In Veneto investimenti pro-capite nella rete idrica tra i più alti in Europa

Viveracqua, il consorzio dei 12 gestori idrici a totale proprietà pubblica del Veneto, compie 10 anni. Un sistema che nel 2020 ha investito 357 milioni di euro in acquedotti, depuratori e fognature, con una spesa media pro-capite di 77 euro per abitante

Compie 10 anni Viveracqua, il consorzio dei 12 gestori idrici a totale proprietà pubblica del Veneto. Un sistema che nel 2020 ha investito 357 milioni di euro in acquedotti, depuratori e fognature, con una spesa media pro-capite di 77 euro per abitante. “Un risultato che pone il Veneto ai livelli dei Paesi europei più avanzati in quanto a gestione della risorsa acqua”, osserva una nota di Viveracqua. L’investimento pro-capite medio nazionale italiano nel 2019 era stato di 46 euro per abitante.

Il Veneto e il Nordest si situano tra le aree d’Italia con la migliore efficienza nella gestione delle reti idriche. Nella penisola il livello non è omogeneo con criticità soprattutto al Centro Sud. Ma gli investimenti italiani sono in crescita, come evidenzia il Blue Book di Fondazione Utilitatis presentato al recente Festival dell’acqua organizzato da Utilitalia, la Federazione nazionale delle imprese idriche, ambientali ed energetiche. Nel 2019 sono cresciuti del 17% rispetto al 2017 raggiungendo i 46 euro pro-capite, con interventi soprattutto per la riduzione delle perdite di rete (25% del totale degli investimenti programmati), la depurazione (20%) e l’adeguamento del sistema fognario (15%).

In questa prospettiva fa ben sperare il Piano nazionale Pnrr, che destina 4,38 miliardi di euro per misure volte alla gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo e il miglioramento della qualità ambientale delle acque interne e marittime. “Ma le risorse stanziate devono essere accompagnate da alcune riforme”, afferma Michaela Castelli, presidente di Utilitalia, “occorre agire rapidamente sulla governance favorendo la presenza di operatori industriali al Sud”.

Sul rischio degli intoppi burocratici si esprime Mario Bodini, Ceo di Sideridraulic Spa, società specializzata in tecnologie per il trattamento di acque comunali e industriali, che in Italia interviene in vari progetti di costruzione ex novo o ampliamento e adeguamento di depuratori, tra cui in Veneto quello di Arzignano per l’adeguamento della linea fanghi del distretto conciario, e in Friuli quello di Staranzano: “Criteri fondamentali per la valutazione di questo tipo di progetti sono sostenibilità, risparmio energetico, qualità dei materiali. Ma siccome per queste opere sono previsti appalti integrati, quindi con la progettazione esecutiva in capo ai contractor e l’iter autorizzativo gestito dalle stazioni appaltanti si avvia post gara, c’è timore che si possano dilatare i tempi e che non si riesca a portarli a termine nei termini previsti per accedere ai finanziamenti europei”.
In Veneto e Friuli occidentale, dove operano i 12 gestori idrici aderenti a Viveracqua, l’investimento medio pro-capite intanto è salito a 77 euro. Nato a giugno 2011 per iniziativa di Acque Veronesi e Acque Vicentine (oggi Viacqua), Viveracqua svolge la funzione di coordinamento e di centrale unica di committenza per le attività industriali, operative e finanziarie di grande portata. Obiettivi fondamentali: efficienza operativa, tutela della risorsa idrica e salvaguardia ambientale ai diversi territori serviti. Fanno parte del consorzio, oltre ai due fondatori, Acque del Chiampo, Medio Chiampo, Acque Venete, Ags Azienda Gardesana Servizi, Alto Trevigiano Servizi, Etra, Bim Gsp, Lta Livenza Tagliamento Acque, Piave Servizi, Veritas. Totale rete idrica di 46.938 km e rete fognaria di 21.277 km, 2140 fonti di prelievo tra sorgenti e falde, 356 milioni di metri cubi di acqua potabile erogata, 470 milioni di metri cubi di acque reflue trattate ogni anno in 1142 impianti.

“Nei suoi primi dieci anni di attività Viveracqua ha dimostrato di rappresentare a vario titolo un modello virtuoso”, sottolinea la presidente Monica Manto. “Una soluzione concreta, partita dal basso, a un interrogativo condiviso dai gestori idrici pubblici del Veneto, da cui il via al progetto della consortile: come riuscire a raggiungere grandi dimensioni e una gestione di tipo industriale del servizio idrico, come richiesto dalla normativa e suggerito dalle esigenze dei cittadini, mantenendo però un legame stretto con il territorio? La sfida è stata vinta e da dieci anni a questa parte si rinnova nel lavoro quotidiano delle aziende aderenti a Viveracqua, al servizio di quasi cinque milioni di utenti che risiedono in 580 Comuni tra Veneto e Friuli Venezia Giulia”.

Tra le aree di attività del consorzio ci sono la rete di laboratori per l’analisi della qualità dell’acqua erogata ViveracquaLab, il progetto europeo di contatori intelligenti Smart.Met da 4,3 milioni di euro, la Centrale Unica di Committenza che nel 2020 ha bandito gare d’appalto per un valore di 730 milioni di euro, la finanza con le tre emissioni di bond Viveracqua Hydrobond dal 2014 al 2020 con cui sono stati raccolti oltre 400 milioni di euro dalla Banca Europea degli Investimenti.