Autostrade, Atlantia dà 7 giorni a Cdp per migliorare l'offerta, la lettera di Perez: "Faremo offerta vincolante e allineata a Cdp"

Il board «ha deliberato di riconvocarsi prima del 23 aprile per esaminare i contenuti dell'offerta al fine di rappresentare compiutamente il contesto di riferimento, i contenuti dell'operazione, le proprie valutazioni sulla congruità dell'offerta e gli eventuali scenari alternativi»

ROMA. Un’altra settimana di tempo a Cdp e ai fondi Blackstone e Macquarie per definire la loro offerta e ritoccare il prezzo. Questa la decisione uscita ieri dal cda di Atlantia, che ha comunque deliberato di convocare entro il 28 maggio 2021 l'assemblea dei soci per l'esame della binding offer per l'acquisto dell'88% di Autostrade. In questo modo, dice la nota della holding delle infrastrutture controllata da edizione dei Benetton, il consiglio potrà «valutare eventuali modifiche all'offerta che il consorzio dovesse sottoporre nel frattempo alla luce delle richieste di miglioramento avanzate da Atlantia».

In ogni caso, si precisa, «solamente a valle della pronuncia assembleare sull'offerta - e comunque entro il 28 maggio 2021, attuale termine di validità dell'offerta a seguito della convocazione - il consiglio si riunirà per assumere le proprie determinazioni finali in merito».

Benché consapevole che lafaccenda sia «di competenza del cda, l'eccezionalità della vicenda, la rilevanza dell'asset che sarebbe oggetto di dismissione, l'auspicio formulato da alcuni azionisti in tal senso, hanno indotto il consiglio a convocare l'assemblea al fine di acquisire l'orientamento dei propri azionisti al riguardo» afferma ancora la nota. Proprio per questo motivo, il consiglio ha ritenuto«sulla scorta di autorevoli pareri legali» che la sede più idonea per la valutazione dei soci fosse «l'assemblea ordinaria».

Se questa è l’ufficialità, dietro c’è tutta la struttura del negoziato. Cdp e i fondi devono ritoccare l’offerta da 9,1 miliardi di euro, al lordo di 870 milioni di indemnities. L’aggiustamento verso l’alto è relativo ai cosiddetti ristori sul traffico perso a causa del Covid e quantificato secondo varie fonti in 400 milioni di euro. Una cifra, afferma un fonte vicina alla vicenda, che per ora è scritta sull’acqua.

In quanto non esiste al momento nessun gancio giuridico che dia una qualche forma di garanzia a questo ammontare, e che possa quindi essere inserita nelle clausole contrattuali che regolano l’offerta vincolante. Il problema è tecnico, gli advisor che hanno stimato il valore di Autostrade hanno messo il limite minimo di valorizzazione di mercato a 9,5 miliardi (i 400 milioni che mancano all’offerta di Cdp e dei fondi per l’appunto). Se andasse in assemblea con una valorizzazione a 9,1 miliardi il rischio di contenziosi legali da parte dei soci non allineati alla cessione a Cassa sarebbe elevato. Ricordando anche che in assemblea ordinaria si passa con la maggioranza assoluta, il 50% più 1 del capitale rappresentato.

In tale contesto si inserisce l’interesse di Acs e di Florentino Perez che è tornato con una seconda lettera a manifestare interesse per Aspi. Riferisce Bloomberg che la società spagnola punta ad «integrare» Aspi per costruire un player a livello globale e cerca un accordo sotto «una leadership italiana».

Da quel che risulta nella sua lettera Perez ha manifestato l’intenzione di formulare un’offerta vincolante totalmente allineata con Cdp e intende farlo in un tempo ragionevole. La lettura che ne deriva è che il presidente del Real Madrid non intenda fare il “guastatore” della cordata formata da Cassa più i fondi, ma poiché la situazione tra i pretendenti di Aspi sembra un po’ traballante Acs si starebbe proponendo come “backup” nel caso in cui i fondi uscissero di scena.

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