Levorato: «Etra, utile record di 10 milioni. Possiamo crescere anche senza fusioni»

Andrea Levorato, presidente del consiglio di gestione di Etra

Il presidente del consiglio di gestione della multiutility: «La revisione della governance duale all’esame dei sindaci»

PADOVA. Dalla corsa alle aggregazioni alla crescita per linee interne. Il settore delle multiutility pare essere attraversato da un nuovo corso. Non è più tempo di fusioni, ha evidenziato Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A in una recente intervista al Sole-24 Ore. Troppe le energie da spendere per cercare di creare consenso intorno alle aggregazioni, troppo incerto l’esito finale. «Ma Etra può crescere anche per linee interne» ribatte Andrea Levorato, presidente del consiglio di gestione di Energia Territorio Risorse Ambientali (Etra).

La multiutility ha sede legale a Bassano e sede amministrativa a Cittadella, ed è attiva nelle gestioni del servizio idrico integrato e dei rifiuti controllata da 70 Comuni dall’Altopiano di Asiago ai Colli Euganei, comprendendo l’area del Bassanese, l’Alta Padovana e la cintura urbana di Padova.

La strada delle aggregazioni sembrava obbligata fino a due anni fa, e invece?

«Le fusioni hanno senso se sono funzionali a migliorare i servizi e a incrementare l’efficienza e gli investimenti ma anche se queste sono sentite come necessarie dal territorio rappresentato, per quanto riguarda Etra, da 70 sindaci che appartengono a due diverse province, ovvero Padova e Vicenza».

Quindi autonomia assicurata verrebbe da dire.

«Siamo pronti a valutare tutte le opportunità ma la decisione va poi portata all’attenzione dei soci. In questi anni Etra si è irrobustita, il patrimonio netto ora sfiora i 200 milioni di euro».

Quali linee di crescita autonome vede?

«L’ambito di attività di Etra è legato ai servizi idrico e ambientale, due linee sottoposte a regolazione nazionale. Non presidiamo, se non in modo marginale, il settore dell’energia: oggi potrebbe diventare un’opportunità, anche alla luce del fatto che nell’era della transizione ecologica questo settore assume una rilevanza strategica. Dal rifiuto domestico riusciamo già a produrre biometano che alimenta i nostri impianti più energivori. Sicuramente questa capacità va ampliata, arrivando a produrre biometano per autotrazione e facendo in modo che i nostri mezzi possono essere alimentari dal rifiuto domestico. Ma non solo, energia elettrica può essere prodotta anche dagli impianti fognari. Servono risorse, ma dal Recovery plan dovrebbero arrivare».

Il depuratore di Etra a Bassano del Grappa

A fine mese il consiglio di sorveglianza è chiamato ad approvare il bilancio 2020, che anno è stato?

«Importante, per la prova volta l’utile è arrivato ai 10 milioni di euro. Questo risultato è stato ottenuto anche modificando il conto economico, inserendo nella parte degli ammortamenti le immobilizzazioni materiali per i lavori interni. Significa che gli investimenti fatti per mettere in sicurezza le condotte, impegno che consente di risparmiare per esempio sull’annoso problema delle perdite d’acqua, sono considerati ammortamenti, e non spese vive. Nonostante il Covid, abbiamo investito 56 milioni di euro al netto dell’operazione Sistema acquedottistico del Veneto centrale conclusa a fine 2020 per altri 53 milioni. In totale parliamo quindi di 109 milioni, una cifra record per Etra. Il rapporto posizione finanziaria netta su Ebitda è all’1,67 e la solidità patrimoniale, come rapporto tra posizione finanziaria netta e patrimonio netto, è allo 0,25. Questo ci permette di poter avere credito a tassi bassi».

Etra è spesso al centro di notizie di carattere giudiziario, perché?

«In questi ultimi anni il principio della legalità non è rimasto sulla carta, ma è stato tradotto in un regolamento anticorruzione applicato in ogni ambito lavorativo, dai rapporti tra il personale alle forniture al servizio offerto. Quando si amministra qualcosa di pubblico bisogna alzare l’asticella, ne è valsa la pena».

È ancora attuale la vostra governance duale?

«Il sistema ha consento a questa società di potersi affermare in un territorio variegato, ma oggi potrebbe aver raggiunto il suo limite. I sindaci soci ci stanno ragionando».

Con fine mese scadono i mandati dei due consigli...

«Tutto è rimesso alla volontà dei sindaci, che in rappresentanza dei loro Comuni e dei loro cittadini, sono i soci titolari dell’azienda. La crescita della società sta nei numeri, il mio mandato è a disposizione dei sindaci». —

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