Benetton in minoranza nell'assemblea Atlantia, ma passa la loro linea niente scissione di Autostrade

La linea del "no" dettata da Edizione della famiglia Benetton si ferma al 48% nel voto in assemblea straordinaria ma è sufficiente per stoppare la scissione funzionale al rinvio. I fondi votano la proroga dei tempi ma non arrivano ai 2/3La famiglia di Ponzano vuole chiudere la trattativa con Cdp

TREVISO. Benetton soli contro tutti, ma la loro linea passa: niente proroga per la scissione di Autostrade, si va avanti verso la cessione alla cordata guidata da Cassa depositi e prestiti.

I Benetton vengono messi sotto dai soci di Atlantia, che in maggioranza dicono sì alla proroga dal 31 marzo al 31 luglio (voto favorevole di 1.167 azionisti, pari al 51,80% del capitale presente in assemblea) ma non raggiungono il quorum necessario, pari ai due terzi del capitale. È l’esito dell’assemblea straordinaria di Atlantia che si è riunita ieri sotto la presidenza di Fabio Cerchiai.

Arriva così al capolinea il percorso iniziato sei mesi fa con l’avvio del processo di “dual track” deciso da Atlantia per avere un’alternativa alle complesse – per usare un eufemismo – trattative con Cassa. Solo due azionisti ieri hanno votato contro la proroga, mettendo assieme il 48,06% del capitale presente (che era pari al 72,32% del totale): Sintonia, appunto, controllata dalla holding Edizione dei Benetton, che ha in mano il 30,25% di Atlantia, e Fondazione Cassa di risparmio di Torino (4,85%). Tutti gli altri investitori istituzionali, Tci, Hsbc, Lazard, Gic (il fondo di Singapore che ha quote pari all’8,29%) hanno votato per andare avanti con la scissione, quindi superando l’ipotesi di accogliere la proposta di Cdp e dei fondi.

Una scelta che nasconde un mondo: in passato gli istituzionali erano stati sempre allineati alle scelte della holding di Ponzano. E questa è la prima considerazione. La seconda è che con questa votazione appare plasticamente la distanza tra i manager di Atlantia, Carlo Bertazzo e Fabio Cerchiai in primis, che sono stati nel passato anche recente due uomini di fiducia dei Benetton, e la famiglia stessa. È evidente che il timore di un’azione di responsabilità sul loro operato in questa vicenda li abbia spinti a voler dimostrare che non si sta lavorando per un solo azionista, per quanto di riferimento.

Intanto mercoledì dovrebbe esserci un nuovo consiglio di Cdp, in cui potrebbe essere rivista l’offerta per l’88 per cento di Aspi. Il dato che pare acquisito è che non si ritoccherà verso l’alto il valore dell’offerta, 9,1 miliardi di euro, bensì il pacchetto degli indennizzi, pari a 1,5 miliardi (manleva legale per danni incombenti). Secondo quanto risulta verranno dedotti dalla manleva gli 810 milioni richiesti da Cdp per una causa mossa dal ministero dell’Ambiente per terre di scavo della variante di Valico. Inoltre, le stesse fonti affermano che verranno ristornati ad Atlantia (che in Borsa ha chiuso a +0,31% a 16,03 euro) gli eventuali ristori dello Stato per la mancanza di traffico in epoca Covid, circa 400 milioni. Su quest’ultimo punto, più di una fonte rileva l’aleatorietà dell’offerta su una cifra sulla quale non esiste ancora una legge.