A22, rinnovo della concessione in alto mare si va verso la proroga a fine 2021

Per il rinnovo trentennale della concessione le regole europee impongono l’uscita dei soci privati, che dentro Autobrennero spa detengono il 14,3% delle quote, negoziato tutt'ora senza una via d'uscita

TRENTO. Il rinnovo della concessione di A22 appare ancora in alto mare e la scadenza del 30 aprile, termine della precedente proroga, per il momento sembra prefigurare - a scanso di problemi - un ulteriore prolungamento “tecnico” fino al 31 dicembre, nella speranza che il 2021 porti finalmente una soluzione definitiva.

Di questo si è parlato nell’incontro tenutosi lunedì pomeriggio proprio nella sede di A22 di Trento, una delle tappe del tour trentino del viceministro leghista alle Infrastrutture e Mobilità Alessandro Morelli, al quale hanno preso parte il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, il governatore altoatesino Arno Kompatscher insieme al suo vice Daniel Alfreider, il sindaco di Trento Franco Ianeselli e i vertici della società, ossia l’ad Diego Cattoni e il presidente Hartmann Reichhalter.

I soci pubblici, Trento e Bolzano in primis, hanno chiesto con forza che vi sia un’ulteriore proroga e l’impegno, da parte di Morelli, è stato quello di portare immediatamente la richiesta all’attenzione del ministro Enrico Giovannini. Appare però improbabile che bastino otto mesi per chiudere un tormentato e complesso iter, apertosi nel 2014 con la scadenza della concessione.

Da lì ci sono state una serie di proroghe di concerto tra Stato e soci pubblici (Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Provincia di Verona, Provincia di Modena, Comune di Mantova) finalizzate a individuare l’assetto societario idoneo per evitare che l’autostrada andasse a gara e finisse nelle mani dei privati. L’avvicendarsi dei governi e il quadro normativo complesso non hanno aiutato, tanto che durante il Conte-1, con Danilo Toninelli ministro, era tornata ad affacciarsi con una certa insistenza l’ipotesi della messa a gara.

Successivamente la soluzione individuata è stata quella della società in-house, ma in quadro ben preciso: a complicare la procedura ci sono infatti le regole europee, che per il rinnovo trentennale della concessione impongono l’uscita dei soci privati, che dentro Autobrennero spa detengono il 14,3% delle quote. Per questo, a fronte del progetto di una società interamente a partecipazione pubblica, si è posto il problema della liquidazione dei soci uscenti.

Nel dicembre scorso è stata dunque approvata la norma che permette ai soci pubblici il riscatto delle quote, ma il nodo principale resta il quantum: i privati vorrebbero portare a casa circa 160 milioni di euro, ma la Corte dei Conti si è già espressa ponendo una soglia di 70 milioni di euro, cifra oltre la quale si potrebbe prefigurare il danno erariale. Con un’ulteriore proroga ci sarebbero quindi otto mesi per risolvere la questione, anche se l’accordo con i privati non è di facile conclusione e ritenuto comunque non privo di criticità e le varie crisi di governo succedutesi non hanno accelerato. Anzi.

Considerando poi che per la formazione della nuova società ciascun socio pubblico dovrebbe ricevere il via libera dalla propria giunta o consiglio, i tempi appaiono davvero stretti. Anche per questo motivo si parla insistentemente dell’ipotesi di una proroga più lunga, di alcuni anni, vincolata però alla messa in campo di una serie di investimenti, che nello specifico ammonterebbero a oltre 3,5 miliardi di euro: tutti destinati a opere che contribuirebbero, soprattutto in questa fase, a far ripartire cantieri e quindi a creare posti di lavoro.