Autostrade, "vendere subito a Cdp": i Benetton contro la proroga sulla cessione di Aspi

La holding Edizione comunica ufficialmente l'intenzione di votare no all'allungamento dei tempi: "Inutile, c'è solo un'offerta, avanti con quella"

Treviso. È inutile prorogare lo stallo su Autostrade con un altro rinvio: deve andare in porto la cessione alla cordata guidata da Cassa depositi e prestiti. La famiglia Benetton torna a intervenire sulla tesa vicenda dello scorporo di Aspi, e lo fa con una nota molto diretta, esplicita: non ci sono altre offerte sul piatto e non è pensabile che possano arrivare, ergo bisogna chiudere l’unica trattativa che è in piedi.
 
A distanza di tre giorni dalla nota di Atlantia che ha acuito gli attriti fra il management e la holding di controllo (vendere sì, era il succo, ma non a qualsiasi condizione dettata dalla fretta), e quando mancano solo quattro giorni all’assemblea della stessa Atlantia del 29 marzo che dovrà esprimersi sul da farsi in merito all’offerta di Cdp (che sabato presenterà l’ultimo rilancio), la holding di casa Benetton torna a ribadire con forza che la strada percorribile è una soltanto, senza alcuna ipotesi di proroghe. «Alla luce delle indiscrezioni riportate da alcuni organi di stampa, Edizione Srl precisa che la propria controllata, Sintonia Spa, ha già conferito delega al rappresentante designato per esprimere, nell’assemblea di Atlantia Spa del prossimo 29 marzo, voto contrario alla proroga».

Cassa depositi e prestiti il 24 febbraio ha presentato, insieme ai fondi Blackstone e Macquarie, un’offerta vincolante da 9,1 miliardi per l’acquisto di Aspi. Pochi, per chi deve vendere. Sul prezzo è nato uno stallo (Atlantia e i suoi azionisti valutano Autostrade tra gli 11 e i 12 miliardi), e al consorzio di Cdp è stato concesso tempo fino al 27 marzo per introdurre miglioramenti. Ma la guerra di posizione ha logorato il fronte di chi vende. Edizione ha il 100% di Sintonia, che controlla il 30,25% di Atlantia che a sua volta detiene l’88% di Autostrade per l’Italia. I Benetton, a partire dalle dimissioni di Sabrina dal cda, hanno manifestato tutto proprio «disagio» per il vicolo cieco. Bisogna chiudere la partita, la loro posizione. Non ad ogni costo, la contrapposizione dei propri manager. E ora il nuovo capitolo, con la nota di ieri: nessuna proroga «del termine per l’avveramento della condizione sospensiva di cui all’art. 7. 1 (IX) del progetto di scissione parziale proporzionale di Atlantia Spa in favore di Autostrade concessioni e costruzioni Spa (ACC) approvato in data 15 gennaio 2021. Edizione ha preso atto dell’assenza, allo stato, di proposte di potenziali investitori per l’acquisto della partecipazione in ACC riveniente ad Atlantia per effetto di detta scissione – pari, in trasparenza, al 55% di Aspi – e non ritiene utile prolungare l’incertezza derivante dalla proroga di detto termine in attesa di ipotetiche offerte per tale partecipazione, anche alla luce dell’offerta vincolante in via di definizione da parte del consorzio di investitori che fa capo a Cassa depositi e prestiti per l’acquisto dell’intera partecipazione di Atlantia in Aspi (pari all’88% del capitale di quest’ultima). Edizione ritiene più opportuno coltivare l’unica operazione espressa dal mercato e, nel ribadire la propria fiducia nell’operato del consiglio di amministrazione di Atlantia, auspica che l’offerta venga quindi sottoposta al voto dell’assemblea per la valutazione della stessa da parte di tutti gli azionisti».


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