistema a rete in tutto il mondo».

Il nuovo mantra è la sostenibilità dei traffici?
«L’Unione Europea sta spingendo molto per uno sviluppo sostenibile nel trasporto delle merci. La pandemia, in attesa dei vaccini, non ha cambiato le strategie dei traffici nel lungo termine e neppure frenato gli investimenti tedeschi a Trieste. Secondo una analisi di Hapag Lloyd nell’area dell’Asia Pacifico si prevede una crescita dei volumi innescata dai consumi dei privati costretti a casa per i lockdown che non potendo comprare viaggi e servizi acquistano beni di consumo. Ma è difficile fare previsioni sul futuro. Dobbiamo ripensare ai processi produttivi e all’innovazione».

Hahla ha da tempo scommesso sull’intermodalità ferroviaria...

«Il gruppo in questi mesi presenta ai propri clienti una slide sulla crescita aggregata dei traffici container dell’ultimo decennio dove Trieste è al primo posto con una crescita fino al 12% seguito da Capodistria e Fiume. Sulle distanze più lunghe il trasporto ferroviario è favorito e anche qui troviamo un altro vantaggio competitivo del porto di Trieste, che dispone di una infrastruttura ferroviaria concepita al tempo dell’Impero Asburgico, vicino ai mercati del Centro Est Europa».

E gli interporti?

«Sono importanti per utilizzare i servizi intermodali non solo per le merci che arrivano dai porti ma anche per quelle prodotte sul territorio. Ma per servizi ferroviari funzionanti bisogna avere volumi e massa critica. Senza rischiare che i treni restino vuoti».

Come funziona la logistica dei vaccini?

«Ne hanno tratto vantaggio soprattutto i colossi. Le grosse imprese di spedizione hanno subito colto questa opportunità grazie alla loro capacità finanziaria e sono state in grado di proporsi sul mercato dei vaccini e delle mascherine. Dhl ha costruito negli States il più grande magazzino frigo del mondo per i vaccini. La crescita boom della domanda di voli charter aerei ha però mandato alle stelle i prezzi dei noli». —

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