Con la Piattaforma il salto di Trieste: snodo continentale fra mare e rotaie

La grande opera portuale controllata dai tedeschi di Hhla tassello strategico di una ramificata rete su scala europea

TRIESTE. La storia della Piattaforma logistica del Porto di Trieste comincia sabato 20 marzo. Ci sono voluti vent’anni di discussioni, finanziamenti pubblici attesi e rimandati, gare d’appalto, ricorsi al Tar e un percorso di realizzazione non sempre facile, ma da un mese l’infrastruttura accoglie ogni sabato un traghetto carico di rimorchi dalla Turchia.

È il primo tassello di ciò che i tedeschi di Hamburgher Hafen und Logistik AG contano di sviluppare nei prossimi anni sul proprio affaccio adriatico: la movimentazione delle merci potrà ora crescere, seppure in tempi di pandemia, andando di pari passo alla riconversione dell’adiacente Ferriera di Servola.

Hhla Plt Italy

La Piattaforma è data in concessione alla società Hhla Plt Italy, creata a gennaio dopo l’aumento di capitale da 12,8 milioni con cui Amburgo ha assunto il 50,01% delle quote, lasciando la minoranza alle realtà che nel 2014 si sono incaricate di realizzare l’opera: la storica compagnia di spedizioni Francesco Parisi, il costruttore friulano Vittorio Petrucco con la sua Icop e l’Interporto di Bologna, che hanno trasformato un’impresa locale in una realtà globale.

L’arrivo dei tedeschi di Hhla è stato definito un anno fa e annunciato a settembre, quando l’allora ministro dello Sviluppo economico Strefano Patuanelli sottolineò che l’intesa era vista dal governo come l’ancoraggio delle infrastrutture strategiche del porto di Trieste a un accordo di cooperazione tutto europeo, gradito agli Stati Uniti perché alternativo alla trattativa che per anni Plt aveva condotto con China Merchants Port Holdings.

Bentornata Mitteleuropa

Ora la compagine è a guida tedesca. Hhla è il principale terminalista del porto di Amburgo e ha esperienza nella gestione di moli container fuori dalla Germania (Odessa e Tallin). Con Trieste è arrivata la prima succursale sul Mediterraneo, ma l’interesse per l’operazione è tale che la ceo Angela Titzrath ha scelto di tenere per sé la presidenza della controllata triestina, lasciando le deleghe operative a Philip Sweens.

I tedeschi trattano intanto con i connazionali di Eurokai (porto di Brema) la creazione del più grande attore europeo della logistica portuale, ma sono pure alle prese con le difficoltà che il cambiamento climatico sta creando alla navigazione fluviale negli scali del Nord Europa. Trieste rappresenta la possibilità di differenziare le vie d’accesso al cuore del continente e ad un sistema manifatturiero sempre più radicato in Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Grazie al processo d’integrazione europea e alla presenza sempre più attiva di protagonisti tedeschi e austriaci, Trieste sta ritrovando quel legame col retroterra mitteleuropeo, che fece le fortune del porto ai tempi dell’Impero asburgico. Torna un valore la collocazione geografica altoadriatica, che accorcia di 4-5 giorni il viaggio delle portacontainer che partono dal Far East e passano da Suez: con le risorse messe da Hhla e una rete ferroviaria efficiente (sul cui raddoppio Rfi e Autorità portuale stanno investendo 200 milioni), la piccola Trieste può tentare di fare un po’ di concorrenza ai giganteschi porti tedeschi, belgi e olandesi.

La prima nave

A fine marzo Hhla Plt Italy ha dato il via alle attività con l’attracco dell’Ulusoy-14, traghetto dell’omonima Ulusoy Sealines, che trent’anni fa ha aperto la via dell’autostrada del mare a Trieste e che ha deciso di aumentare le sue toccate. I turchi già sbarcano i rimorchi al proprio terminal triestino Timt, insufficiente per l’incremento dei volumi movimentati da e per Çeşme.

È un cambio di paradigma per il porto triestino: operatori vicini e un tempo rivali collaborano tra loro. La nascita di Plt diventa occasione non per litigarsi l’esistente, ma per aumentare la portata dei traffici. La priorità di Hhla è far ora decollare il terminal. La compagnia sta trattando l’arrivo di altri armatori ro-ro, ha installato due gru che consentiranno di scaricare i container e sta per attivare il fascio di binari che permetterà di formare sul posto due convogli ferroviari alla volta caricati con rimorchi e container.

È probabile che in futuro Hhla decida di servirsi anche a Trieste della controllata Metrans, che ha messo in piedi una ramificata rete europea di collegamenti su ferro. Per i tedeschi i treni sono il mezzo più veloce per portare le merci nell’hinterland, ma sono anche uno strumento insostituibile per l’abbattimento delle emissioni, che per Hhla rappresenta un obiettivo centrale nel proprio modello di sviluppo.

Fra dieci anni

Il Covid consiglia di non fare previsioni sui traffici che la Piattaforma movimenterà nel 2021. Il terminal ha ad ogni modo la capacità di movimentare in un anno 50 mila rimorchi e 120 mila teu, per quanto riguarda i container. Sono questi ultimi il core business di Hhla, che è venuta a Trieste per fare della Piattaforma logistica la base da cui costruire il Molo VIII, che diventerebbe la seconda e più grande banchina container dello scalo.

L’investimento complessivo sfiora il miliardo: Amburgo si concentrerà per prima cosa sulla creazione del terminal intermodale che nascerà al posto dell’area a caldo della Ferriera, per un costo fra 200 e 300 milioni.
L’Accordo di programma è stato firmato da un anno e la demolizione dell’impianto prosegue a grande velocità, anche se continuano a mancare le autorizzazioni ministeriali per la creazione dei nuovi piazzali e per il percorso di sdemanializzazione, che porterà i tedeschi ad acquistare una parte delle aree finora utilizzate dal gruppo Arvedi. —

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