Autostrade, Italia Viva stoppa Perez: "Paradossale e rischiosa la cessione a un gruppo estero"

Levata di scudi contro l'offerta arrivata dal presidente di Acs e del Real Madrid: "Situazione nata da una gestione populista del Governo Conte"

TREVISO. Il colpo di scena che riapre la partita Aspi spinge il titolo di Atlantia in Borsa, ma solleva anche timori per il possibile passaggio delle autostrade italiane in mano spagnola. A lanciare l'allarme sono alcuni parlamentari di maggioranza che, all'indomani della manifestazione di interesse di Acs, vanno in pressing sul governo affinché confermi la rotta decisa dopo il lungo braccio di ferro sul crollo del ponte Morandi, ovvero l'uscita della holding dei Benetton dalla concessionaria e il passaggio in mano pubblica attraverso Cdp.

Cresce la preoccupazione sul possibile passaggio di Aspi in mano spagnola: un "esito paradossale" secondo Italia Viva, che vede a rischio un "investimento strategico italiano"; sulla stessa linea Leu che si appella al governo perché confermi la linea del controllo pubblico tramite Cdp. Certo l'arrivo di Acs complica le cose, conferma il viceministro alle infrastrutture Alessandro Morelli, che considera invece praticamente arenata la partita della revoca.

"La vicenda societaria di Autostrade rischia di offrire un amaro insegnamento all'Italia sui risultati che il nostro Paese e i suoi cittadini ottengono quando si mettono nelle mani dei populisti". Lo dichiara Luciano Nobili, capogruppo di Italia Viva in Commissione Trasporti alla Camera. "Con l'offerta avanzata - spiega - da parte di Florentino Perez per l'acquisto della totalità delle azioni di Autostrade, si fa molto concreta la possibilità che la gestione di questa nostra fondamentale infrastruttura passi in mano spagnola. La mossa di Perez è del tutto legittima ma il passaggio di Autostrade a un imprenditore straniero sarebbe il colmo perché la responsabilità di un tale risultato ricadrebbe interamente sulle spalle di populisti e sovranisti. Se si è arrivati a questo stato di cose lo si deve, infatti, alla strategia del governo Conte 1 di scegliere la scorciatoia della speculazione populistica, anteponendola al compito che è proprio della politica: e cioè affrontare i problemi. E' stata proprio questa inconcludenza, poi prolungata anche al Conte 2, che ci ha portato alla situazione attuale". "Chiediamo per questo al Governo trovare una soluzione adeguata per questo fondamentale dossier, occupandosene con la rapidità e l'equilibrio di cui né Conte né i 5 Stelle sono stati capaci", conclude.

Ha ragione la Presidente della Commissione Trasporti della Camera Raffaella Paita quando sottolinea i rischi del...

Pubblicato da Ettore Rosato su Venerdì 9 aprile 2021

 "Ha ragione la Presidente della Commissione Trasporti della Camera Raffaella Paita quando sottolinea i rischi del populismo nella questione Autostrade". Lo scrive in un post su Facebook il presidente di Italia Viva Ettore Rosato, che spiega "La proposta, legittima, di Florentino Perez (che ha fatto un'offerta per l'acquisizione della totalità del capitale) sarebbe quella di dar vita ad una sorta di polo europeo delle infrastrutture, evidentemente non più con proprietà italiana". "Paradossale che un nostro investimento strategico italiano passi in mano spagnola dopo che, per ben 2 governi (Conte 1 e Conte 2), si è deciso deliberatamente di non assumere alcuna decisione, di procrastinare a data da destinarsi, di fare sulla questione solo campagna elettorale, conferenze stampa e annunci. Uno dei tanti problemi che - sottolinea il vicepresidente della Camera - riaffiora da sotto il tappeto. Ora, sarebbe bene che il governo facesse una riflessione approfondita, rapida e poco ideologica su queste scelte fondamentali per il futuro infrastrutturale del nostro Paese", conclude.

La manifestazione di interesse del gruppo di costruzioni spagnolo del miliardario Florentino Perez, arrivata ieri con una lettera ad Atlantia, è stata oggi formalizzata alla Consob iberica. Acs conferma di aver espresso al cda della holding italiana, con cui è partner in Abertis (Atlantia possiede il 50% più uno e Acs il resto), l'interesse a partecipare, "insieme ad altri potenziali investitori, tra cui Cassa Depositi e Prestiti", alla possibile acquisizione della quota di Atlantia in Aspi, "con un valore indicativo dell'azienda, considerati i dati pubblici disponibili, tra 9.000 e 10.000 milioni".

La mossa di Perez, arrivata con tempismo perfetto proprio nel giorno in cui il board di Atlantia avrebbe dovuto fare una prima valutazione dell'offerta vincolante del consorzio di Cdp insieme ai fondi Blackstone e Macquarie, rimescola un puzzle molto complesso che si stava cercando di comporre da 8 mesi e mezzo tra esclusive, rinvii, stalli, offerte bocciate e progetti di scissione naufragati. Sull'entrata in scena di Acs, che si dice anche favorevole all'ingresso di Cdp, nessuna reazione da Cassa, che resterebbe focalizzata sulla propria offerta insieme ai fondi. Offerta che è vincolante, frutto di mesi di trattative e di approfondita due diligence, e fissa a 9,1 miliardi il prezzo per il 100% di Aspi, valutando in circa 870 milioni le garanzie per i danni indiretti legati al Morandi, e ipotizza circa 400 milioni di rimborsi Covid.

Di fronte agli ultimi sviluppi, prende tempo Atlantia (che sull'interesse degli spagnoli arriva a guadagnare oltre il 3%, per poi chiudere a +0,61%), il cui board tornerà a riunirsi "nei prossimi giorni" (non è escluso che una riunione possa tenersi già la prossima settimana) per decidere sul da farsi. Finora il percorso tracciato era la valutazione dell'offerta di Cdp in cda e poi il voto in assemblea (su cui, si fa notare, c'è ora il rischio che il voto di Edizione e Crt - come accaduto al voto sulla scissione - possa non bastare). Ora c'è da capire se si deciderà di attendere che l'interesse di Perez evolva in un'offerta vera e propria. Quello che è certo è che i tempi rischiano di allungarsi.

"In relazione alla premanifestazione di interesse comunicata dal gruppo spagnolo Acs per Aspi, il governo italiano dovrebbe al più presto inviare un messaggio definitivo: nessuna disponibilità a rinunciare al controllo pubblico, tramite CDP, della gestione di un cosi ampio monopolio naturale, i 3000 km di autostrade ancora in concessione alla controllata di Atlantia. Sarebbe incomprensibile prima puntare ad acquisire la gestione dai Benetton per poi rinunciare per lasciarla in mano alla holding di Costantino Perez". Lo afferma il deputato di LeU Stefano Fassina. "Oppure, sarebbe un raggiro se Acs pagasse Aspi con le azioni di Abertis, la società di cui Atlantia possiede il 50%. La questione su Atlantia non è morale, ma economica", prosegue Fassina. "Non ci sono gestori privati cattivi e gestori privati buoni. C'è un dato di realtà: i privati nella gestione dei monopoli naturali aumentano le tariffe e minimizzano gli investimenti per mietere rendite. Il governo si affretti a concludere l'acquisto di Aspi senza modificare un'offerta sin troppo generosa", conclude il deputato di LeU.