L’export traina la volata del Nordest, ma i costi della logistica quintuplicano

Aumenti dei noli marittimi sulle tratte tra Italia e Cina Riello: «Aumento materie prime e container introvabili, costretti a ridurre del 50 per cento la nostra capacità produttiva»

PADOVA. L'export del Nordest continua a tirare la volata alla ripresa ma l'aumento vertiginoso dei costi della logistica e dei noli marittimi, anche quintuplicati su certe tratte (principalmente quelle tra Cina e Italia), rischia di mettere un'ipoteca sul futuro dell'economia.

Uno dei pilastri della forza del Nordest sta nella sua capacità di esportare nel mondo i suoi prodotti. Ed in termini di logistica, le grandi piattaforme presenti sul territorio vivono, in molti casi, gli effetti di una bilancia commerciale che per il Triveneto è storicamente in positivo.

Secondo gli ultimi dati Istat relativi all'area nel primo trimestre 2021, questo fenomeno risulta evidente: le esportazioni valevano complessivamente poco meno di 38,4 miliardi di euro, le importazioni poco più di 25,8 miliardi con un incremento delle prime sia sul 2020 (a quota 36,7 miliardi) che sul 2019 (37,8 miliardi).

L'Interporto di Padova, di Verona e Pordenone, il Porto di Trieste e quello di Venezia, ciascuno con le sue peculiarità, registrano dati mediamente positivi durante i primi sei mesi di quest'anno. Un esempio è quello di Interporto di Padova, attivo nei servizi intermodali ferro-gomma-nave tra il Nordest e gli scali marittimi principalmente dell'Alto Tirreno e del Mare del Nord. Qui i volumi di crescita dei Teu movimentati (l'unità di misura dei container) nei primi 6 mesi dell'anno sfiora il 30% rispetto ad un 2020 chiuso a 360 mila Teu movimentati (+13,75% sul 2019).

Pressoché tutti in positivo anche gli indicatori del porto di Trieste: nei primi 6 mesi del 2021 i treni movimentati sono stati 4.657, pari ad un incremento del +19,47% rispetto allo stesso periodo del 2020. Tra le singole categorie merceologiche, cresce molto il comparto Ro-Ro (+38,87%), mentre è in lieve decremento il settore container.

Un -2,29% imputabile al numero di Teu vuoti (-22,56%) a fronte dell’incremento dei Teu pieni (+3,67%). Il Porto di Trieste stima, però, che il trend di crescita del secondo trimestre (+16,42%) porterà a breve a un recupero dei volumi di traffico sui livelli precedenti alla crisi. E tuttavia non sono pochi coloro che vedono nubi all'orizzonte: a dare conto di una situazione potenzialmente esplosiva è Giordano Riello della Giordano Riello International Group.

«La situazione produttiva in Italia ed Europa è drammatica» dice. «Lo è non per la mancanza di lavoro o di ordinativi ma per lo schizofrenico comportamento delle materie prime e dei costi di trasporto. Da una parte abbiamo la completa mancanza di componenti di ogni tipo, dall’altra container introvabili se non a prezzi raddoppiati o triplicati. Nella migliore delle situazioni ci troviamo costretti a ridurre del 50% la nostra capacità produttiva. Nelle situazioni più difficili e complesse dobbiamo bloccare intere linee di prodotto. Tutto questo in un 2021 che potrebbe essere, in termini di portafoglio, il miglior anno della storia di tante aziende».

Le cause dei due fenomeni, sia quello dell'aumento delle materie prime che quello relativo al costo dei noli marittimi (cresciuti esponenzialmente a differenza delle tratte di terra, su gomma e su rotaia) vanno individuate in parte anche nel Covid 19. Per semplificare quanto accaduto possiamo dire che una repentina riduzione della domanda, causa Pandemia, ha spinto l'offerta ad adeguarsi rapidamente e ha dato l'opportunità a chi si è organizzato in modo da potere controllare l'offerta di tenere controllati il livelli di quest'ultima anche a seguito della ripresa.

La conseguenza è stata un incremento dei costi degli uni e degli altri. Un fenomeno di estrema complessità quello specifico dei noli marittimi che ha visto le associazioni degli spedizionieri portare le proprie istanze nelle sedi internazionali ed europee competenti. «Abbiamo chiesto, per ora senza risultati, un intervento deciso delle autorità internazionali e ed europee sull'aumento dei costi dei noli» spiega Andrea Scarpa, vicepresidente nazionale con delega allo shipping di Fedespedi e presidente di Assosped Venezia.

«Dopo anni di concorrenza selvaggia fatta di prezzi sempre più bassi e navi sempre più grandi (quella che ha bloccato il canale di Suez portava oltre 20 mila Teu), le compagnie di navigazione internazionale, circa una quindicina, si sono costituite, più o meno 4 anni fa, in 3 grandi alleanze: la Ocean Alliance, la The Alliance e 2M. Una scelta figlia delle oggettive difficoltà in cui le compagnie versavano dopo un decennio di concorrenza al ribasso che ne aveva minato i bilanci.

Fino all'inizio della Pandemia queste aggregazioni avevano prodotto solo blandi risultati positivi per le compagnie e nulla più. Ora però le cose sono molto diverse: i prezzi sono alle stelle, i container sono introvabili e non ci sono prospettive di normalizzazione.

In questo contesto i nostri clienti, soprattutto quelli che lavorano con merci a basso valore aggiunto, iniziano a rinunciare alle tratte mentre molti altri faticano a trovare container per le proprie spedizioni. Non sappiamo quali possano essere le conseguenze sul medio periodo di tutto ciò ma il disagio è evidente e sta crescendo ogni giorno».